Che cosa saremmo…? – PODCAST n.28



Vivo su questo pianeta. Respiro quest’aria. Come tutti voi.
Sono nato in un pezzo di pianeta che qualcuno che non conosco, un secolo e mezzo fa, ha delimitato e chiamato Italia. Quindi ho dei documenti che dicono che sono italiano. Ma a pensarci bene non significa un cazzo.
Guardi gli altri paesi e vedi usi e costumi diversi, quindi ti sembrano diversi loro. Poi ci pensi e vedi che ci sono differenze ovunque, se le sai vedere, e spesso ci sono più differenze fra te e tuo zio che fra te e un cileno. Pensa a quante differenze ci sono tra te e il politico che detesti. Eppure siete italiani, no? Pensa alle differenze in termini di abitudini, di cultura, di principi morali… eppure sui documenti avete scritto la stessa cosa.
Allora capisci che non siamo diversi, siamo sottoposti ad ambienti diversi, ambienti artificiali creati da bolle immaginarie fatte di cultura, leggi, abitudini, tradizioni, credenze. Perché lo sapete che queste cose non esistono, vero? Sono vere quanto è vero babbo natale. Quello che non esiste non dovrebbe spaventarci, non dovrebbe essere pericoloso, ma la cosa brutta è che quando ci credi diventa tutto molto reale e così queste sciocchezze diventano importanti. Quando inizi a perdere la bussola, e cristo se noi l’abbiamo persa, allora ti attacchi a cose insensate pur di sentirti qualcosa, qualcuno, avere uno scopo. Se non ci fossimo persi non esisterebbero queste stronzate, non avremmo bisogno di vederci riflessi in cose che non esistono, insensate e pericolose perché il più delle volte ci sono calate dall’alto per controllarci esattamente come si fa col bestiame.
E’ come guardare prima dei cani randagi che si muovono liberi in branco senza problemi e poi posare gli occhi su due chihuahua al guinzaglio che si vogliono sbranare. Individui che non sanno più comunicare tra loro, addomesticati all’obbedienza, alla difesa delle loro catene. Siamo diventati animali domestici che si uccidono per il colore del loro guinzaglio.

Abbiamo scambiato il modo in cui viviamo per quello che siamo. E questo errore lo facciamo nelle piccole e nelle grandi cose. Ci guardiamo allo specchio e non vediamo più esseri umani, vediamo disoccupati o lavoratori, manager o senzatetto, cristiani o musulmani, gay o etero, normale o diverso, maschio o femmina.
Abbiamo scambiato le appendici che usiamo per sopravvivere in questa società o le etichette che ci appicchiamo addosso per quello che siamo come specie: non sappiamo vederci senza un lavoro perché ci sentiremmo inutili, senza le parole perché le scambiamo coi pensieri, senza l’intrattenimento perché lo scambiamo per esperienza, senza la cultura perché la scambiamo per conoscenza.
D’altronde cosa sarebbe il cane senza la ciotola? Senza il veterinario? Senza il comando del padrone? Senza il guinzaglio? Sarebbe rimasto solo un lupo.