La “verità” sui migranti



Uno sguardo serio e approfondito sul fenomeno migratorio e le sue cause. L’analisi di una situazione che, soprattutto mediaticamente, sta sfuggendo di mano ma soprattutto sta creando le condizioni ideali per la lenta ed inesorabile soppressione dell’empatia e dell’umanità.

Finalmente grazie ad un giovane blogger di nome Luca Donadel ora sappiamo la verità sui migranti! Come? Non lo sapete? Il suo video sta spopolando in rete ed è finito persino in tv. In questo illuminante video intitolato proprio “La verità sui migranti” si svelano dei segreti scioccanti sulla migrazione.

 In particolare questi:

– Sui migranti c’è un business.
– Li andiamo a prendere vicino alle coste libiche.
– Muoiono sempre più persone con le migrazioni.
– Sono clandestini, o meglio CLAN DES TI NI (come dice lui).

 

Notizie bomba, no? Tutte queste preziosissime informazioni ovviamente ci sono servite su una bella premessa lavamani tipo “al di là di slogan di destra e di sinistra” salvo poi pubblicizzare, con addirittura un link ad Amazon per l’acquisto, un libro di Mario Giordano, uno dei tanti giornalai che si sono fatti belli nel salotti dei talk show con facili invettive contro gli sprechi italiani. Ex direttore di Studio Aperto, ex direttore de Il Giornale, attuale direttore del TG4 e fondatore del quotidiano “La Verità” con… Maurizio Belpietro cioè il conduttore di “Dalla vostra parte” un programma di Rete4 di costante propaganda anti-migranti. Non esattamente un curriculum super partes.

Però è vero, in quel video non ci sono slogan, c’è solo una gran quantità di approssimazioni, dati piegati ai propri scopi e propaganda “classi-razzista”: un neologismo che mi sono appena permesso di inventare e il cui significato verrà chiarito in seguito.

E insomma, portando queste perle, il nostro giovane amico si chiede: “Se sempre più persone muoiono, se c’è qualcuno che ci mangia, se li andiamo a prendere in Libia e sono clan-des-ti-ni… beh qualcosa non torna no?”

 

Partiamo con ordine.

 

Sulla migrazione c’è un business:

La prima risposta che mi viene in mente senza autocensurarmi è un sincerissimo: “Beh grazie al cazzo!”. S’era scoperto da parecchio tempo. Questo, cosa dovrebbe portare al dialogo? Ci sono cosche mafiose che guadagnano sugli ospedali e sui malati, c’è chi specula sull’edilizia, sulle adozioni, sui canili, sulle ricostruzioni dopo terremoti. Su tutte le disgrazie c’è una speculazione. Quindi? Fermiamo tutto quello su cui si può speculare? Smettiamo di curare la gente, di dare in adozione gli orfani, di ridare una casa a chi l’ha persa…? Che argomentazione è?

Le persone muoiono e soffrono migrando, le persone muoiono e soffrono nei paesi da cui partono, le persone muoiono e soffrono nei centri di detenzione sia in Italia che in Libia, le persone soffrono e muoiono quando sfruttate e sottopagate dal lavoro nero. La speculazione sulla loro pelle, cioè sulla pelle degli ultimi, è continua e c’è sempre stata. Sarebbe carino se queste argomentazioni fossero usate per difendere gli ultimi, non come scusa per farli soffrire e morire comunque, ma non qui.

Li andiamo a prendere:

Il ragazzo del video ci dice che i titoli delle notizie dei salvataggi dei migranti riportano che sono stati salvati nel canale di Sicilia quando, in realtà, molte operazioni avvengono al limite delle acque territoriali libiche.
Evidentemente il suo video insinua che, se c’è questa palese mistificazione, ci sarà interesse a far credere agli italiani che salviamo i migranti in un punto più vicino all’Italia rispetto alla realtà.
Per dimostrare questa cosa il ragazzo mostra i tracciati delle navi utilizzate dalle ONG per salvare i migranti.

Per ottenere queste preziosissime informazioni egli ha speso, lo dice lui stesso, 400 euro in un programma di tracciamento delle navi online.

E’ vero: molte operazioni di salvataggio avvengono al limite delle acque territoriali libiche. Ci sono almeno un paio di cose ridicole però da sottolineare:

1) Il Canale di Sicilia è specificatamente il tratto di mare tra la Sicilia e la Tunisia, ma su una qualunque enciclopedia per “Canale di Sicilia” si fa riferimento genericamente al tratto di mare che divide la Sicilia dall’Africa. Quindi, le notizie a cui fa riferimento il ragazzo che parlano di salvataggi nel canale di Sicilia quando questi sono avvenuti al limite delle acque territoriali libiche, cioè sempre tra la Sicilia e l’Africa, non possono certo definirsi “fake news” come le chiama lui, addirittura affermando che sono di carattere mendace, si tratta in realtà più che altro di una approssimazione. Classici esempi di fake news sono piuttosto notizie completamente inventate come: “Immigrato stupra una bambina di 7 anni. Il padre gli taglia le palle e gliele fa ingoiare”, oppure: “Immigrati distruggono un’auto dei carabinieri”, oppure: “Milano. Convento ospita migranti: sette suore incinte”. Tutti titoli che non mi sto inventando adesso, ma sono titoli di notizie false trovate davvero in rete con decine di migliaia di condivisioni. Ed è un elenco che potrei continuare a lungo.

2) La cosa davvero più assurda è che basta fare una ricerca su Google per trovare altrettante notizie in cui si riporta chiaramente, anche nel titolo, di migranti salvati al largo delle coste libiche, senza alcun mistero. Aggiungiamo anche che le notizie di migranti salvati al largo delle coste libiche, sono state ampiamente coperte anche sui tg, su altri blog, su fonti indipendenti. Quindi, questo genio della comunicazione dichiara di aver speso 400 euro per verificare una cosa per cui bastava una ricerca di 5 minuti e che non è affatto segreta. Addirittura nel video si invita ad una raccolta fondi per continuare a pagare questo servizio inutile. Davvero i miei complimenti!

Ma basterebbe anche la logica: davvero ci fanno propaganda pro migranti convincendoci che li salviamo più vicini mentre ci sono interi programmi tv, in prima serata, che non fanno altro che sparare a zero sui migranti con titoloni come “immigrati: l’invasione e le minacce”, aizzando intolleranza e odio? Eccerto, non fa una piega!
Senza contare chi sostiene e divulga teorie assurde come il piano Kalergi secondo cui c’è un piano per mischiare il nostro dna e quello straniero per renderci manipolabili (certo, perché ovviamente l’italiano medio calcio e bibbia non si riusciva proprio a piegare se ha il dna puro, vero?). Un delirio insensato che solo una mente razzista e stupida può partorire.
Senza contare tutte le altre bufale come chi sostiene che arrivino solo uomini in salute, che in realtà siano persone agiate e non in difficoltà o che addirittura si arrivi a negare che esistano guerre da cui fuggono. Quindi non si capisce a quale spettacolarizzazione della migrazione si riferisca il ragazzo del video quando è un continuo sputare sui migranti a reti unificate, tra salotti tv in prima serata e un mare di bufale su internet. Davvero vi sembra ancora di stare parlando di argomenti “controcorrente”?

Se per spettacolarizzazione della migrazione invece si fa riferimento alle dichiarazioni di alcuni politici secondo cui i migranti servono (come ha detto più volte Massimo D’Alema o Emma Bonino) o addirittura sono un modello di stile di vita per tutti noi (come ha detto Laura Boldrini), di certo anche queste affermazioni sono strumentali al fomentare il clima d’odio, di intolleranza, e sono partorite non in seno a politici che hanno veramente a cuore le sorti di quegli esseri umani ma, nel migliore dei casi, solo alla loro funzione economica o, nel peggiore, come veri e propri strumenti di propaganda o di innesco di scontri socio-culturali. Proprio in questi giorni il presidente del consiglio dei ministri Gentiloni, assieme al ministro degli interni Minniti, sta studiando un accordo con la Libia per gestire i flussi migratori affinché non siano più selvaggi ma REGOLARI. Ovviamente nemmeno loro mettono sul tavolo i problemi che spingono queste persone a partire, a loro interessa solo regolarne la quantità, come fossero oggetti inanimati la cui origine è imperscrutabile, o come se si potesse regolare la loro disperazione. Nessuna delle parti in causa vuole veramente aiutare queste persone, vuole veramente capire quali sono i problemi all’origine delle migrazioni. Né chi vuole chiudere le frontiere, né chi vuole un certo tipo di immigrazione, né le parti politiche che fingono di volere aiutare i migranti.

Chi vi sta parlando non vuole certo intendere che la situazione attuale sia auspicabile né che sia quella ideale, è persino assurdo pensare che per qualcuno invece lo possa essere. Quello che sarebbe ideale è che le persone fossero libere. Libere di scegliere se restare nel proprio paese o andarsene, non costrette ad andarsene chissà dove chissà come, né tantomeno costrette a rimanere quando vogliono andarsene. La complessità di questa situazione di certo non si risolverà con l’istituzione di un reato, chiudendo le frontiere o addirittura lasciando affogare le persone dove capita. Il salvataggio dei migranti in questo momento storico quindi non è certo da vedere come una soluzione, ma piuttosto come una necessità u-ma-ni-ta-ria. Per chi non avesse ancora capito: le ONG vanno a prendere i migranti perché sennò i migranti muoiono.

 

Un altro aspetto su cui quel video si sofferma è la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, secondo cui i migranti salvati in acque internazionali dovrebbero essere portati al porto sicuro più vicino e quindi, secondo il ragazzo, un porto della Libia o al limite della Tunisia. Sicuramente i porti in queste due nazioni possono essere più vicini in alcuni casi, ma sono sicuri? Parliamo della Tunisia: è un porto sicuro? Secondo Mokhtar Trifi, presidente della «Lega tunisina per i diritti dell’uomo» no: stiamo parlando di persone che fuggono per chiedere asilo e la Tunisia non ha nemmeno una legge che regoli questo processo. Infatti la giurisprudenza internazionale, precisa il professore Fulvio Vassallo Paleologo, stabilisce che lo sbarco “deve avvenire in un ‘porto sicuro’ anche dal punto di vista del trattamento giuridico che ricevono le persone, e quindi anche in base alla possibilità di richiedere asilo e di ottenere un’accoglienza dignitosa”. Già questo escluderebbe la Tunisia. Ma anche solo pensandoci un secondo, anche senza che ci fosse questa norma, davvero vi sembra normale ed etico salvare delle persone che fuggono per richiedere asilo e portarli in un paese senza procedure per l’asilo? Che usualmente espelle i migranti nell’ultimo paese in cui sono passati, e quindi di solito la Libia o l’Algeria? Ma con quale coraggio si può pensare una cosa simile? In Tunisia i migranti hanno paura delle retate, se vengono beccati finiscono in centri di detenzione in cui nessuna associazione può entrare.

Il porto sicuro sarebbe la Libia? Davvero è necessario argomentare su questo? Sulla situazione sicurezza della Libia nell’era post Gheddafi? Di un paese che non è nemmeno in grado di garantire il rispetto della Convenzione di Ginevra?

Nel Novembre del 2016 l’International Crisis Group, un’organizzazione non governativa che si occupa di conflitti, ha emesso un rapporto molto dettagliato sulla situazione in Libia. E lo scenario è quello di un paese estremamente frantumato ed in piena crisi politica a cui contribuiscono moltissime diverse parti in gioco partendo proprio dalla presenza dei paesi europei e degli Stati Uniti che appoggiano il governo di unità nazionale di Serraj, ma sono concentrati sui propri interessi, poi abbiamo diverse milizie che si contendono territori e potere politico come quelle dell’ISIS (fino a qualche mese fa occupavano la città più importante della Libia), quelle dello stesso Serraj e quelle del generale Khalifa Haftar che controlla la parte orientale del paese e non riconosce l’autorità di Serraj, solo per citarne alcune. Questo sarebbe il porto sicuro per i migranti?! Chi può affermare una cosa simile? Solo chi colpevolmente non si è informato a sufficienza, chi vuole consapevolmente mentire o chi ha perso completamente qualsiasi forma di empatia e non ha in realtà alcun interesse verso le sorti degli esseri umani di cui parliamo.

 

 

Nelle migrazioni muoiono sempre più persone:

E’ vero. I dati mostrati dal ragazzo dicono che ogni anno muoiono sempre più persone nel Mediterraneo. Ma senza sapere quante persone partono non si può sapere se stanno morendo più persone o semplicemente ne muoiono di più perché ne partono di più. Sarebbe come dire che una squadra di calcio sta migliorando perché quest’anno ha vinto 6 gare rispetto alle 5 dell’anno scorso, ma se venissimo a sapere che quest’anno si sono disputate 18 gare mentre l’anno scorso se ne sono giocate solo 5, si evince che l’anno scorso la squadra ha vinto tutte le gare, quest’anno solo 1/3. La squadra non è affatto migliorata. Quindi i dati non basta averli e raccontarli, bisogna anche capirli.

Senza contare che, una volta, quando la migrazione era più “controllata” i migranti morivano direttamente nel deserto e questi non li contava nessuno. Quindi è impossibile fare un calcolo per capire se stiamo salvando più persone o no, di certo smettere di soccorrere chi naufraga in mare non aiuterà a salvarne di più.

L’argomentazione portata dal ragazzo secondo cui ci sono più naufraghi perché, andandoli a salvare vicino alle coste libiche, gli scafisti tendono ad usare mezzi più scarsi è semplicemente un’argomentazione senza basi logiche: se la ragione fosse questa cioè “uso mezzi più scarsi perché tanto mi salvano qui vicino”, significherebbe che possono farlo perché hanno la certezza consolidata dall’esperienza di essere salvati, questo scenario non implicherebbe quindi un aumento di morti. A meno che non si stabilisca che la migrazione è fonte di masochismo e tendenza al suicidio. Citando fonti più certe della logica fallace usata in quel video, la Guardia Costiera Italiana in un rapporto del 2016 identificava le cause di partenze in condizioni peggiori a tre motivi principali: l’assenza di telefoni satellitari a bordo delle imbarcazioni; l’incremento delle partenze notturne e/o con mare mosso; e il maggior numero di migranti stipati sui gommoni. Tutti motivi legati a mancanza di mezzi, maggior flusso migratorio, non certo alla sicurezza di essere salvati più vicini.

Secondo Medici Senza Frontiere, una delle organizzazioni non governative (ONG) attive nel salvataggio dei migranti, l’azione umanitaria non è causa della crisi, ma ovviamente è una risposta ad essa. Se le ONG attualmente presenti in mare decidessero di tornarsene a casa, il numero di morti aumenterebbe.

È chiaro ed ovvio a chiunque abbia speso due minuti in ricerche serie e ragionamenti non di parte che le operazioni delle ONG si sono semplicemente sostituite alle operazioni di salvataggio che avrebbe dovuto garantire l’Unione Europea e l’Italia. Perché hanno più volte dichiarato che senza il loro intervento il monitoraggio e le operazioni di SAR (search and rescue) sarebbero state completamente inefficienti. Le ONG stanno rispondendo a un’emergenza umanitaria ed è paradossale che sia stata la stessa Frontex ad accusare, tra le altre, Medici senza frontiere (MSF) di agevolare gli scafisti e le migrazioni, come se improvvisamente l’organizzazione Frontex fosse attendibile dopo tutte le critiche fatte dal ragazzo e come se non fossero le condizioni socioeconomiche a spingere le persone alla disperazione di migrare, ma solo la presenza o meno di navi a tot km dalla costa.

 

Sono clandestini:

Su questo ci sarebbe da parlare per ore. Che cos’è un clandestino? “Clandestino” è l’etichetta burocratica che si dà a una vita umana perché ha varcato una linea immaginaria disegnata da uomini di potere per gestire il loro potere. Nascere da una parte o dall’altra di una linea inesistente fa una gran differenza nel mondo che abbiamo creato ed è solo una delle tante favole create da chi ha bisogno del controllo, e a cui noi abbiamo creduto al punto da farci guardare con occhi diversi una persona come noi solo perché nata altrove, arrivando solo su questa base anche a garantire o negare diritti.

Ma anche sorvolando sull’aspetto logico/etico il reato di clandestinità è una pura invenzione di propaganda che non ha mai risolto niente: le persone che vuole colpire non hanno fatto nulla, non hanno nulla, spesso nemmeno documenti. La persecuzione legale di queste persone è una lotta persa in partenza ancor prima di rappresentare una vera e propria vessazione ingiustificabile. Visto che il ragazzo parla di sprechi, anche tutti questi processi farsa contro persone legalmente inesistenti che nel frattempo magari sono anche andate via dall’Italia, sono uno spreco enorme di denaro e di risorse allo stesso modo lo sono anche i rimpatri. Questo è confermato anche dallo stesso Guido Savio membro del consiglio direttivo ASGI (Associazione studi giuridici sull’immigrazione) aggiungendo che attraverso lo strumento giuridico-penale del reato di clandestinità “alla fine lo Stato non recupera ma ci perde, sia economicamente sia perché impiega risorse della pubblica amministrazione e mette in piedi una macchina burocratica che potrebbe invece occuparsi d’altro”.

Ovviamente questi sprechi sono meno spendibili dal punto di vista mediatico da chi fa propaganda a senso unico, così come poco spendibili sono le storie stesse dei migranti che arrivano in Italia e stanno anche per anni dentro centri accoglienza che sono letteralmente dei lager, separati dai propri cari e smistati in altri lager, obbligati a stare in un paese in cui non vogliono nemmeno stare (perché ricordiamoci che molti arrivano in Italia per proseguire altrove, ma la burocrazia li blocca qui), sempre che non siano finiti affogati, morti nel deserto di stenti o abusati fino alla morte dai trafficanti di esseri umani per poi, se sopravvivono a tutto questo, trovarsi a vivere in un clima di razzismo e intolleranza veramente poco comprensibile per chi non è infarcito di propaganda alla Rete4.

 

Un’altra parola messa negativamente sotto i riflettori dal ragazzo è “migranti” in quanto, secondo lui, gli uccelli migrano, non le persone. Bisognerebbe piuttosto chiamarli immigrati. Invece “migranti” è un termine perfettamente pertinente perché significa “che si sposta verso nuove sedi”. Infatti stiamo parlando di persone che STANNO MIGRANDO (cioè sono nell’atto di migrare e quindi è giusto usare il participio presente del verbo migrare).
“Immigrato” invece è colui che si trasferisce in un altro paese. Spesso addirittura questo termine si usa in riferimento a un lavoro trovato in un altro paese. Cosa che non rappresenta certo la situazione di chi invece sta appunto migrando, o meglio MI-GRAN-DO.

Questa parola con cui il ragazzo si riempie la bocca, “clandestino”, è una parola vuota. Non vuole dire niente. Non rappresenta una persona cattiva, che ha avuto condotte antisociali o pericolosa. È solo una persona che si trova in un luogo senza aver avuto il permesso di starci a seconda di standard burocratici in vigore in quel dato momento, che non è poi tanto diverso da come erano “illegali” ebrei, omosessuali, zingari ai tempi del Nazifascismo. Come se, la legalità, fosse mai stata davvero l’ago della bilancia di qualcosa di veramente giusto e veramente etico.

Come ha scritto il mio amico di Logica convenzionalista: “Quando qualcuno parla di clandestini da cacciare sta di fatto ragionando da burocrate, fregandosene completamente della natura sociale del problema che è ovviamente la più importante, visto che si parla della vita di esseri umani che non hanno nessuna certezza su dove vivere e come vivere. Le qualifiche di clandestino e di profugo non possono bastare a inquadrare la situazione, ma si prestano splendidamente alla propaganda.”

Stiamo parlando di persone che si imbarcano per mare senza praticamente niente, molti anche bambini, spesso senza saper nuotare, con la sola speranza di riuscire a fuggire e vivere altrove. Vi siete mai chiesti cosa può spingere una persona a un gesto così disperato? O siamo così disperatamente prosciugati di empatia che l’unica cosa che vediamo è un nostro fastidio da gestire come qualsiasi altro problema burocratico-istituzionale?

 

Chi dice di dare importanza alla cosiddetta identità nazionale per poi usarla come scusa per non occuparsi dei migranti è il primo a dimostrare l’infondatezza di questo concetto astratto, infatti non si capisce come si possa dare così tanta importanza alla propria cultura e appartenenza ad una nazione e poi invece considerare i migranti come un’unica entità “altra”, senza qualità, nonostante queste persone arrivino da paesi molto diversi tra loro. Evidentemente dare importanza a questa “identità” a fasi alterne si mostra per quello che è: uno strumento fittizio installato dall’alto per inasprire ogni differenza, nascondendo sotto una bandiera quello che è semplice egoismo e paura del diverso.

Non si capisce infatti neanche come si possa temere una possibile diversità culturale tra gli italiani e le varie etnie e nazionalità di chi migra, quando le evidenti differenze culturali che ci sono tra l’Italia e gli Stati uniti, tra l’Italia e le altre nazioni europee o addirittura tra le diverse regioni dell’Italia stessa vengono trattate invece folkloristicamente, ridendoci su.
Pensateci: davvero vi sentite più simili ai valori e allo stile di vita di un italianissimo Briatore, un Gianluca Vacchi o un Elkann piuttosto che a un qualsiasi contadino nordafricano che scappa dal suo paese ed è in cerca di un lavoro? E’ davvero la nazionalità a dividerci, a differenziare i nostri valori, le nostre ambizioni, le nostre abitudini? O è piuttosto la classe sociale?

Stessa cosa quando diciamo che non dovremmo accogliere queste persone perché “non ci sono i soldi”, “abbiamo già troppi problemi”, ecc. Io queste scuse non le ho mai sentite quando si parla di un italiano in stato di bisogno. Vi immaginate delle trasmissioni tv dove si liquida un anziano senza pensione dicendogli: “spiacente ma non ci sono abbastanza soldi”, oppure: “beh, ci sono già tanti altri problemi”? No, in questi casi si fa il contrario, si riempiono i talk show di personaggini che difendono il povero parlando di tutti gli sprechi che ci sono partendo dalla politica, le pensioni d’oro, i vitalizi e altre ovvietà simili da cui attingere per salvare la condizione di indigenza del suddetto povero. Per i migranti invece gli sprechi da cui attingere risorse improvvisamente spariscono.
Allora, non parlatemi di mancanza di soldi. Parlatemi piuttosto di classi-razzismo, ovvero dell’amalgama più becera tra classismo e razzismo, ovvero della discriminazione del migrante in quanto povero e in quanto non italiano.
Eppure ci riempiamo tutti la bocca di lamentele quando parliamo della burocrazia e dell’economia, quando vessano l’italiano, ma quando si tratta di migranti improvvisamente tutti si trasformano nei più pedanti e cinici burocrati ed economisti.

Nel video del ragazzo si citano i 3 miliardi di euro l’anno che costa, allo Stato italiano, la migrazione in comparazione alla somma che l’Unione Europea ci da per affrontare questa emergenza. Eppure, possibile che con 70 miliardi di euro all’anno di interessi sul debito truffa, 40 miliardi di euro all’anno al reparto militare, 23 per l’inutile carrozzone politico, dai 6 ai 10 regalati al Vaticano, il problema sia trovarne 3 per aiutare gente disposta ad affogare pur di andare via da dove vive? TRE, 3 miliardi sono una scoreggia rispetto a questi sprechi.

Possibile che si dica, giustamente, che siamo tutti schiacciati dalla truffa della finanza, dalla truffa delle banche, la truffa del sistema monetario, che dobbiamo batterci per avere quello che ci spetta, che la povertà stessa è una truffa del sistema, che vogliamo indietro i nostri soldi, ma quando si tratta di migranti “eh pazienza il sistema è questo, non ci sono soldi”.

E’ evidente allora che siamo davanti solo ad una gran quantità di scuse confezionate ad arte ad un unico scopo che è sempre lo stesso ovvero distruggere l’empatia e creare tensione e antagonismo verso chi migra cercando, allo stesso tempo, di rendere logico e funzionale il non occuparsi del motivo per cui queste persone partono, azione che sarebbe l’unica efficace e vantaggiosa, oltre che etica e logica, per affrontare il problema migrazione.

I veri responsabili di quelle partenze sono gli stati del primo mondo (il nostro), gli oligarchi occidentali, pubblici e privati, gli stessi che fingono da una parte di voler aiutare i migranti e dall’altra di garantirci il nostro status socioeconomico. Queste due cose sono assolutamente legate e assolutamente incompatibili perché, in realtà, il nostro finto benessere lo stanno semplicemente rubando altrove attraverso continue rapine e stupri socioeconomici a danni di altri paesi causando le migrazioni.
Il nostro brillante stile di vita lo dobbiamo alla stessa situazione che causa le migrazioni: grazie a questa situazione possiamo comprare una gran quantità di prodotti a pochi spiccioli e, sì, anch’io che sto usando un computer per dirti questo lo sto facendo grazie a queste rapine, con la differenza che io, per lo meno, cerco di usarlo per difendere quelle persone e perché si crei una consapevolezza tangibile, perché si inizi a vedere questo modello di esistenza per quello che è davvero, quindi a criticarlo, con forza. Non uso il pc per trovare scuse e girarmi dall’altra parte, mi sembra il minimo che io possa fare per loro e per me.

Il migrante infatti non nasce nel Mediterraneo mentre affoga e deve essere salvato, non nasce nei centri di accoglienza, non nasce sulle spiagge mentre cerca di vendere quello che può. Il migrante nasce nel momento in cui una nuova bomba esce dall’industria made in Italy, nasce quando facciamo il pieno alla nostra auto, nasce quando regaliamo un diamante per dire quanto vogliamo bene a una persona, quando usciamo dal negozio con il nostro nuovo smartphone. Lì nascono i migranti e solo cambiando le regole che stanno alla base del nostro sistema smetteranno di esistere le migrazioni come le conosciamo oggi.

Quindi se volete combatterle in quanto evidente sintomo di persone disperate, dovete necessariamente mettere sul banco degli imputati il sistema in cui state vivendo, tutto, e quello che quotidianamente fate per alimentarlo. Il resto è solo propaganda. Ne avete il coraggio? O davanti a questa rivelazione vi conviene fare orecchie da mercanti, fare finta di non capire, evitare di unire i puntini e continuare a vedere le migrazioni come un fenomeno dissociato da tutto il resto, magari mettendo da parte anche empatia e umanità? Sì, così è molto più comodo. Perché non c’è niente di più facile che tenere aperte le frontiere per le bombe, per esportare la nostra democrazia, per giocare a Risiko con gli altri paesi e per rubare le loro risorse, ma chiuderle quando si tratta di esseri umani. Spiacenti però, così non funziona e alla lunga fa comodo solo a chi comanda.

 

Difatti, quando si parla di migrazione, basterebbe verificare che tra le argomentazioni c’è quella del “dove” queste persone vengono salvate, per capire di che tipo di ragionamento stiamo parlando. E dal punto di vista dell’umanità a quale tragico traguardo siamo arrivati. Io mi chiedo: davvero abbiamo bisogno di righelli, di satelliti per stabilire la zona esatta in cui una persona è considerata salvabile e la zona in cui questa si può lasciar morire senza che qualcuno ci chiami ipocriti, razzisti o psicopatici? Davvero? È questo l’argomento su cui volete ragionare? Per capire se bisogna salvare una persona oppure no volete indagare sul luogo preciso in cui un essere umano rischia d’affogare, sulle vere motivazioni per le quali ha scelto di rischiare la vita pur di levarsi di torno da un paese? Volete vedere la sua dichiarazione dei redditi, quanti punti ha sulla patente?

Ma allora io mi domando: “Che cazzo volete?!” Se vi comportate come i peggiori burocrati e tecnocrati verso i più deboli, poi come fate a lamentarvi di quelli che spremono voi? Volete davvero un mondo diviso da linee che separano e rendono illegali i poveri? Perché se davvero dobbiamo parlare chiaro, facciamolo: i muri che volete alzare non lasciano fuori la criminalità, non vi difendono da diversi stili di vita, non vi difendono dallo sfruttamento. I muri che volete alzare lasciano solo fuori la povertà di chi non è nato in questo paese. E se siete disposti ad accettare questa cosa, poi non lamentatevi quando altri muri vengono sollevati, magari invisibili, fatti di leggi e altre forme di potere, muri che faranno trovare VOI dalla parte dei clandestini, questa volta.

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