Roba difficile, eh? – PODCAST n.14



Una delle cose più interessanti in questo periodo è stato il divieto d’ingresso negli USA da parte di cittadini di alcuni paesi, divieto posto in essere dal neoeletto Donald Trump. E ancora più interessante è stato guardare le reazioni a questo divieto.

Mai come adesso siamo di fronte all’evidente dicotomia di una società paralizzata davanti ad una eterna partita di calcio, divisi in tifoserie, impegnati ad esultare o rammaricarsi per qualcosa che non è nelle loro mani, mentre ciò che li potrebbe salvare o distruggere continua indisturbato la sua corsa.

Il fatto è chiaro: Trump ha impedito l’ingresso negli USA a chi proviene da 7 paesi che sono: Iran, Iraq, Libia, Somalia, Sudan, Syria, Yemen. Il blocco non è definitivo ma temporaneo.
Questo ha portato ad esempio all’arresto di persone che rientravano negli USA da quei paesi, anche con regolare visto, anche con un regolare lavoro e un’intera vita costruita in America. Persone che si sono trovate ad essere illegali, improvvisamente.

Questo ovviamente sulla base di cosa? Sulla base della percezione del rischio di terrorismo la cui entità è frutto di una montatura propagandistica: in America ogni anno le persone uccise dal terrorismo si possono contare sulle dita di una mano. Muoiono più persone per attacchi di mucca. Seriamente. Sono una ventina. Mentre ogni anno il conto supera le migliaia se si contano i morti per mano della stessa polizia. Più di 45 mila muoiono a causa dell’alcol. Più di 100 mila invece i morti causati settore medico/farmaceutico. E la primissimaa causa di morte è l’attacco di cuore.
Allora vediamo chiaramente che il pericolo percepito è completamente sballato rispetto alla realtà e certe misure politiche possono avvenire solo ed esclusivamente se la percezione del popolo è manipolata. Altrimenti anziché guerra al terrorismo, sentiremmo solo parlare di guerra ai grassi saturi, guerra a big pharma, guerra all’alcol (o meglio guerra a quello che ci fa diventare alcolizzati), guerra alla brutalità della polizia. Ma evidentemente così non è ed altrettanto evidentemente le decisioni politiche non hanno lo scopo di proteggere nessuno davvero.

Al di là di questa ovvietà pare assurdo oggi doversi persino confrontare ed avere un dibattito sul capire se sia giusto o no impedire a delle persone di varcare un confine basandosi solo ed esclusivamente sulla loro nazionalità. Questo non solo è eticamente sbagliato, logicamente assurdo e inefficace, ma apre la strada a scenari molto oscuri e pericolosi. Se questo può non essere colto da nazionalisti borghesi e infarciti di luoghi comuni che ancora si fanno abbindolare dalla storiella che il problema sono quelli là fuori, non si riesce a capire come anche certa controinformazione ci caschi in pieno, rimanendo completamente cieca di fronte a una dimostrazione di come si possa ancora oggi etichettare una persona come pericolosa senza averne le prove e su questa base applicare delle sanzioni.
Tutto questo non è che il normale prosieguo delle leggi antiterrorismo di Bush e company per aumentare il controllo sulle persone, non sui terroristi. Infatti da allora i dipartimenti statali che sono letteralmente esplosi in termini di quantità finanziamenti, equipaggiamento e personale sono proprio quelli adibiti al controllo dei confini: negli ultimi 10 anni i finanziamenti sono cresciuti del 75% arrivando ad una cifra più alta di quanto il governo spenda per FBI, DEA e Servizi Segreti messi insieme. Ovviamente tutto questo non ha reso il paese più sicuro, ha solo ingigantito la militarizzazione e il controllo. I muri non servono. E quando servono davvero, al limite servono per tenere fuori i poveri, non i delinquenti.

Ancora più divertente è vedere il modo in cui viene attaccato Trump dalla sinistra e come venga giustificato dalla destra.
La sinistra attacca Trump per il muro al confine col Messico e per il divieto d’ingresso da quei paesi di cui stavamo parlando, e queste sono azioni tremendamente liberticide. Inoltre da quella lista stranamente mancano paesi considerati fondamentali per il terrorismo come L’Arabia Saudita, stato con cui però guarda caso c’è una stretta alleanza commerciale e politica. Queste sono le critiche, però andando ad scavare, i muri al confine col Messico c’erano già, la militarizzazione in atto c’era già, la chiusura delle frontiere e l’inasprimento delle regole immigratorie sono già stata fatte una volta sia da Obama che da Clinton, e infine la lista dei paesi “canaglia” non è stata redatta da Trump ma dall’amministrazione precedente. Insomma tutte le cose per la sinistra si arrabbia con Trump sono state già fatte dagli stessi democratici.
La destra americana invece lo giustifica proprio perché è la sinistra ad aver fatto già molte cose simili e poi non si può parlare di islamofobia perché i paesi che sono nella black list non sono paesi a maggioranza musulmana. Però quando in quei paesi succede qualcosa di male sono automaticamente paesi musulmani. E poi Trump ha bannato gli ingressi da quei paesi. Obama li ha bombardati. Vuoi mettere?

Allora che cosa vediamo qui? Vediamo quella partita di calcio che ho menzionato all’inizio: una scacchiera inutile fatta di rimandi e giustificazioni irrisorie che non vanno al punto. Se qualcosa di sbagliato lo ha fatto anche l’amministrazione precedente o ha persino fatto di peggio, questo non la rende giusta o giustificata. E ovviamente viceversa. Lo scopo infatti della politica non è quello di arrivare al nocciolo delle questioni, ma creare dei blocchi che si combattano tra loro. La lotta politica diventa il fulcro, non i problemi della società. E come in una partita di calcio gli elettori si distraggono con la palla che viene passata da politico a politico, esultando e rattristandosi per il risultato del loro schieramento. Solo per quello.
E la controinformazione? Una parte sta a guardare la palla come gli altri. Un’altra parte, fortunatamente, vede chiaramente gli errori e gli orrori delle varie amministrazioni di destra o sinistra che siano, guardano in faccia i veri problemi che nessun schieramento politico si è mai davvero preso in carico di risolvere, non si fa mettere una etichetta e riesce a fare cose sovrumane come sapersi indignare sia per le bombe di Obama che per le leggi liberticide di Trump, come per esempio mettere sempre al primo posto il valore della vita umana senza mai metterla dentro dei calcoli strategici che poi servono per metterci l’uno contro l’altro o come comprendere che non ci sarà mai nessun potere che prenderà le parti di chi il potere non ce l’ha. Insomma, roba difficile eh?

Comments

comments