Messaggio per cani e porci – PODCAST n.23



Vi chiedo un esercizio di fantasia: seguitemi in questa storia.

Siete un ragazzino che vive su un’isola sperduta. Su quest’isola crescete con tanti vostri coetanei. Nella vostra compagnia, il modo preferito di divertirsi è torturare i cani. Lo fanno tutti nella vostra compagnia, nessuno escluso. Su quella piccola isola, vivendo a stretto contatto solo con la vostra compagnia di piccoli amici, anche voi vi divertite un mondo a torturare i cani: più gli fate male e più tutti si divertono. Certo forse a qualcuno dispiace anche vedere i cani soffrire… ma lo considerate come l’unico modo che avete di divertirvi e vivere una vita piena, felice.

Ad un certo punto della vostra vita siete costretti a lasciare l’isola. Nel resto del mondo scoprite che ci sono altri modi di divertirsi… molti altri. Davanti a questa rivelazione, venendo a contatto con nuove realtà, nuove informazioni, nuove abitudini, naturalmente smettete immediatamente di maltrattare i cani e comprendete quanto siete stati stupidi e crudeli fino a quel momento.

Passano gli anni e diventate adulti.
Ad un certo punto della vostra vita sentite la voglia di tornare a visitare l’isola su cui siete cresciuti.
Lì trovate tutti i vostri piccoli amici d’infanzia diventati uomini e donne con un lavoro, una famiglia. Fate fatica a riconoscere in loro quei ragazzini coi quali avevate fatto mille cazzate tra cui quella di maltrattare i cani. Durante una rimpatriata, nel ricordare i tempi passati, le scorribande e le risate ad un certo punto uno di loro tira fuori un cane da un sacco e grida: “Ah ha! Vediamo se siamo ancora bravi come un tempo!”

Voi non credete ai vostri occhi! Pensate sia uno scherzo, ma la faccia del vostro amico è tremendamente seria. Mentre egli afferra il cane per la gola e questi si divincola per liberarsi, vi si spezza il cuore a pensare che uno dei vostri amici ancora si diverte in quel modo. Al dispiacere si sostituisce però subito la sorpresa, una sorpresa amara: voi a quel tavolo siete l’unica persona che ha smesso quella pratica violenta, infatti tutti gli altri vostri amici d’infanzia circondano il cane pronti a colpirlo più forte possibile.

Nel momento in cui provate a farvi sentire e far smettere questo gioco brutale, iniziate ad essere travolti di fango da parte di tutti gli altri: alcuni rimangono semplicemente increduli di fronte al fatto che avete smesso di maltrattare i cani per il vostro divertimento e vi chiedono “Come cavolo fai allora a divertirti?”, oppure: “Hai smesso di maltrattare cani? Ma che vita triste!”, o ancora: “Ah io non potrei mai fare senza!” Ma molti di più sono quelli che vi deridono apertamente, chi vi dà della fighetta, chi vi urla contro che si è sempre fatto così: è una tradizione millenaria e bisogna avere rispetto, c’è chi vi accusa di comportarvi da ipocriti e che il vostro è solo un tentativo di sentirvi migliori di loro e poi “che cazzo vuoi? Ognuno si diverte come gli pare!”

Provate per un secondo di immaginarvi in quel contesto, con tutti quegli amici che vi deridono, che trovano scuse ridicole, che mettono voi a tacere e continuano a picchiare quel cane mentre ridono e si divertono.
Tremendo, no? Riuscite a immedesimarvi per un secondo davvero? Sentite le loro risate? Sentite il cane che guaisce ferito? Che si dimena impaurito. Come vi sentite?

Ecco forse per un attimo siete riusciti a comprendere come si può sentire qualcuno che ha smesso di mangiare carne e derivati. Il parallelo è identico.
Un vegano non è un alieno, non è un pazzo, un estremista, un modaiolo: nella maggior parte dei casi è solo una persona che mangiava carne come tutti ma che poi ha scoperto che poteva farne a meno, che poteva evitare di fare del male e uccidere animali alimentandosi diversamente come altri milioni di persone già fanno nel mondo esattamente come quel ragazzo nella storia ha semplicemente imparato che poteva divertirsi in altro modo piuttosto che torturando i cani.
Come ho già detto in passato: io non ho fatto la scelta veg perché rappresenta l’azione ultima e salvifica dell’universo, né è la scelta più difficile ed eroica potessi compiere. Ho fatto la scelta veg perché è l’atto più semplice, banale e normale che senti di dover compiere quando vuoi trasformare in azione qualcosa che senti dentro. E che cosa sentiamo dentro tutti?
Tutti noi evitiamo di far soffrire gli altri quando possiamo, a prescindere siano animali o umani. E allo stesso modo consideriamo psicopatico chi fa soffrire comunque anche quando può evitare di farlo.
Come nella storia raccontata era assurdo e credere far soffrire dei cani per divertimento perché assolutamente evitabile, così dovrebbe essere anche sfruttare e uccidere animali per alimentarsi quando lo si può fare in altro modo.
Certo anche i vegetali sono vita, non sono certo tra quelli che considera i vegetali come oggetti inanimati a cui è concesso fare di tutto. La vita e la natura necessitano di un rispetto che abbiamo smesso di capire molto tempo fa.
Comunque qui stiamo parlando di necessità: dobbiamo alimentarci. Siamo di fronte solo alla scelta di come farlo e chiunque, se non fosse sottoposto a una propaganda mediatica e culturale, non avrebbe problemi a capire che raccogliere un frutto non è come macellare un animale sotto nessun aspetto.

Ecco che, in questa società dove tutto è ribaltato, il vegano è il soggetto da deridere, esattamente come colui che non voleva più maltrattare i cani per divertimento: deriso da una società che vuole mantenere solo lo status quo, che ha sostituito l’empatia alla meccanizzazione dell’abitudine, del conformismo.
Oggi il vegano è il negro degli anni ‘50.
Il grado di pressione sociale su chi ha smesso di mangiare carne e derivati è incredibile, siamo al limite della patologia psicologica.
Qualche giorno fa sono stato presentato al collega di un amico, nella sua azienda, in un ambiente formale, tra persone adulte. Stringo la mano a questa persona mai vista né conosciuta e dopo avermi detto “piacere”, la seconda cosa che mi dice è: “Ma mi pare di averti già visto…”
“Dove?“ Chiedo io.
E la sua risposta è “Alla sagra della porchetta! Ahahaha”.
Sapeva che ero vegano e ha deciso di farmi sapere subito la sua opinione dopo la stretta di mano e con una battutaccia da 4 soldi. E questa non è un’eccezione.
Lo capite a che punto siamo arrivati? Io mi guardo in giro e vedo onnivori che pensano al veganismo molto più dei vegani stessi. E’ un’ossessione!

Ma vi immaginate se fosse così su altro argomento? Mettiamo la religione. Se si ridicolizzassero allo stesso modo gli atei.
Ti presenti: “Piacere”
“Piacere”
“eh ma dovresti vestirti più pesante sai?”
“Perché?”
“Perché fa caldo all’inferno! ahahaha”
Oppure a tavola servono tutti tranne te e quando chiedi spiegazioni: “beh se non credi ci sia stato un dio che ha creato tutto e che le cose sono successe per caso, forse il tuo piatto si riempirà da solo per caso ahahaha” e tutti a ridere, a deriderti.
Questo succede quasi quotidianamente a un vegano.
Lo capite che è follia, vero? E per cosa? Per qualcuno che ha scelto di non far soffrire un essere vivente se non necessario? Beh, se questa è una colpa, domandiamoci che mondo abbiamo costruito e in che società stiamo vivendo.

Vi ricordate di Angelo? Il cane torturato e ucciso solo per divertimento nell’estate nel 2016: l’Italia intera si è giustamente indignata e nessuno ha avuto certo da ridire contro chi ha speso parole di sdegno, molti addirittura hanno chiamato assassini coloro che hanno ucciso quel cane. È davvero così difficile che ci possa essere qualcuno che semplicemente si indigna allo stesso modo per quello che succede a tutti gli altri animali? Davvero è più normale che sia considerato reato uccidere un cane mentre pagare qualcuno perché uccida un vitellino sia considerato cultura? Scelta alimentare? È questa la normalità che state difendendo?

Eppure nonostante i vegani siano in netta minoranza, nonostante siamo continuamente sommersi di marketing che invita al consumo di carne e derivati, nonostante lo scherno del vegano sia lo sport nazionale, nonostante tutto questo esiste ancora il cliché del vegano rompicoglioni che ti vuole dire come vivere. Ma davvero?
O forse ragionandoci un secondo stiamo parlando di un cliché inventato di sana pianta? E ragionandoci due secondi è davvero così anormale che una persona che non fa distinzione tra specie animali quando si parla di sofferenza, si prodighi a placare quella sofferenza? Voi nella storia che ho raccontato, a quel tavolo di amici in cui si stava picchiando il cane, sareste stati zitti per non disturbare il divertimento altrui? Davvero? Sareste stati zitti per non intaccare la scelta di vita altrui? Sul serio?

Come vi sareste sentiti se uno di loro avesse preso la carcassa del cane, ve la avesse messa sotto il naso e vi avesse invitato a colpirlo perché “ah! non sai cosa ti perdi!!!” come si è soliti dire a un vegano sventolandogli un salame davanti.
Se solo poteste vedere queste azioni per un solo attimo con uno sguardo lucido, facendo la giusta connessione…

Chiedetevi se fa veramente ridere, se è davvero estremista chi vuole evitare di far soffrire o, al contrario, è estremista e tragico un mondo in cui si deride e si chiama estremista chi vuole evitare di far soffrire.

Comments

comments