{"id":10,"date":"2009-05-20T09:55:53","date_gmt":"2009-05-20T07:55:53","guid":{"rendered":"http:\/\/hopelessnight.wordpress.com\/2009\/05\/20\/lultima-bolla-prepariamoci"},"modified":"2015-03-06T14:48:34","modified_gmt":"2015-03-06T13:48:34","slug":"lultima-bolla-prepariamoci","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.masonmassyjames.it\/blog\/lultima-bolla-prepariamoci\/","title":{"rendered":"l&#8217;ultima bolla. prepariamoci."},"content":{"rendered":"<div id=\"msgcns!145FECC6C897A711!2300\" class=\"bvMsg\">vi propongo questo articolo che ho trovato di particolare interesse&#8230;<br \/>sono convinto sia ora che ognuno di noi prenda coscienza del sistema in cui vive, soprattutto della sua faccia nascosta che sta divorando la nostra felicit\u00e0, il nostro benessere e la nostra salute.<br \/>non si potr\u00e0 contrarre un altro debito, un mutuo o fare un po&#8217; pi\u00f9 di straordinario per comprare quello che ci viene rubato ogni giorno&#8230; dobbiamo svoltare. ora.<\/p>\n<p>&#8212;<\/p>\n<p>E&#8217; il trucco estremo della finanza: gonfiare a dismisura il debito pubblico. \u00e8 l\u2019attacco finale alle nostre tasche e alle nostre vite. \u00e8 ci\u00f2 che deve indurci a una ribellione a tutto campo<\/p>\n<p>La cosa peggiore che si possa fare in questo momento \u00e8 continuare a comportarsi come se nulla fosse. Il che significa mantenere lo stesso stile di vita, e di spesa, che si avevano prima che la bolla speculativa mondiale esplodesse. Beninteso, parliamo di chi oggi \u00e8 ancora in grado di decidere se continuare a vivere come sempre oppure prendere alcuni provvedimenti. Per la fasce pi\u00f9 deboli del nostro Paese, per chi gi\u00e0 viveva vicino la soglia della povert\u00e0 economica, per i lavoratori precari senza rinnovo e per chi \u00e8 finito in cassa integrazione, quando non ha proprio perso il lavoro, quella scelta non c&#8217;\u00e8 e il confronto con gli effetti devastanti ai quali ci ha condotto il nostro modello di sviluppo \u00e8 gi\u00e0 in atto.<\/p>\n<p>A tutti loro, cos\u00ec come a chiunque altro, onest\u00e0 intellettuale ci impone di suggerire che non \u00e8 in una ripresa economica che si pu\u00f2 sperare. E dunque in un ripristino della situazione anteriore. <\/p>\n<p>Attenzione, per\u00f2. Senza che se ne parli troppo sui media ufficiali, si \u00e8 gi\u00e0 messo in atto l&#8217;unico sistema per non far crollare del tutto il nostro Occidente dal punto di vista economico, ovvero creare una nuova bolla. Ed \u00e8 esattamente quanto ci si poteva aspettare dai padroni del vapore, piuttosto che sparire subito con quanto rimane nelle loro casse, o essere linciati come probabilmente si meriterebbero.<\/p>\n<p>La bolla che sta crescendo in queste settimane &#8211; e che ovviamente prima o poi esploder\u00e0 &#8211; \u00e8 gi\u00e0 stata innescata. Ed \u00e8 l&#8217;ultima possibile prima della fine: si tratta delle bolla pubblica. Ovvero statale.<\/p>\n<p>Dopo il petrolio e la new economy, dopo i mutui subprime e i derivati di Borsa, quale poteva essere l&#8217;ultimo elemento su cui speculare a dismisura per sostenere i circuiti finanziari? Lo Stato, naturalmente. L&#8217;indebitamento pubblico. Ovvero quello di tutti noi. <\/p>\n<p>Banche e assicurazioni e industrie e posti di lavoro si sta cercando di salvarli attraverso l&#8217;emissione incondizionata di denaro. Di denaro senza valore, quando lo si crea, ma onerosissimo poi, quando lo si dovr\u00e0 restituire. In primo luogo la Fed, che non solo, e da quasi 40 anni, ha svincolato l&#8217;emissione di moneta dall\u2019ammontare delle riserve auree, che pure limitavano, almeno in parte, la quantit\u00e0 di denaro circolante, ma che oggi si rifiuta addirittura di rendere pubblico il dato relativo alla quantit\u00e0 reale di moneta stampata. I dollari in circolazione, se non lo sono ancora, stanno rapidamente diventando carta igienica.<\/p>\n<p>A indebitarsi non possono pi\u00f9 essere direttamente i cittadini degli Stati, di loro spontanea volont\u00e0 o facendosi concedere dei prestiti dalle banche secondo la necessit\u00e0. Ci\u00f2 non toglie che essi si stiano indebitando, in ogni caso, con il sistema. Senza volerlo. Senza saperlo. Ci stanno pensando i governi al posto loro. Tutto il denaro stampato e messo in circolazione, tutto il debito pubblico dei vari Paesi in crescita esponenziale, \u00e8 esattamente l&#8217;ultima bolla possibile. Ed \u00e8 esattamente quello che sta accadendo. Si indebita lo Stato, per far fronte alle esigenze attuali, facendo fede sulla possibilit\u00e0 di ripresa di questo modello di sviluppo per poter poi ripagare, un giorno, tale debito.<\/p>\n<p>Solo che questo debito non \u00e8 solo grande. Sta diventando incommensurabile. E nessuno di noi sar\u00e0 mai in grado di poterlo ripagare. <\/p>\n<p>Oltre questa bolla c&#8217;\u00e8 il default statale. A fare fallimento, dopo le aziende, dopo le Banche, le Borse e le Assicurazioni, saranno gli Stati.<\/p>\n<p>Siamo, insomma, all&#8217;ultima fermata. A meno di sperare di scoprire nuovi pianeti in qualche galassia, e di convincerli a indebitarsi per noi, dunque, economicamente siamo arrivati proprio alla frutta. Dal punto di vista pratico e materiale, almeno per chi \u00e8 riuscito a mantenere un lavoro, nell&#8217;immediato futuro \u00e8 lecito aspettarsi che non cambi molto. Consumare un po\u2019 meno, visti i ritmi di consumo attuali, non baster\u00e0 a far scadere troppo il proprio tenore economico di vita. Attenzione: abbiamo scritto economico, perch\u00e9 dal punto di vista psicologico le cose cambiano. <\/p>\n<p>Evitare di cambiare automobile, acquistare vestiti o elettrodomestici in quantit\u00e0 inferiore rispetto a prima, o scegliere un luogo di villeggiatura pi\u00f9 vicino alla propria residenza invece di raggiungere un paese esotico, dal punto di vista materiale sposta di poco la situazione. Dal punto di vista psicologico invece, in una societ\u00e0 che ha nel solo consumo i motivi di gratificazione, la cosa pu\u00f2 avere degli effetti piuttosto importanti. Di questi parleremo in altra occasione: il tema \u00e8 fondamentale non solo per l&#8217;immediato, ma anche per cercare di approdare a un sistema di vita, oltre l&#8217;economico, migliore di quello attuale. Merita dunque uno spazio specifico che promettiamo di affrontare a breve. Stavolta continuiamo a concentraci sugli effetti materiali.<\/p>\n<p>Chi ha perso il lavoro e si trova gi\u00e0 vicino all&#8217;indigenza deve dunque scontrarsi immediatamente anche con la parte materiale, ma per tutti vale la pena riflettere, soprattutto considerando quanto abbiamo detto nello scorso numero della rivista e considerando i probabili sviluppi dell&#8217;economia mondiale, su cosa \u00e8 plausibile aspettarsi e su cosa \u00e8 vivamente suggerito modificare. In una societ\u00e0 con al centro scambi monetari e consumo in grave crisi finanziaria, dipendente dalle fonti energetiche fossili dirette verso l&#8217;esaurimento e con sistemi di vita centrati su tali elementi, \u00e8 ovviamente sulla privazione di denaro che si deve ragionare. Vuoi per mancanza di lavoro, vuoi per aumento dei costi e delle tasse. Dunque la prima cosa da immaginare \u00e8 come vivere con meno denaro. E con costi sempre maggiori anche delle cose indispensabili.<\/p>\n<p>\u00c8 lecito aspettarsi, infatti, maggiori perdite di posti di lavoro, meno guadagni monetari, aumento delle tasse, aumento dei costi dei beni primari.<\/p>\n<p>L&#8217;Herald Tribune del 23 aprile riportava la notizia secondo la quale l&#8217;U.K. sta pensando di incrementare le tasse, per far fronte ai problemi debitori del Paese. Considerando il debito di Stato come fondamentale, visti gli interventi anti crisi di salvataggio della Banche &amp; Co., \u00e8 probabile dunque aspettarsi &#8211; anche per un minore numero di persone in grado di lavorare e dunque di contribuire al gettito fiscale dello Stato &#8211; che anche nel nostro Paese assisteremo a un ulteriore incremento delle tasse. <\/p>\n<p>\u00c8 plausibile inoltre aspettarsi che uno Stato privato del gettito Iva derivante dalla riduzione dei consumi &#8211; alla quale si collegher\u00e0 la chiusura di tanti esercizi commerciali e imprese operanti nei servizi connessi, con ulteriore perdita di posti di lavoro &#8211; tenti di incidere sulle tasse con un aumento di quelle dirette. E a maggior ragione, considerando che ci sar\u00e0 una riduzione di spesa sui beni voluttuari di consumo, non vi sar\u00e0 altra alternativa che vedere una riduzione dei servizi, con ulteriore perdita dei posti di lavoro, e un aumento dei costi dei beni primari. Si potr\u00e0 vivere acquistando meno merci non indispensabili, ma si dovr\u00e0 continuare a mangiare, bere e riscaldarsi. <\/p>\n<p>Su questo preme anche l&#8217;incognita inflazione: la continua immissione di denaro da parte delle Banche Centrali nel sistema, per scongiurare la (inevitabile, comunque) caduta delle Borse, porter\u00e0 fatalmente a una crescita dei prezzi. E dunque all\u2019aumento dei tassi di interesse (mutui, prestiti) e alla caduta del potere d&#8217;acquisto sia dei redditi che dei risparmi.<\/p>\n<p>Insomma, ribadiamo: meno denaro a disposizione.<\/p>\n<p>Va da s\u00e9, a questo punto, che il fuoco della riflessione debba svolgersi su due binari. Il primo: ipotizzare come vivere con meno denaro. Il secondo: ipotizzare come vivere in modo completamente diverso &#8211; sia sul piano psicologico che su quello pratico &#8211; rispetto a quanto si \u00e8 fatto finora.<\/p>\n<p>Un\u2019ulteriore riflessione, che facciamo en passant, riguarda il prevedibile aumento di tensioni sociali e di delinquenza, considerata l&#8217;escalation di scontenti ed emarginati. <\/p>\n<p>Molti consigli sono frutto di semplice buon senso. Il difficile non \u00e8 starli a sentire considerandoli suggerimenti astratti e spunti di riflessione solo teorica. Il difficile \u00e8 accettarli, riconoscerli, farli propri e, sopra ogni altra cosa, metterli in pratica. Ovvero, condividere l&#8217;analisi.<\/p>\n<p>Il treno, in altre (e conosciute) parole, si sta per schiantare. E sta rapidamente arrivando a quell\u2019epilogo. Delle due l&#8217;una: rimanere sul treno e aspettare lo schianto, oppure scendere dal treno e cominciare una nuova vita.<\/p>\n<p>Il che implica problemi enormi e non aggirabili. Innanzitutto il fatto di scendere da un treno in corsa, e dunque le probabili conseguenze del salto. In secondo luogo trovarsi in una realt\u00e0 disgregata e da ricostruire. Dove dover ricominciare tutto, o quasi. La differenza, essenziale, \u00e8 che in quest&#8217;ultimo caso per\u00f2 saremo noi a guidare. Chi si sente pronto? Chi \u00e8 tanto ribelle da farlo?<\/p>\n<p>Diffidate di chiunque prospetti scenari certi. Ancora di pi\u00f9, come abbiamo visto, di chi (quasi) impone di avere fiducia in una ripresa economica nello stesso solco del sistema che ha portato alla situazione attuale. <\/p>\n<p>Fatto questo, non resta che scendere dal treno. Con una serie di manovre essenziali &#8211; alcune, certamente, dolorose &#8211; e giocando qualche fiche al tavolo della previsione e della lungimiranza. Facendo fede sulla propria cultura e capacit\u00e0 di analisi.<\/p>\n<p>Innanzitutto non fare debiti di nessun tipo. Da subito. \u00c8 il principio cardine sul quale si \u00e8 retto il nostro sistema prima di esplodere: consumare a oltranza e spendere pi\u00f9 di quanto si aveva. Appare persino superfluo, come argomento, non fosse che ancora oggi molti, tra quelli che possono avere accesso al credito, continuano imperterriti a ricorrere a rate di vario tipo pur di acquistare oggetti che il pi\u00f9 delle volte sono superflui.<\/p>\n<p>In secondo luogo, iniziando un processo inverso, si deve cercare di estinguere il prima possibile i propri debiti. Mentre una volta acquisita la piena propriet\u00e0 del bene che si \u00e8 comperato a credito (ad esempio la casa) \u00e8 plausibile sperare che essa non venga mai pi\u00f9 espropriata, \u00e8 molto alto il rischio che in una crisi strutturale come questa chi \u00e8 in debito possa precipitare nell\u2019insolvenza. Le ipoteche sono spade di Damocle sulle teste dei debitori. Meglio, dunque, eliminare gli oggetti superflui che si deve ancora finire di pagare, e utilizzare il pi\u00f9 possibile il denaro che ancora si ha a disposizione per estinguere i debiti dei beni essenziali.<\/p>\n<p>Si tratta, con tutta evidenza, di un processo in primo luogo psicologico ancora prima che pratico, soprattutto nell&#8217;imporsi di non contrarre ulteriori debiti, per modesti che siano. Come ha ben scritto Serge Latouche, e per la verit\u00e0 molti altri ben prima di lui, il temi della decrescita e della decolonizzazione dell&#8217;immaginario sono fondamentali. Naturalmente tutto il discorso dello studioso francese, pur profondo nel messaggio, \u00e8 molto superficiale. Il discorso della decrescita si situa nel solco del nostro modello di sviluppo e ne suggerisce un rallentamento, finanche uno stato di fermo. Ma in una ipotetica direttrice rimane nella stessa dimensione del problema.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che in realt\u00e0 auspichiamo, e ci\u00f2 per cui ci battiamo, \u00e8 invero una dimensione ulteriore dell&#8217;esistenza nel suo complesso. Una dimensione altra che deve situarsi in nuovi scenari, con approcci e obiettivi differenti. \u00c8 nel senso, inteso nella duplice accezione di direzione e di significato, che si deve agire. E questo deve produrre degli effetti pratici. Per mettere in atto i quali si deve sposare una visione del mondo e della vita completamente differenti da quelli attuali. Vi \u00e8 insomma bisogno di una Weltanschauung nuova &#8211; o perduta &#8211; che discende principalmente da un aspetto: ricominciare a stabilire cosa \u00e8 importante e cosa non lo \u00e8.<\/p>\n<p>Dal punto di vista culturale e spirituale, la nostra societ\u00e0 \u00e8 infatti di una povert\u00e0 assoluta. La vita della maggior parte delle persone si pu\u00f2 sintetizzare in tre parole, come sappiamo: lavora, consuma, crepa. Se a una famiglia i cui componenti lavorano come schiavi sei giorni su sette togli il centro commerciale la domenica non resta nulla. E questo \u00e8 tutto. Ovvero, il nulla.<\/p>\n<p>Uno dei motivi di tensioni sociali e di crisi attuale deriva infatti proprio da questo. Il pur becero, fittizio e inconistente benessere che derivava dallo spendere denaro e accumulare merce, allo stato attuale delle cose \u00e8 venuto meno. Ed \u00e8 rimasta unicamente la schiavit\u00f9 da questo sistema.<\/p>\n<p>Il senso di vuoto, inteso come mancanza di contenuto, fino a ieri riempito dal surrogato della merce, \u00e8 oggi una voragine che si apre all&#8217;interno della gente. Tale vuoto era originariamente colmato dal senso di cittadinanza, dal sapere che si faceva parte di un destino comune. Dai rapporti sociali e comunitari. <\/p>\n<p>Ma mentre la nostra societ\u00e0 ha svuotato quasi del tutto questo contenuto fondamentale, provocando il vuoto che si andava a riempire attraverso i gironi danteschi degli scaffali, il processo inverso, oggi che viene meno il consumo, \u00e8 molto pi\u00f9 complesso. Perch\u00e9 ha bisogno di un percorso culturale le cui tracce, per chi \u00e8 maggiormente inserito nel sistema stesso, sono di difficile individuazione.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 invece a queste che si deve tornare. <\/p>\n<p>Pi\u00f9 facilitato, naturalmente, sar\u00e0 chi non se ne \u00e8 discostato troppo anche in questi decenni difficili per respirare. Cos\u00ec come lo sar\u00e0, almeno in parte, chi adesso si \u00e8 finalmente convinto di doverle ricercare. Dal punto di vista pratico si deve pertanto resistere al consumo compulsivo per colmare altre lacune. E al frastuono dei centri commerciali, del mondo dei media pubblicitari, si sostituir\u00e0 il silenzio necessario a scoprire e a percorrere l&#8217;altra dimensione dell&#8217;esistenza cui facevamo accenno.<\/p>\n<p>Ti puoi fidare dei tuoi cond\u00f2mini?<\/p>\n<p>Molto spesso non ci si saluta neanche pi\u00f9 in ascensore. Prepararsi ai prossimi anni necessita invece della riscoperta comunitaria. Potrebbe sembrare di essere soli, tutti contro tutti. In realt\u00e0 c&#8217;\u00e8 molta gente con la stessa sensazione, con le stesse necessit\u00e0, che aspetta solo di ritrovare lo spirito comunitario di propri simili.<\/p>\n<p>Una delle cose pi\u00f9 importanti \u00e8 dunque quella di iniziare nuovamente a creare una rete, una propria rete di amicizie e persone fidate con le quali trovare coesione, alleanza. Amici, amici veri (quanti se ne hanno?) parenti, persone con le quali condividere gli stessi percorsi, le stesse necessit\u00e0. Bisogna insomma trovare le basi per affrontare il periodo di transizione che abbiamo di fronte. Se prima pensavamo &#8211; meglio: qualcuno pensava &#8211; di poter essere felice con il carrello pieno, lo shopping la domenica, il nonno con la badante o spedito in un ospizio, i figli con la baby sitter e lavorare quaranta ore a settimana, annodare fili su fili per poi tentare di scioglierli con quindici giorni di ferie all&#8217;anno, ebbene per forza questo stato di cose dovr\u00e0 cambiare. E sar\u00e0 un bene.<\/p>\n<p>Per quanto attiene ai beni immobili il discorso \u00e8 di una semplicit\u00e0 assoluta. Facciamo due esempi. Il primo, pi\u00f9 comune, di chi si \u00e8 indebitato una vita intera per acquistare un appartamento di 80 metri quadri a un terzo piano di una anonima periferia di una grande citt\u00e0. Il secondo, di chi ha fatto lo stesso per una casa fuori citt\u00e0, magari con un piccolo terreno intorno, o un giardino pi\u00f9 o meno grande.<\/p>\n<p>Ora attenzione: nel primo caso, cosa si possiede? Una abitazione sospesa a un terzo piano, magari su un pianerottolo con altri tre appartamenti in un palazzo di cinque piani. Il che significa che in realt\u00e0 si possiede un minimo corrispettivo di terreno, a terra, e un minimo corrispettivo di solaio. Da dividere con tutti gli altri condomini della stessa colonna del palazzo che, appunto, hanno in con-dominio, un tot di terreno sul quale &#8211; letteralmente &#8211; vivono uno sopra all&#8217;altro.<\/p>\n<p>Nel secondo caso, per esempio di una casa a due piani con un giardino intorno, non si \u00e8 pi\u00f9 un &quot;Giovanni senza terra&quot; ma si ha qualcosa che oltre a permettere di avere un tetto sopra la testa &#8211; di cui si \u00e8 unico proprietario &#8211; offre potenzialmente la possibilit\u00e0 di un minimo di sussistenza.<\/p>\n<p>Insomma la differenza \u00e8 enorme, proprio dal punto di vista pratico, e soprattutto in previsione di quanto potrebbe accadere in futuro.<\/p>\n<p>Il mondo moderno ha visto l&#8217;afflusso verso le citt\u00e0 per andare incontro alla domanda-offerta di lavoro nelle attivit\u00e0 tipicamente cittadine. Esercizi commerciali o servizi che siano. La concentrazione nelle citt\u00e0 ha reso tutti dipendenti da due cose: il denaro per acquistare ci\u00f2 che in citt\u00e0 non si produce e dunque qui si deve far arrivare (soprattutto cibo) e il fatto di dover sottostare ai prezzi altissimi anche per un semplice appartamento. Per non parlare della qualit\u00e0 della vita, all&#8217;interno delle nostre citt\u00e0.<\/p>\n<p>Molte persone stanno capendo che il gioco non vale la candela. Per molti, soprattutto adesso, ovvero chi non ha un lavoro in citt\u00e0 e dispera di averlo in futuro, \u00e8 chiaro come sia assurdo tentare con le unghie di rimanere in un ambiente costosissimo che offre esattamente, peraltro, lo stile di vita cucito su misura al tipico uomo moderno che meccanismo del lavora-consuma-crepa.<\/p>\n<p>Cosa si rimane a fare, dunque, nelle caotiche, alienanti, costosissime, cancerogene citt\u00e0? Soprattutto: quanto le grandi citt\u00e0 sono oggi in grado di poter offrire quello che serve per vivere? <\/p>\n<p>Materialmente, per vivere, non \u00e8 che serva poi molto. Le esigenze sono sempre le stesse, almeno quelle di base. \u00c8 dopo aver soddisfatte queste che viene il resto. Fino a ora, il resto significava soprattutto merce, cultura, divertimento. Ma la declinazione, la chiave di lettura di questi altri aspetti, \u00e8 divenuta consumo. Consumo di merce, di cultura, di divertimento. Appunto.<\/p>\n<p>La vita come un costoso tubo digerente.<\/p>\n<p>Il \u201cmigliore dei mondi possibili\u201d ha postulato di lavorare, di lavorare sempre di pi\u00f9, prima per vivere, e quindi per consumare. La domanda da porsi, alla fine, \u00e8 sempre la stessa: quanto siamo diventati felici? <\/p>\n<p>Non \u00e8 forse nell&#8217;avere meno, nel lavorare meno, nell&#8217;avere pi\u00f9 tempo per s\u00e9 che possiamo trovare le basi per affrontare questo periodo di transizione cos\u00ec come di un nuovo paradigma di vita?<\/p>\n<p>Non \u00e8 che ci sia un metodo. Ci sono per\u00f2 alcuni principi. Partono innanzitutto da un processo di eliminazione: del caos, dello stress, del rumore, della lotta metropolitana che inizia la mattina quando ci alziamo per andare a lavoro, prosegue in ufficio, e ancora una volta mentre tentiamo di tornare a casa. <\/p>\n<p>\u00c8 questo il momento di riscoprire alcuni punti chiave, come il contatto con la natura e gli spazi vitali pi\u00f9 ampi (via dalle fabbriche e dalle citt\u00e0); le occupazioni pi\u00f9 legate al territorio e alla persona (rispetto alla alienazione di produrre qualcosa di inutile); la riscoperta della comunit\u00e0, della partecipazione e della collaborazione (rispetto alla logica competitiva del tutti contro tutti). <\/p>\n<p>Le parole d&#8217;ordine, in tal senso, sono riduzione, disintossicazione, localismo, autoproduzione, scambio, prossimit\u00e0, comunit\u00e0.<\/p>\n<p>Ridurre i consumi anche prima di doverlo fare per forza. Sottrarsi alla dipendenza indotta dalla propaganda. Scegliere un territorio nel quale radicarsi, autoprodurre il possibile e innescare processi di scambio e sostegno reciproco all&#8217;interno di comunit\u00e0 che vogliono condividere lo stesso percorso culturale e di vita. Pu\u00f2 non essere affatto sbagliato indirizzare i propri figli a studiare agraria. \u00c8 indispensabile ricostruire il tessuto sociale che la competizione del nostro mondo ha disintegrato per sconfinare nella lotta di tutti contro tutti. <\/p>\n<p>E attenzione: se uno dei punti cardine di tutto il processo di transizione \u00e8 quello della diminuzione, l&#8217;altro, ancora pi\u00f9 importante, \u00e8 quello della differenziazione.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 riduzione non significa vivere nello stesso solco al quale siamo abituati semplicemente impoverendo &#8211; dal punto di vista materiale &#8211; la propria vita. La chiave di volta \u00e8 quella di sostituire alcune caratteristiche della nostra attuale vita alienata con altre ormai perdute. Allo spostamento nel traffico si deve sostituire un lavoro locale, che non necessiti spostamento. Alle ore di lavoro straordinario per avere qualche euro in pi\u00f9 da spendere in sciocchezze si pu\u00f2 sostituire il tempo libero per fare altre attivit\u00e0 pi\u00f9 edificanti, per se stessi e per la comunit\u00e0 nella quale si vive. Non vi \u00e8 praticamente attivit\u00e0, passione, attitudine e capacit\u00e0 che non possa essere applicata e declinata anche in situazioni locali, invece che globali come facciamo adesso. \u00c8 la finalit\u00e0 con la quale si svolge l&#8217;occupazione che deve cambiare. Fino a ora era accumulo di denaro e competizione personale. Domani (o gi\u00e0 oggi) pu\u00f2 diventare miglioramento della propria comunit\u00e0, oltre che costruzione personale come \u00e8 giusto che sia. <\/p>\n<p>E avremo dato scacco matto al sistema.<\/p>\n<p>Torneremo sull&#8217;argomento con esempi pratici di chi lo sta facendo.<\/p>\n<p>Presto. <\/p>\n<div align=\"right\"><em>Valerio Lo Monaco<br \/>Fonte: <a href=\"http:\/\/www.ilribelle.com\/\">www.ilribelle.com\/<\/a><br \/>19.05.2009<br \/><\/em><\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>vi propongo questo articolo che ho trovato di particolare interesse&#8230;sono convinto sia ora che ognuno di noi prenda coscienza del sistema in cui vive, soprattutto della sua faccia nascosta che sta divorando la nostra felicit\u00e0, il nostro benessere e la nostra salute.non si potr\u00e0 contrarre un altro debito, un mutuo o fare un po&#8217; pi\u00f9 [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[2],"tags":[],"class_list":["post-10","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-attivismo-politca"],"views":1454,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.masonmassyjames.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.masonmassyjames.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.masonmassyjames.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.masonmassyjames.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.masonmassyjames.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=10"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.masonmassyjames.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1061,"href":"https:\/\/www.masonmassyjames.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10\/revisions\/1061"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.masonmassyjames.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=10"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.masonmassyjames.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=10"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.masonmassyjames.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=10"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}