{"id":2202,"date":"2019-02-19T16:17:24","date_gmt":"2019-02-19T15:17:24","guid":{"rendered":"https:\/\/www.masonmassyjames.it\/blog\/?p=2202"},"modified":"2019-02-19T16:17:24","modified_gmt":"2019-02-19T15:17:24","slug":"homo-faber","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.masonmassyjames.it\/blog\/homo-faber\/","title":{"rendered":"Homo Faber"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.masonmassyjames.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Homo-Faber-e1550589374516.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter  wp-image-2203\" src=\"https:\/\/www.masonmassyjames.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Homo-Faber-e1550589374516.jpg\" alt=\"\" width=\"521\" height=\"351\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong><em>Fonte: <a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/CriticaRadicale\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Critica Radicale<\/a><\/em><\/strong><\/p>\n<p>Stefano Boni, Professore di Antropologia Culturale e Politica presso l&#8217;Universit\u00e0 di Modena e Reggio Emilia, nel suo libro Homo Comfort, traccia una linea di demarcazione netta tra la comodit\u00e0 alla quale l&#8217;uomo moderno si \u00e8 abbandonato acriticamente e l&#8217;Homo Faber, ossia l&#8217;uomo artigiano, che crea per se ci\u00f2 di cui necessita.<br \/>\nLa tecnologia, che noi vediamo come progresso e avanzamento, non \u00e8 altro<span class=\"text_exposed_show\">\u00a0che una serie di processi produttivi invisibili al consumatore finale (e dunque deresponsabilizzanti in fatto di impatti ambientali, utilizzo di risorse senza tener conto della loro disponibilit\u00e0, schiavit\u00f9 del lavoro, impatti sociali, ecc.). Se la tecnologia \u00e8 possibile, lo \u00e8 in quanto qualcosa o qualcuno viene inesorabilmente sfruttato, e lo sfruttamento si esercita attraverso violenza e autorit\u00e0.<\/p>\n<p>La comodit\u00e0 dell&#8217;ipertecnologizzazione<wbr \/>\u00a0alla quale ci siamo abituati ci sta velocemente scollegando dalla natura che in definitiva non \u00e8 pi\u00f9 vista come la nostra casa biologica e fisiologica ma come qualcosa da usare, allontanare, sfruttare e mercificare.<\/p>\n<p>Lo strumento tecnologico o utensile, al contrario, \u00e8 realizzato con il proprio sforzo diretto, \u00e8 realizzato con il proprio ingegno e serve alla soddisfazione di un bisogno immediato e finito, collegato alla realt\u00e0 fattuale del proprio circondario diretto (risorse per realizzarlo, fatica fisica, ecc.).<br \/>\nIl contatto diretto con i materiali e con la &#8220;fatica&#8221; realizzativa (intellettiva e fisica) pone l&#8217;essere umano a contatto diretto con la risorsa che gli \u00e8 necessaria al fine di realizzare l&#8217;utensile o il prodotto di cui ha bisogno e dunque lo sprona ad una attenta valutazione del costo-beneficio per la realizzazione. Ci\u00f2 non accade quando si parla di tecnologia, poich\u00e9 tutto il comparto produttivo viene generalmente occultato (nessuno si chiede mai come qual \u00e8 il costo \u201dreale\u201d dell&#8217;oggetto appena acquistato, chi lo ha realizzato, cosa si sia perduto per la sua realizzazione, il tempo che \u00e8 stato impiegato, ecc.).\u00a0<br \/>\nSe volessimo fare un esempio, potremmo ora osservare qualsiasi oggetto sulla nostra scrivania o nella nostra casa: prendiamo ad esempio un foglio di carta. Per realizzarlo sono stati necessari abbattimenti di alberi con motoseghe industriali (a loro volta prodotte da industrie, che a loro volta hanno richiesto l&#8217;estrazione in miniere dei materiali necessari, trasporti via terra, via mare, ecc.), sono stati necessari camion per trasportare il legname, sono state necessarie delle industrie di lavorazione che usano tonnellate di acqua e componenti chimici, \u00e8 stato necessario imballare la risma con materiale plastico (a sua volta prodotto da altre industrie) e le risme sono state poi imballate in cartone (realizzato a sua volta con il medesimo processo del foglio: abbattimento di alberi con motoseghe, tir per il trasporto, imballaggi, ecc).\u00a0<br \/>\nSe dovessimo da soli realizzare un foglio di carta, saremmo disposti a tagliare un albero con un&#8217;ascia realizzata da noi, chiuderci in una stanza a battere le fibre di legno a mano con uno strumento di metallo forgiato da noi, usare tonnellate di acqua per i risciacqui, trovare un modo per realizzare chimicamente le sostanze necessarie alla lavorazione, passare intere giornate a lavorare a mano la materia prima, fino ad arrivare ad avere una superficie su cui annotare cuoricini mentre parliamo al telefono con un amico?<br \/>\nCredo che unanimemente la risposta sia no. Probabilmente si preferirebbe usare fibre naturali incrociate tra loro per annotare, eventualmente, solo ci\u00f2 che ci \u00e8 realmente necessario.<br \/>\nSe ci sforzassimo per un attimo di fare questo ragionamento sui processi produttivi di ogni cosa che vorremmo acquistare, andando mentalmente a ritroso e cercando di capire come quell&#8217;oggetto che abbiamo davanti sia stato prodotto e ci \u00e8 arrivato, bh\u00e8, ci renderemmo sicuramente conto di quanto probabilmente non sia necessario rispetto ai costi (in termini di uso di risorse, inquinamento, sfruttamento, ecc.) che sono stati necessari per realizzarlo.<\/p>\n<p>La tecnologia, con i suoi comparti produttivi sempre lontani, sconosciuti, irraggiungibili, occultati, rende infatti possibile smettere di preoccuparsi dell\u2019impatto dei prodotti sulla nostra casa, sulla natura. Ci troviamo per\u00f2 ad un punto di svolta innegabile: la natura sta cedendo sotto il peso della mercificazione del tutto. La produzione ormai non dipende pi\u00f9 dalla domanda, si produce per produrre, per non far fermare le macchine, ci si gira dall\u2019altra parte dinnanzi alla discarica accanto alle abitazioni, ci si gira dall\u2019altra parte dinnanzi alle falde acquifere inquinate irreversibilmente, ci si gira dall\u2019altra parte dinnanzi ai livelli di co2 che stanno alterando interi ecosistemi, ci si gira dall\u2019altra parte dinnanzi all\u2019osceno impatto ambientale della produzione di carne e derivati animali, in definitiva tutto \u00e8 merce, persino la vita di esseri viventi che non possono in alcun modo sottrarsi alla lama (elettronica) del macello industriale.<\/p>\n<p>Non si sta qui affermando che sia necessario ridurre i consumi poich\u00e9 questo non basterebbe pi\u00f9, non basta pi\u00f9.<br \/>\nSi sta affermando invece (e il mondo accademico del comparto degli studi antropologici e ambientali \u00e8 sempre pi\u00f9 unanime nel confermare questo) la necessit\u00e0 di ricongiungersi a quei bisogni reali, ancestrali, biologici tipici dell\u2019essere umano, come semplice abitante del pianeta terra, tra altri esseri viventi immersi nella natura, da cui \u00e8 inter-dipendente.\u00a0<\/p>\n<p>&#8220;Volere di meno&#8221;, un concetto utilizzato anche dall&#8217;Antropologo Spencer Wells nel suo libro &#8220;il Seme di Pandora&#8221;, non \u00e8 da intendersi come \u201crinuncia\u201d a qualcosa, al contrario, va inteso come riappropriazione delle proprie capacit\u00e0 creative, della capacit\u00e0 personale di analisi delle dinamiche costo-beneficio.\u00a0<br \/>\nIn questo l&#8217;auto-produzione, ad esempio, \u00e8 un ottimo inizio per cercare di vedere di nuovo se stessi come esseri &#8220;capaci&#8221; di confrontarsi concretamente con la realt\u00e0 e di provvedere a se stessi in modo autonomo e non dipendente da sovrastrutture produttive che hanno totalmente preso il controllo delle vite di tutto il vivente.<\/p>\n<p>Chiediamoci dunque, ogni volta che dobbiamo fare qualcosa o che stiamo per acquistare qualcosa se sia \u201crealmente necessaria\u201d al soddisfacimento di un bisogno reale oppure non sia qualcosa di indotto dalla potenza dei mercati, del marketing, del lavaggio dei cervelli della mercificazione di tutto. Chiediamo in definitiva chi siamo e di cosa avremmo veramente bisogno.<\/p>\n<p>A questo proposito si possono consigliare delle letture:\u00a0<\/p>\n<p>Homo comfort \u2013 Stefano Boni<br \/>\nCulture e poteri \u2013 Stefano Boni<br \/>\nLiberi dalla civilt\u00e0 &#8211; Enrico Manicardi<br \/>\nL\u2019impero virtuale \u2013 Renato Curcio<br \/>\nIl seme di Pandora &#8211; Spencer Wells<br \/>\nLa saggezza antica ci pu\u00f2 aiutare a salvare la Terra \u2013 Fausto Gusmeroli\u00a0<br \/>\nAgricoltura sinergica. Le origini, l\u2019esperienza, la pratica &#8211; Emilia Hazelip<br \/>\nUn grosso sbaglio. L\u2019idea occidentale di natura umana &#8211; Sahlins, Marshall<br \/>\nIl mondo dopo l\u2019uomo. Tecnica e violenza &#8211; Gunther Anders<br \/>\nNatura e societ\u00e0. Scritti di geografia sovversiva &#8211; Elis\u00e9e Reclus<br \/>\nIo lo so fare .Manuale di autoproduzione creativa ed ecologica, dal cibo ai cosmetici. Per far da s\u00e9, riusare e risparmiare \u2013 Marinella Correggia<br \/>\nLa specie imprevista. Fraintendimenti sull\u2019evoluzione umana \u2013 Henry Gee<br \/>\nLe origini della civilt\u00e0. Una controstoria \u2013 James C. Scott<br \/>\nL\u2019anarchia selvaggia \u2013 Pierre Clastres<br \/>\nAntropologia strutturale \u2013 Claude Levi-Strauss<br \/>\n<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fonte: Critica Radicale Stefano Boni, Professore di Antropologia Culturale e Politica presso l&#8217;Universit\u00e0 di Modena e Reggio Emilia, nel suo libro Homo Comfort, traccia una linea di demarcazione netta tra la comodit\u00e0 alla quale l&#8217;uomo moderno si \u00e8 abbandonato acriticamente e l&#8217;Homo Faber, ossia l&#8217;uomo artigiano, che crea per se ci\u00f2 di cui necessita. 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