{"id":2301,"date":"2020-05-12T14:21:49","date_gmt":"2020-05-12T12:21:49","guid":{"rendered":"https:\/\/www.masonmassyjames.it\/blog\/?p=2301"},"modified":"2020-05-12T14:24:27","modified_gmt":"2020-05-12T12:24:27","slug":"2301-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.masonmassyjames.it\/blog\/2301-2\/","title":{"rendered":"Covid-19 \u00e8 stato un forte scossone?"},"content":{"rendered":"<p>Il covid-19 \u00e8 stato un forte scossone. Nonostante la mia condizione di salute in questi mesi, anche senza cercare, mi sono capitati davanti articoli, video e informazioni su questo tema. Capire questa pandemia porta necessariamente a riflettere sul nostro modo di vivere. Ho raccolto alcune di queste informazioni in questo testo. Sono tutte informazioni provenienti da esperti e divulgate da canali\u00a0<span class=\"text_exposed_show\">mainstream o riviste scientifiche.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.masonmassyjames.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/97933571_2618759165026980_5414449692773711872_n.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-2302\" src=\"https:\/\/www.masonmassyjames.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/97933571_2618759165026980_5414449692773711872_n.jpg\" alt=\"\" width=\"600\" height=\"600\" srcset=\"https:\/\/www.masonmassyjames.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/97933571_2618759165026980_5414449692773711872_n.jpg 600w, https:\/\/www.masonmassyjames.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/97933571_2618759165026980_5414449692773711872_n-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.masonmassyjames.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/97933571_2618759165026980_5414449692773711872_n-150x150.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/a><br \/>\n<strong>&gt; David Quamman (scrittore e giornalista scientifico, autore nel 2012 di \u201cSpillover\u201d) &#8211; da Il Manifesto<\/strong><br \/>\nNel suo libro \u201cSpillover\u201d l\u2019autore esamina e indaga epidemie del recente passato e singoli episodi virali confinati in alcune lontane parti del mondo. Ha unito studi e ricerche, come si uniscono le prove di un delitto e le grida di allarme di virologi ed ecologisti. E, cercando il luogo del delitto, ne ha trovati molteplici. Questi si addensano soprattutto \u201cl\u00e0 dove si abbattono gli alberi e si uccide la fauna, e i germi del posto si trovano a volare in giro come polvere che si alza dalle macerie\u201d.<br \/>\nIl problema di cui parliamo \u00e8 quello delle \u00abzoonosi\u00bb ossia il trasferimento di malattie dagli animali all\u2019uomo. Le malattie dell\u2019uomo neI 75% dei casi sono causate da trasmissioni dagli animali che trasportano patogeni quali batteri, virus, parassiti o protozoi, e nel 60% questi animali sono di origine selvatica. In condizioni ideali, dove l\u2019ambiente \u00e8 preservato in tutte le sue funzioni ecologiche complesse, le malattie infettive sono interazioni ecologiche ricorrenti: i patogeni si manifestano e si estinguono di continuo senza provocare danni. Ma le condizioni oggi non sono pi\u00f9 quelle ideali. Per cui da qualche decennio abbiamo a che fare con eventi zoonotici sempre pi\u00f9 frequenti e sempre pi\u00f9 dannosi. Dobbiamo cambiare approccio se vogliamo evitare il prossimo spillover. Invece di inseguire la malattia, bisogna evitare che si manifesti. Per fare questo bisogna frenare la fame per tutto quello che l\u2019Homo sapiens ha sviluppato. I ricercatori parlano di \u00abOne Health\u00bb, ovvero la salute dell\u2019uomo e quella della natura sono strettamente connesse, ovvero non esiste futuro per la salute dell\u2019uomo se non all\u2019interno di un Pianeta a sua volta sano.<\/p>\n<p><strong>&gt; Carl Safina (docente di Natura e umanit\u00e0 alla Stony Brook University e fondatore dell\u2019organizzazione no-profit Safina Center) \u2013 dal Messaggero<\/strong><br \/>\nCal Safina afferma che anche l\u2019uomo \u00e8 un animale e con gli animali condivide strutture fisiche, abitudini e gran parte della genetica. Fatichiamo ad accettarlo \u201cper due motivi principali. [\u2026] Il primo, evidente, \u00e8 che ci piace considerarci speciali. Il secondo \u00e8 che se noi riconoscessimo il diritto all\u2019esistenza e alla vita degli altri animali, ci\u00f2 che facciamo loro ci metterebbe in una posizione molto sconveniente. Forse perch\u00e9 riconoscendo agli altri una mente \u00e8 pi\u00f9 difficile abusare di loro?. [\u2026] Rivedere il rapporto con le altre specie, significa prima di tutto cambiare prospettiva e capire quanto loro siano simili a noi, e quanto noi lo siamo a loro.\u201d<\/p>\n<p><strong>&gt; Jane Goodall, primatologa, etologa e antropologa \u2013 da La Stampa<\/strong><br \/>\n<strong>Titolo: &lt;&lt;La mancanza di rispetto per gli animali ha causato la pandemia&gt;&gt;<\/strong><br \/>\nGoodall afferma che \u201c\u00c8 il nostro disprezzo per la natura e la nostra mancanza di rispetto per gli animali con cui dovremmo condividere il pianeta che ha causato questa pandemia, qualcosa che era stata prevista molto tempo fa. [\u2026] Perch\u00e9 mentre distruggiamo, diciamo la foresta, le diverse specie di animali nella foresta sono costrette a venire in contatto fra di loro e quindi le malattie vengono trasmesse da una specie all\u2019altra, e il secondo animale ha quindi maggiori probabilit\u00e0 di infettare gli esseri umani poich\u00e9 \u00e8 costretto a stare stretto contatto con noi\u201d.<br \/>\nGoodall punta il dito anche contro i mercati di animali selvatici ma anche contro quello che succede \u201cnelle nostre fattorie intensive in cui raggruppiamo crudelmente miliardi di animali in tutto il mondo. Queste sono le condizioni che creano un\u2019opportunit\u00e0 per i virus di saltare dagli animali attraverso la barriera delle specie verso l\u2019uomo. [\u2026] Tutti possono avere un impatto ogni singolo giorno. Se pensi alle conseguenze delle piccole scelte che fai: ci\u00f2 che mangi, da dove viene, se ha causato crudelt\u00e0 verso gli animali, \u00e8 fatto da un&#8217;agricoltura intensiva &#8211; che per lo pi\u00f9 lo \u00e8 &#8211; \u00e8 economico a causa dello schiavismo, se ha danneggiato l&#8217;ambiente nella sua produzione, quante miglia ha percorso, se hai pensato che forse potresti camminare e non prendere la tua auto, ecc.\u201d.<\/p>\n<p><strong>&gt; Moreno Di Marco, ricercatore al dipartimento Charles Darwin presso Universit\u00e0 La Sapienza \u2013 da \u201cIndovina chi viene a cena\u201d Rai3.<\/strong><br \/>\nDi Marco: \u201cLa colpa non \u00e8 degli animali selvatici, ma \u00e8 del modo in cui l\u2019uomo si interfaccia e utilizza queste specie, con la caccia, soprattutto insostenibile, di specie selvatiche e la distruzione dell\u2019habitat \u00e8 proprio il fattore che ci ha portato in situazioni come quella che abbiamo descritto prima [zoonosi e pandemia].\u201d<br \/>\nGiornalista: \u201cL\u2019antivirus sarebbe quindi non distruggere gli habitat, le foreste, per sostituirle con gli allevamenti o i campi per nutrire poi gli animali allevati, [\u2026] sgretolando gli ecosistemi prendiamo le risorse ma ci esponiamo al contagio.\u201d<br \/>\nDi Marco: \u201cLe epidemie di origine animale vanno in costante aumento, negli ultimi 20 anni c\u2019\u00e8 stata la maggior frequenza. Sicuramente una delle migliori armi a disposizione, quando parliamo di pandemia, \u00e8 quella della prevenzione, ovvero di evitare di distruggere gli habitat naturali [\u2026] perch\u00e9 la distruzione di habitat naturali, quindi per esempio la deforestazione, aumenta in maniera automatica la probabilit\u00e0 di contatto tra uomo e specie selvatiche, e anche tra bestiame e specie selvatiche, col bestiame che pu\u00f2 fare da amplificatore del rischio.\u201d<br \/>\nGiornalista: \u201cGli amplificatori che poi sono le specie allevate e sempre in aumento nonostante i segnali. [\u2026] Nel rapporto intitolato &lt;&lt;Questioni Emergenti&gt;&gt; redatto nel 2016 dall\u2019UNEP (il programma dell\u2019ONU che si occupa di ambiente) si legge che ogni 4 mesi una nuova malattia infettiva emerge nell\u2019uomo. Il rapporto spiega anche le responsabilit\u00e0 delle attivit\u00e0 umane perch\u00e9 quel 75% di tutte le malattie infettive emergenti ha, \u00e8 vero, un\u2019origine nella fauna selvatica ma il bestiame spesso funge da ponte epidemiologico fra la fauna selvatica e le infezioni umane. [\u2026] La met\u00e0 di tutti gli antibiotici nel mondo continuer\u00e0 ad essere impiegata per gli allevamenti e come si legge nel rapporto italiano del PNCAR sull\u2019antibiotico-resistenz<wbr \/>a, questo uso massiccio di antibiotici rappresenta un fattore di rischio per la selezione e diffusione di batteri resistenti sia quelli che abbiamo nel nostro intestino che quelli degli animali. Il trasferimento di batteri resistenti dagli animali all\u2019uomo pu\u00f2 avvenire per contatto diretto o mediante alimenti di origine animale. [\u2026] Il rapporto conclude che \u00e8 dimostrata la relazione tra l\u2019impiego di antibiotici negli allevamenti e lo sviluppo di antibiotico resistenza, cos\u00ec come il rischio di trasmissione di batteri resistenti all\u2019uomo.\u201d<br \/>\nUn articolo scientifico del 2018* pubblicato sul Lancet mostra che l\u2019Italia conta 10 mila morti per antibiotico-resistenza all\u2019anno, 1\/3 di tutta Europa.<\/p>\n<p><strong>&gt; Mario Tozzi, ricercatore, studioso di ambiente, geologo e divulgatore scientifico &#8211; Festival della Comunicazione di Camogli<\/strong><br \/>\n\u201c\u00c8 indubbio che le pandemie degli ultimi anni sono determinate dalle nostre azioni scriteriate sull\u2019ambiente, questo lo dicono le riviste scientifiche internazionali, gli articoli che mettono in luce una serie di passaggi che sono molto caratteristici. Il primo passo \u00e8 la deforestazione: quando tu deforesti per far spazio ad allevamenti intensivi o alle periferie delle grandi citt\u00e0, in quel momento liberi gli animali che sono i serbatoi primari di questi virus. [\u2026] Quando si parla di questo non si dovrebbe fare della facile ironia sul fatto che tutto si riconduce alle nostre attivit\u00e0 scriteriate. [\u2026] Sembra chiaro che ci sia un legame fra l\u2019inquinamento atmosferico e la diffusione dei virus e malattie respiratorie connesse a covid-19. [\u2026] Le polveri sottili, pm10 e altri nuclei di condensazione in atmosfera causati dall\u2019inquinamento sono un veicolo straordinario per questi patogeni e portano l\u2019aggravarsi delle malattie respiratorie correlate, quindi l\u2019inquinamento \u00e8 strettamente legato al propagarsi di queste malattie e questi patogeni nell\u2019aria. [\u2026] Anche qui con buona pace di chi non vorrebbe mai vedere una nostra responsabilit\u00e0 e dice &lt;&lt;Come? In passato non ci sono state pandemie, epidemie?&gt;&gt; Certo che ci sono state, ma il loro propagarsi \u00e8 sempre dipeso dagli uomini da quando sono diventati agricoltori: i cacciatori-raccoglitori non sviluppavano tante malattie, anzi, erano in perfetta forma fisica, pi\u00f9 alti di noi di media e naturalmente essendo molto pochi e diradati nel territorio non riuscivano a farsi trasmettere in maniera epidemica o pandemica le malattie dagli animali selvatici.\u201d<\/p>\n<p><strong>&gt; Estratto da The Guardian 16\/04\/2020<\/strong><br \/>\n<strong>Titolo: \u201cLa pandemia di Covid-19 mostra che dobbiamo trasformare il sistema alimentare globale\u201d<\/strong><br \/>\n<strong>di Jan Dutkiewicz, Astra Taylor e Troy Vettese<\/strong><br \/>\n<strong>Occhiello: \u201cIl nostro sistema alimentare globale, orientato al profitto, incentrato sulla carne, ci sta facendo ammalare.<\/strong><br \/>\n<strong>Abbiamo bisogno di un ripensamento radicale\u201d<\/strong><br \/>\n\u201cIl principale motore delle malattie zoonotiche \u00e8 l&#8217;agricoltura industriale degli animali. Quando la produzione alimentare invade gli habitat selvatici, crea opportunit\u00e0 per i patogeni di saltare al bestiame e poi all&#8217;uomo. L&#8217;agricoltura industriale genera anche le proprie malattie, come l&#8217;influenza suina e l&#8217;influenza aviaria, nelle fattorie infernali. E contribuisce alla resistenza agli antibiotici e ai cambiamenti climatici, entrambi i quali aggravano il problema.<br \/>\nDobbiamo avere una discussione pubblica onesta su come produrre il nostro cibo. Individualmente, dobbiamo smettere di mangiare prodotti di origine animale. Collettivamente, dobbiamo trasformare il sistema alimentare globale e lavorare per porre fine all&#8217;agricoltura animale e rilanciare gran parte del mondo. Stranamente, molte persone che non avrebbero mai sfidato la realt\u00e0 dei cambiamenti climatici si rifiutano invece di riconoscere il ruolo che il consumo di carne gioca nel mettere in pericolo la salute pubblica. Mangiare carne, a quanto pare, \u00e8 una forma socialmente accettabile di rifiuto scientifico.\u201d<\/p>\n<p><strong>&gt; Qualche altro dato da ricerche scientifiche<\/strong><br \/>\nSecondo alcuni studi*, l\u2019industria della carne \u00e8 considerata uno dei fattori primi che contribuiscono all&#8217;attuale sesta estinzione di massa.<br \/>\nIl rapporto di valutazione globale IPBES del 2019 sulla biodiversit\u00e0 e sull\u2019ecosistema ha rilevato che le industrie della carne, dei latticini e l\u2019overfishing sono i principali motori della crisi di estinzione.<br \/>\nIl rapporto del 2006 Livestock&#8217;s Long Shadow, pubblicato dalla FAO, afferma che &#8220;il settore zootecnico \u00e8 uno dei principali fattori di stress in molti ecosistemi e nel pianeta nel suo insieme. Globalmente \u00e8 una delle pi\u00f9 grandi fonti di gas serra (GHG) e uno dei principali fattori causali nella perdita di biodiversit\u00e0, e nei paesi sviluppati ed emergenti \u00e8 forse la principale fonte di inquinamento delle acque.\u201d<br \/>\nL&#8217;8 agosto 2019, l&#8217;IPCC ha pubblicato un riassunto del rapporto speciale del 2019, in cui si afferma che uno spostamento verso le diete a base vegetale contribuirebbe a mitigare i cambiamenti climatici. Secondo uno studio del 2018 sulla rivista Nature*, una significativa riduzione del consumo di carne sar\u00e0 &#8220;essenziale&#8221; per mitigare i cambiamenti climatici.<br \/>\nNel novembre 2017, 15.364 scienziati del mondo hanno firmato un Warning to Humanity chiedendo, tra le altre cose, di ridurre drasticamente il nostro consumo pro capite di carne. Un simile passaggio alle diete prive di carne appare anche come l&#8217;unica opzione sicura per nutrire una popolazione in crescita senza ulteriore deforestazione.<\/p>\n<p>&#8212;<\/p>\n<p><strong>Riflessione finale.<\/strong><br \/>\nQueste sono solo alcune delle tantissime informazioni che mi sono capitate davanti.<br \/>\nA questo punto sta solo a voi pensare che possa esistere un modo di allevare animali etico e sostenibile.<br \/>\nParliamo quindi di un modo etico di forzare un essere vivente a vivere in un luogo che non \u00e8 il suo habitat, forzarlo a riprodursi e infine togliergli la vita quando ancora giovane (perch\u00e9 non si macellano animali vecchi, in genere si fa nei primi anni di vita), tutto questo per ottenere qualcosa di cui si pu\u00f2 fare tranquillamente a meno.<br \/>\nSuperato l\u2019insuperabile scoglio etico, parliamo di un modo sostenibile di allevare miliardi di animali (una delle industrie pi\u00f9 inquinanti sulla faccia del pianeta), sostenere il loro peso in termini di consumo di terra, acqua, energia e gestione delle loro deiezioni, facendolo con una logica \u201cgreen\u201d a impatto zero, con mangimi naturali, senza sovraffollamenti e senza uso di ormoni, antibiotici, magari anche senza uso di incroci genetici come quelli che hanno trasformato i polli in esseri che non riescono pi\u00f9 nemmeno a sopportare il loro stesso peso da quanto in fretta crescono.<br \/>\nEcco, sta solo a voi pensare che possa esistere tutto questo e che sia anche logico, fattibile e giusto.<\/p>\n<p>Oppure potete arrivare alla conclusione a cui sono arrivati anche molti antispecisti: non pu\u00f2 esistere un modo equo e sostenibile di trattare gli animali come fossero dei prodotti. L\u2019allevamento etico a impatto zero \u00e8 un mito perch\u00e9 nel momento in cui io smetto di vedere nell\u2019altro animale un individuo e vedo solo qualcosa da poter usare, si \u00e8 rotto un argine che non pu\u00f2 che portare verso un unico destino, cio\u00e8 quello dello sfruttamento e quello di un mondo al collasso a causa di quello sfruttamento.<\/p>\n<p>Sia chiaro che non ho scritto questo testo perch\u00e9 penso ingenuamente che leggendo qualcuno si trasformi in antispecista, sono ben altre le informazioni e i ragionamenti che muovono un cambiamento del genere. Il mio intento qui era solo quello di dimostrare a quelli che ancora pensano che gli argomenti esposti siano \u201cdi nicchia\u201d, frutto \u201cdi propaganda vegana\u201d o che siano \u201cestremisti\u201d, che in realt\u00e0 ormai tutto questo \u00e8 di pubblico dominio e i veri estremisti sono proprio quelli che minimizzano, che non vogliono cambiare, che non vogliono rendersi conto di quello che sta accadendo, l\u2019estremismo \u00e8 aver colpevolizzato chi voleva fare sport all\u2019aperto in tempi di epidemia e non aver detto una parola sulle file interminabili al Mc Donald\u2018s appena iniziata la fase 2, l\u2019estremismo \u00e8 pensare che la nostra civilt\u00e0 possa continuare sugli stessi binari magari aggiustando solo leggermente il percorso. Ecco a questi individui voglio dire che sicuramente non cambier\u00f2 le vostre idee perch\u00e9 in larga maggioranza derivano da rifiuto della realt\u00e0, propaganda, preconcetti e paura, ma per lo meno mi aspetterei che quando incontrate qualcuno che parla di questi argomenti, che magari ha fatto delle scelte nella vita che lo portano a consumare meno acqua, terra ed energia (come ad esempio comporta la scelta vegana) o che \u00e8 critico verso le attivit\u00e0 umane e cerca di divulgare questa critica, ecco almeno potete smetterla di chiedere provocatoriamente le fonti di questi dati, di provare a mettere in luce piccole ipocrisie, insomma a fare di tutto per giustificare il vostro colpevole immobilismo e la vostra colpevole ignoranza. Potete avere almeno la decenza di tacere, chinare la testa e passare oltre.<br \/>\nSe vi sentite in colpa, iniziate a guardarvi allo specchio: \u00e8 quello che la maggior parte di seri ambientalisti, antispecisti e vegani hanno fatto.<\/p>\n<p><strong>Studi e articoli citati:<\/strong><br \/>\n\u2022 Alessandro Cassini, MD; Liselotte Diaz H\u00f6gberg, PhD; Diamantis Plachouras, PhD; Annalisa Quattrocchi, PhD; Ana Hoxha, MSc; Gunnar Skov Simonsen, PhD; et al. (2018) \u201cAttributable deaths and disability-adjusted life-years caused by infections with antibiotic-resistant bacteria in the EU and the European Economic Area in 2015: a population-level modelling analysis\u201d. Lancet. doi:10.1016\/<wbr \/>S1473-3099(18)30605-4<br \/>\n\u2022 Morell, Virginia (2015). &#8220;Meat-eaters may speed worldwide species extinction, study warns&#8221;. Science. doi:10.1126\/<wbr \/>science.aad1607.<br \/>\n\u2022 Machovina, B.; Feeley, K. J.; Ripple, W. J. (2015). &#8220;Biodiversity conservation: The key is reducing meat consumption&#8221;. Science of the Total Environment. 536: 419\u2013431. Bibcode:2015ScTEn.536..419<wbr \/>M. doi:10.1016\/<wbr \/>j.scitotenv.2015.07.022. PMID 26231772.<br \/>\n\u2022 Williams, Mark; Zalasiewicz, Jan; Haff, P. K.; Schw\u00e4gerl, Christian; Barnosky, Anthony D.; Ellis, Erle C. (2015). &#8220;The Anthropocene Biosphere&#8221;. The Anthropocene Review. 2 (3): 196\u2013219. doi:10.1177\/<wbr \/>2053019615591020.<br \/>\n\u2022 Smithers, Rebecca (5 October 2017). &#8220;Vast animal-feed crops to satisfy our meat needs are destroying planet&#8221;. The Guardian. Retrieved 3 November 2017.<br \/>\n\u2022 Carrington, Damian (October 10, 2018). &#8220;Huge reduction in meat-eating &#8216;essential&#8217; to avoid climate breakdown&#8221;. The Guardian. Retrieved October 16, 2017.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il covid-19 \u00e8 stato un forte scossone. 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