{"id":2697,"date":"2025-04-09T16:00:10","date_gmt":"2025-04-09T14:00:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.masonmassyjames.it\/blog\/?p=2697"},"modified":"2025-04-09T18:11:24","modified_gmt":"2025-04-09T16:11:24","slug":"sullia-e-il-come-si-fa-arte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.masonmassyjames.it\/blog\/sullia-e-il-come-si-fa-arte\/","title":{"rendered":"Sull&#8217;IA e il &#8220;come&#8221; si fa arte"},"content":{"rendered":"<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"Sull&#039;IA e il &quot;come&quot; si fa arte - MMJ Podcast 2.6\" width=\"500\" height=\"281\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/mVdbMV7jPD8?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p>L&#8217;intelligenza artificiale \u00e8 uno tsunami che gi\u00e0 in molti definiscono inarrestabile.<br \/>\nSta gi\u00e0 cambiando drasticamente il mondo attorno a noi e lo far\u00e0 a ritmi sempre pi\u00f9 importanti. Cambia e cambier\u00e0 anche come concepiamo l&#8217;arte.<\/p>\n<p>Cos\u00ec come lo smartphone ha dato la possibilit\u00e0 di scattare foto anche a chi non sa nulla di fotografia, allo stesso modo l&#8217;intelligenza artificiale far\u00e0 generare canzoni a chi non sa nulla di musica n\u00e9 sa suonare, far\u00e0 generare film a chi non sa nulla di cinema n\u00e9 usare una videocamera, e cos\u00ec via.<br \/>\nNon solo, le tempistiche e il numero di persone coinvolte nel processo di creazione si riducono drasticamente. Quello che prima richiedeva mesi di lavoro e un team di specialisti, oggi pu\u00f2 essere realizzato in poche ore da un singolo individuo, semplicemente chiedendo qualcosa a una IA che far\u00e0 il lavoro al posto nostro.<\/p>\n<p>Le reazioni davanti a questo scenario sono molte e variegate. Io vorrei soffermarmi su una in particolare e ragionarci su.<\/p>\n<p>Premetto che sono uno sviluppatore informatico ma sono anche quello che si potrebbe definire un artista: negli anni mi sono cimentato, sia per lavoro che per passione, con molte forme d\u2019arte come la musica, la fotografia, il cinema e la scrittura. Ritengo comunque che i ragionamenti che propongo vadano al di l\u00e0 di chi sono, cosa faccio e della mia specifica esperienza.<\/p>\n<p>Tornando all\u2019IA, quindi, c\u2019\u00e8 chi pensa che questa tecnologia e i suoi cambiamenti saranno, appunto, inarrestabili e che l&#8217;unica salvezza da questo tsunami, per non sparire, per continuare ad avere un peso e un senso a livello artistico ma anche lavorativo, sia puntare sulle idee, sulla sensibilit\u00e0, riuscire a dare il proprio contributo umano, di esperienza, cio\u00e8 quello che una macchina non pu\u00f2 apportare, perch\u00e9 in fondo sono le idee che contano e non come le realizziamo. Insomma, se un&#8217;idea artistica \u00e8 buona, non conta come la realizzi.<br \/>\nConta cosa fai, non come.<\/p>\n<p>E io mi chiedo: come siamo arrivati a questo? In che modo siamo riusciti a disinteressarci di come facciamo le cose?<br \/>\nIl come si fa qualcosa \u00e8 tanto importante quanto il cosa si fa, e aggiungerei anche perch\u00e9 lo si fa. Questo vale in generale, ma ancora di pi\u00f9 nell&#8217;arte.<\/p>\n<p>Sia ben inteso, io non sono un sostenitore dell\u2019\u201despertismo\u201d, cio\u00e8 non penso che se non hai studiato allora certamente non hai nulla da dire di interessante. Anzi, credo che non di rado lo studio e la cultura rappresentino delle barriere alla creativit\u00e0 e possano creare dei paraocchi.<br \/>\nNon credo nemmeno che qualcosa non abbia valore se non \u00e8 difficile da compiere, e non sono nemmeno schiavo del culto del sacrificio. No, sono tutte cose estremamente lontane da me.<br \/>\nAnzi, a prescindere, ritengo una cosa positiva se pi\u00f9 persone possono creare arte.<br \/>\nInfatti qui sto parlando di altro. Parlo dell&#8217;importanza del \u201ccome\u201d si fa qualcosa.<\/p>\n<p>Il modo in cui si fa qualcosa non \u00e8 neutrale, cos\u00ec come non lo \u00e8 la tecnologia con cui lo si fa. I mezzi che usiamo ci formano come artisti e come fruitori dell&#8217;arte. In generale, il come e il cosa sono parte di un tutto che non pu\u00f2 essere scisso, e questo legame nell\u2019arte \u00e8 ancora pi\u00f9 profondo.<\/p>\n<p>Quindi l\u2019intelligenza artificiale, e la tecnologia in generale, ci sta privando del come facciamo le cose. Puntiamo a un futuro in cui tra l&#8217;idea artistica che abbiamo in testa e la sua manifestazione possa esserci solo un click. Il percorso, soprattutto fisico, che mette a contatto l\u2019artista con le cose vere di una data forma d&#8217;arte si sta accorciando e a un certo punto sar\u00e0 completamente sparito. \u00c8 tutto sempre pi\u00f9 mediato, effimero, volatile, veloce e per questo, mi spiace dirlo, anche finto.<\/p>\n<p>L&#8217;arte ha bisogno della fisicit\u00e0 del proprio corpo che interagisce con degli strumenti sia nella fase di creazione che di fruizione.<br \/>\nL&#8217;arte non pu\u00f2 prescindere dal come viene creata cos\u00ec come il fruirne non pu\u00f2 prescindere dal come la si fruisce. Ascoltare 10 secondi di una canzone in metro, dagli speaker di un cellulare, non \u00e8 come ascoltare un intero brano con un impianto stereo o magari a un concerto.<br \/>\nE lo vediamo chiaramente attorno a noi come la tecnologia ha stravolto il modo in cui fruiamo, ad esempio, della musica: ai concerti si vedono distese di schermi illuminati tenuti in mano da persone ferme, che non sono davvero l\u00ec. L\u2019esperienza \u00e8 stata sostituita dal bisogno di documentarla attraverso uno strumento.<br \/>\nStiamo sempre pi\u00f9 dimenticando quello che conta davvero.<\/p>\n<p>Mi rendo conto che c&#8217;\u00e8 bisogno di avere uno sguardo pi\u00f9 ampio possibile e mente aperta.\u00a0<br \/>\nPrendiamo per esempio la fotografia (ambito che mi \u00e8 particolarmente familiare): riesco a mettere nella giusta prospettiva il fatto che chi usa una macchina fotografica digitale oggi possa tendere a sminuire la fotografia fatta con uno smartphone; cos\u00ec come chi usava una macchina a pellicola aveva degli argomenti per sminuire la fotografia fatta con una macchina digitale; e cos\u00ec via, fino a chi la pellicola doveva crearsela da solo e per fare il fotografo dovevi essere anche un chimico\u2026 messa in questa prospettiva potremmo dire che nessuno ha \u201cragione\u201d, cio\u00e8 non esiste una forma pura di fotografia, ma ogni epoca ha avuto i propri mezzi con cui si facevano fotografie e non c\u2019\u00e8 un momento in cui si pu\u00f2 dire \u201cecco, da qui in poi non \u00e8 pi\u00f9 fotografia\u201d.<br \/>\nE sono d&#8217;accordo. Io infatti non parlo di purezza. Non sono cos\u00ec miope da pensare che l\u2019epoca della \u201cvera\u201d arte, con la giusta dose di tecnologia era, guarda caso, proprio la mia epoca, gli strumenti che io ho usato, il modo in cui io ho fatto fotografia, dimostrando quindi che si tratta della visione di qualcuno che semplicemente non capisce i tempi che cambiano e rimpiange un sistema di cose con cui \u00e8 cresciuto, che quindi trova comodo e sensato mentre ne non accetta il cambiamento.<br \/>\nNo. Magari fosse questo. Mi piacerebbe essere cos\u00ec miope.<br \/>\nRiconosco perfettamente questo problema e sono perfettamente conscio che non esista un prima e un dopo, un confine, non c&#8217;\u00e8 un punto in cui la tecnologia ha ucciso l\u2019arte e, la fotografia in questo esempio, abbia smesso di essere tale, ma si tratta piuttosto di una infinita \u201cscala di grigi\u201d in evoluzione.<\/p>\n<p>Ok, ci siamo. Ma non possiamo, in virt\u00f9 dell&#8217;accettazione dell&#8217;esistenza di questa \u201cscala di grigi\u201d, non vedere a cosa questo stia portando. Non possiamo fingere che questo processo sia neutro solo perch\u00e9 non si individua uno scalino netto.<\/p>\n<p>Facciamo un altro esempio, al di fuori dell\u2019arte: un lungo viaggio. Potremmo fare un discorso analogo rispetto a quello fatto con la fotografia: il come si viaggia \u00e8 fondamentale, non conta solo la meta.\u00a0<br \/>\nPoniamo quindi di dover fare un lungo viaggio\u2026 Roma-Pechino. Sarebbe una grande esperienza fare un tale viaggio in aereo, ma immaginiamo quante infinite esperienze in pi\u00f9 vivrebbe chi facesse lo stesso viaggio in treno. Sarebbe qualcosa di completamente diverso.<br \/>\nE qui potremmo dire di nuovo: e allora chi facesse quel viaggio in auto? E chi lo faceva a cavallo? E a piedi?<br \/>\nAnche qui troviamo quindi una \u201cscala di grigi\u201d, siamo d\u2019accordo. E sarebbe assurdo tracciare una linea affermando che questo \u00e8 viaggiare e quello no. Ma se continuo ad alzare l\u2019asticella tecnologica e la velocit\u00e0 del \u201cviaggio\u201d, a un certo punto avremo il teletrasporto, o addirittura la possibilit\u00e0 di proiettarsi olograficamente in un luogo senza lasciare la propria casa\u2026 e a un certo punto non saremo pi\u00f9 in grado di definire quell\u2019azione come \u201cviaggio\u201d, non importa quanto \u201cgradualmente\u201d ci siamo arrivati. Semplicemente non lo \u00e8 pi\u00f9. Non ha pi\u00f9 le caratteristiche fondamentali che lo definivano.<\/p>\n<p>La digitalizzazione, la smaterializzazione degli strumenti, dei supporti, la velocit\u00e0 e facilit\u00e0 con cui si produce\u2026 davvero pensiamo che tutto questo non influisca anche sul cosa e sul perch\u00e9 facciamo arte?\u00a0<\/p>\n<p>Allora proviamo a spingerci fino alla fine di questa \u201cscala di grigi\u201d: immaginiamo un futuro in cui arriveremo a pensare a un prodotto artistico, che so, una canzone, e\u2026 stop, basta, la canzone \u00e8 gi\u00e0 pronta, finita, arrangiata, mixata e masterizzata. \u00c8 bastato pensarla. Non solo, andiamo oltre: il solo pensarla l\u2019ha gi\u00e0 trasferita nella mente del fruitore, perch\u00e9 non ci saranno pi\u00f9 ingombranti e scomodi dispositivi.\u00a0<br \/>\nSe davanti a uno scenario simile non si avverte un brivido di terrore, non so cos\u2019altro possa farlo. Certo \u00e8 uno scenario estremo, ma non \u00e8 possibile non vedere che il trend attuale punta direttamente verso questo, cio\u00e8 alla disgregazione delle procedure pratiche, tattili, sensoriali, vive e vere del fare arte arrivando alla disgregazione dell\u2019arte stessa.<\/p>\n<p>Dobbiamo riflettere sulle conseguenze del fatto che tra l\u2019ideazione di un\u2019opera artistica e la sua realizzazione ci sono sempre meno cose, meno processi, meno persone. Uno scenario che non solo \u00e8 desolante, ma dovrebbe spingere a riflettere su dove si trovi l\u2019arte, cosa sia. Posso essere in grado di immaginare le basi di un romanzo nella mia mente, o pensare a come potrei dipingere una tela, o ancora visualizzare delle scene di un film. Questo fa di me un artista? Il solo aver vagamente immaginato tutto questo? L\u2019arte basta pensarla?<br \/>\nOppure l\u2019arte prevede anche quella parte di canalizzazione dell\u2019idea, della sensibilit\u00e0, del bisogno di comunicare qualcosa attraverso gli strumenti e i gesti che poi effettivamente creano l\u2019opera? Beh, tutta questa fase sar\u00e0 presto sostituita da un prompt da passare a una IA.<\/p>\n<p>Questo non solo ci priver\u00e0 del come facciamo arte, ma avr\u00e0 molte altre conseguenze che per brevit\u00e0 evito di analizzare qui, ma pensiamo brevemente anche solo all\u2019isolamento e all\u2019omologazione. Perch\u00e9 ogni cosa che chiediamo di fare all\u2019IA non la stiamo chiedendo a un altro umano, diminuendo drasticamente la coesione e la collaborazione tra artisti dalla quale sono sempre nate cose nuove e inaspettate. Ogni cosa che chiediamo all\u2019IA creer\u00e0 omologazione: pensiamo a un movimento di macchina da presa, una melodia di sax, una pennellata. Per quanto le \u201clibrerie\u201d di questi strumenti siano vaste, non sostituiranno mai le infinite variabili del caso, della pratica, della realt\u00e0, persino dell\u2019errore che si verificano quando si deve fare (o far fare) davvero quel movimento di macchina, quella melodia di sax, quella pennellata. La velocit\u00e0 e la sintassi dei contenuti generati dalle IA diventeranno uno standard talmente vincolante che chi se ne discoster\u00e0, diventer\u00e0 semplicemente obsoleto e sar\u00e0 una voce inascoltata.\u00a0<br \/>\nIn termini pi\u00f9 filosofici, stiamo assistendo non allo svincolamento dall\u2019<i>hic et nunc<\/i> dell\u2019arte, come teorizzato da qualcuno di fronte alla riproducibilit\u00e0 tecnica delle opere, ma alla sua completa disgregazione ancor prima che l\u2019opera sia terminata. Insomma, un\u2019epoca in cui l\u2019arte nasce senza unicit\u00e0, senza trascendenza, senza amore, senza sudore, che non \u00e8 un sudore inteso come fatica, ma quello stesso tipo di sudore che bagnerebbe il corpo di chi crea una vita facendo sesso.<\/p>\n<p>Non dobbiamo nemmeno incorrere nell\u2019ingenuit\u00e0 di pensare che l\u2019IA sia solo uno strumento che semplicemente aggiunger\u00e0 delle possibilit\u00e0 che potranno essere usate oppure no, liberamente. Oltre alla gi\u00e0 affrontata tendenza all\u2019omologazione per questioni di mercato, di tempistiche di produzione e di pigrizia del fruitore, in generale, le tecnologie dirompenti non aggiungono mai semplicemente delle opzioni, ma tendono a sostituire quelle esistenti e cambiano radicalmente tutto ci\u00f2 che vi \u00e8 connesso. Pensiamo ai social, allo smartphone: questi strumenti, coi quali possiamo contattare chiunque in qualunque momento, avrebbero dovuto aggiungere questa fantasmagorica possibilit\u00e0 alle nostre vite, e hanno invece ridotto drasticamente la nostra socialit\u00e0 sia in termini di qualit\u00e0 che quantit\u00e0. Non c\u2019\u00e8 motivo di pensare che per l\u2019IA non si verificher\u00e0 uno scenario simile.<br \/>\nNon possiamo fingere che i vantaggi forniti dalla tecnologia non abbiano un costo. Dobbiamo assumerci la responsabilit\u00e0, come individui e come parte della societ\u00e0, di immaginarci il futuro e chiederci se ne vale la pena, perch\u00e9 nessuno ci porr\u00e0 questa domanda, cos\u00ec come non ci \u00e8 mai stata posta nella storia quando una grande invenzione ha modificato radicalmente le nostre vite.<\/p>\n<p>Non \u00e8 un caso che proprio gli artisti si siano accorti, pi\u00f9 di altri, del pericolo rappresentato dall\u2019IA, non perch\u00e9 siano pi\u00f9 egocentrici o pi\u00f9 \u201cboomer\u201d rispetto ad altri attori in gioco il cui futuro verr\u00e0 fortemente impattato da questa tecnologia, ma proprio per il motivo che mi ha spinto a scrivere questo testo: gli artisti capiscono meglio di altre categorie quanto conti il come si fa qualcosa. Credo servirebbe amore e passione per fare qualsiasi cosa, anche un chiodo, ma \u00e8 chiaro che se posso creare un chiodo in met\u00e0 del tempo, sar\u00f2 portato a vederne solo i benefici. Quando, per\u00f2, ad essere accorciati, fino ad essere denaturati o sparire, sono i processi della creazione artistica, quelli che legano gli artisti alla propria passione nella quale riversano la propria sensibilit\u00e0, allora diventa molto pi\u00f9 chiaro cosa si sta davvero perdendo e non solo nell\u2019arte\u2026 In un mondo sempre pi\u00f9 orientato all\u2019immediatezza, al risultato, al produttivismo, siano fottutamente \u201cbenedetti\u201d coloro che piantano i piedi anche solo per dire \u201caspettate un attimo, cosa ci stiamo perdendo?\u201d.\u00a0<\/p>\n<p>Credo che non accorgersi della direzione intrapresa, rimanendo abbagliati dai soli vantaggi forniti dall\u2019IA, sia un\u2019ingenuit\u00e0 madornale che ci sta impedendo di renderci conto che la linfa di tutto ci\u00f2 che c&#8217;\u00e8 di bello e creativo sta venendo drenata fuori dalle nostre menti e dai nostri cuori per finire non so dove, forse nel freddo transistor di qualche sperduto capannone usato come data-center o forse su una buffa chiavetta USB usata come portachiavi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;intelligenza artificiale \u00e8 uno tsunami che gi\u00e0 in molti definiscono inarrestabile. 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