{"id":2858,"date":"2026-02-06T18:35:48","date_gmt":"2026-02-06T17:35:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.masonmassyjames.it\/blog\/?p=2858"},"modified":"2026-02-06T18:43:26","modified_gmt":"2026-02-06T17:43:26","slug":"la-resistenza-nonviolenta-e-piu-efficace-della-lotta-violenta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.masonmassyjames.it\/blog\/la-resistenza-nonviolenta-e-piu-efficace-della-lotta-violenta\/","title":{"rendered":"La resistenza nonviolenta \u00e8 pi\u00f9 efficace della lotta violenta"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.masonmassyjames.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Immagine-2026-02-06-182806.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-2859\" src=\"https:\/\/www.masonmassyjames.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Immagine-2026-02-06-182806.jpg\" alt=\"\" width=\"1465\" height=\"989\" srcset=\"https:\/\/www.masonmassyjames.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Immagine-2026-02-06-182806.jpg 1465w, https:\/\/www.masonmassyjames.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Immagine-2026-02-06-182806-300x203.jpg 300w, https:\/\/www.masonmassyjames.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Immagine-2026-02-06-182806-1024x691.jpg 1024w, https:\/\/www.masonmassyjames.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Immagine-2026-02-06-182806-768x518.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1465px) 100vw, 1465px\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/www.masonmassyjames.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Immagine-2026-02-06-182850.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-2860\" src=\"https:\/\/www.masonmassyjames.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Immagine-2026-02-06-182850.jpg\" alt=\"\" width=\"1455\" height=\"977\" srcset=\"https:\/\/www.masonmassyjames.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Immagine-2026-02-06-182850.jpg 1455w, https:\/\/www.masonmassyjames.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Immagine-2026-02-06-182850-300x201.jpg 300w, https:\/\/www.masonmassyjames.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Immagine-2026-02-06-182850-1024x688.jpg 1024w, https:\/\/www.masonmassyjames.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Immagine-2026-02-06-182850-768x516.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1455px) 100vw, 1455px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Erica Chenoweth, politologa americana e docente di politiche pubbliche presso la Harvard Kennedy School e il Radcliffe Institute for Advanced Study, era una dottoranda in scienze politiche nel 2006. La sua tesi verteva sul come e perch\u00e9 la gente usa la violenza per ottenere cambiamenti politici nel proprio paese. All&#8217;epoca era fermamente convinta che la forza delle armi e l\u2019uso della violenza fossero gli unici metodi efficaci soprattutto in contesti estremi come regimi dittatoriali e simili.<\/p>\n<p>Successivamente fu invitata a un workshop organizzato dall\u2019International Center on Nonviolent Conflict dove si confront\u00f2 con chi, a differenza di lei, sosteneva che il modo migliore per ottenere cambiamenti politici \u00e8 attraverso la resistenza nonviolenta o la disobbedienza civile.<br \/>\nIl confronto si concluse con Maria Stephan che le propose di mettere alla prova le sue opinioni studiando la cosa scientificamente, empiricamente.<\/p>\n<p>Nessuno aveva mai fatto una ricerca sistematica di questo tipo su questo argomento.<br \/>\nErica Chenoweth accett\u00f2 e per due anni ha analizzato i dati di tutte le maggiori campagne politiche violente e nonviolente nel mondo dal 1900 al 2006. Ha pubblic\u00f2 poi i risultati di questa ricerca con la stessa Maria Stephan come co-autrice.<br \/>\nI dati raccolti la lasciarono a bocca aperta al punto da farle cambiare completamente idea.<\/p>\n<p>Le evidenze mostrano che le campagne nonviolente hanno un rateo di successo pi\u00f9 che doppio rispetto a quelle violente.<br \/>\nE questa differenza \u00e8 in crescita vertiginosa col passare del tempo facendo rilevare che le campagne nonviolente sono sempre pi\u00f9 numerose e vincenti mentre quelle violente sono sempre pi\u00f9 rare e infruttuose.<br \/>\nI dati mostrano che questa situazione \u00e8 valida anche in contesti politici estremamente brutali e autoritari nei quali lei si aspettava la nonviolenza fallisse.<\/p>\n<p>A questo punto c\u2019\u00e8 da chiedersi perch\u00e9 la resistenza civile e nonviolenta sia cos\u00ec tanto pi\u00f9 efficace della lotta violenta.<\/p>\n<p>Un primo punto importante \u00e8 che le tattiche nonviolente possono essere molto semplici e poco dispendiose da portare avanti, possono anche essere molto variegate e, per questo, tremendamente difficili da controllare e reprimere da parte del potere. Inoltre, \u00e8 quasi impossibile creare una narrazione che porti le persone ad allontanarsene o osteggiarle.<br \/>\nLe azioni violente, come gli scontri di piazza, hanno caratteristiche diametralmente opposte.<\/p>\n<p>La violenza esercitata da un regime autoritario tende a ritorcersi contro l&#8217;oppressore stesso quando colpisce movimenti di opposizione pacifici poich\u00e9 la natura nonviolenta della protesta innesca un potente effetto boomerang che delegittima il potere e ne amplifica il dissenso. <br \/>\nCon movimenti di opposizione violenti accade esattamente il contrario e l\u2019utilizzo della forza da parte dello stato pu\u00f2 essere pi\u00f9 facilmente fatto passare come giustificato.<br \/>\nLa repressione di campagne pacifiche attira un sostegno popolare sempre pi\u00f9 vasto e provoca fratture interne tra i sostenitori delle \u00e9lite, isolando il regime, sia internamente che a livello internazionale, trasformando l&#8217;aggressione in un volano per il cambiamento politico.<\/p>\n<p>Io penso che la crescente differenza in termini di successo tra le campagne violente e nonviolente nel tempo vada probabilmente imputata principalmente all\u2019aumentare in termini numerici e qualitativi della forza offensiva\/repressiva di governo e istituzioni.<br \/>\nChiaramente, le forze messe in campo nei primi del Novecento non comprendevano certo cose come droni, riconoscimento facciale o sorveglianza di massa. Le tecnologie e le strategie usate dal potere oggi sono tremendamente pi\u00f9 efficaci e capillari. Anche questo contribuisce al fallimento dello scontro violento.<\/p>\n<p>Ma il punto chiave che emerge nella ricerca \u00e8 il numero di persone coinvolte.<br \/>\nLo studio ha dimostrato che, per attuare un cambiamento politico rilevante, come il rovesciamento di un governo, occorre il coinvolgimento di circa il 3,5% della popolazione. Ebbene, le campagne che hanno coinvolto almeno quella percentuale di gente erano tutte nonviolente. Queste ultime, infatti, contano in media 4 volte pi\u00f9 persone coinvolte rispetto a quelle violente.<\/p>\n<p>Le lotte nonviolente sono anche quelle pi\u00f9 inclusive e rappresentative in termini di razza, sesso, et\u00e0, classe dei partecipanti. Ovviamente, commettere azioni violente restringe enormemente il bacino di persone componendosi principalmente di gente in salute e in una certa fascia di et\u00e0. Azioni come il boicottaggio o la disobbedienza civile, ad esempio, possono essere sostenute anche da disabili o da bambini.<\/p>\n<p>Il coinvolgimento di molte persone garantisce sia una pi\u00f9 alta efficacia delle azioni stesse, sia la possibilit\u00e0 di coinvolgere individui all&#8217;interno di punti chiave del sistema come i media, le forze armate o le istituzioni.<br \/>\nLe azioni nonviolente possono recidere la connessione tra le persone e il potere, ed \u00e8 importante perch\u00e9 sono le persone a far funzionare il potere, sia in termini pratici che ideologici. Coinvolgere le persone, quindi, \u00e8 fondamentale per far tremare davvero i pilastri su cui si regge un potere.<\/p>\n<p>Analisi statistiche condotte su diversi casi studio dimostrano che le mobilitazioni nonviolente sono pi\u00f9 efficaci nel colpire duramente il potere, riuscendo a sottrarre al regime il sostegno dei suoi apparati chiave e dei suoi alleati storici. Al contrario, l&#8217;uso della forza da parte degli insorti produce un effetto compattante sulle istituzioni, che tendono a rafforzare la propria coesione e a intensificare la repressione, spesso trovando una parvenza di legittimit\u00e0 e sostegno nell&#8217;opinione pubblica, che percepisce la reazione statale come una necessaria difesa dell&#8217;ordine. Questi dati trovano conferma nei risultati storici, dove oltre il 75% delle rivolte violente si concludono con una sconfitta o in uno stallo logorante, mentre la maggior parte delle iniziative nonviolente riesce a raggiungere i propri obiettivi.<\/p>\n<p>Pensare di non rivolgersi alla gente per coinvolgerla nella lotta e rinunciare cos\u00ec ad arrivare a una percentuale di persone significativa \u00e8 un fallimento in partenza. Non solo, rappresenta anche una mentalit\u00e0 elitaria e in qualche modo classista, escludente, che si auto ghettizza e si relega ai margini senza mai fare la differenza che serve.<\/p>\n<p>Erica Chenoweth si \u00e8 chiesta perch\u00e9 fosse cos\u00ec facile e confortante pensare che la violenza funziona e perch\u00e9 fosse cos\u00ec semplice accettare la violenza come unica via d&#8217;uscita, qualcosa che capita automaticamente a causa degli eventi o delle necessit\u00e0.<br \/>\nLa studiosa pensa che tutto dipenda dalla cultura dominante che celebra continuamente la guerra, considera chi combatte, come fosse un eroe, spingendoci a vedere la violenza come sinonimo di coraggio e portandoci a credere che non c&#8217;\u00e8 vittoria senza bagno di sangue. <br \/>\nLa realt\u00e0 \u00e8 l&#8217;opposto.<\/p>\n<p>Il titolo di questo studio \u00e8 \u201cWhy Civil Resistance Works\u201d e le conclusioni sono evidenti: la resistenza civile nonviolenta funziona, sia in termini di ottenimento di obbiettivi strategici sia in termini di promozione di benessere a lungo termine delle societ\u00e0 in cui le campagne si verificano. L\u2019insurrezione violenta, d\u2019altro canto, ha un triste record su entrambi i fronti.<\/p>\n<p>E questo con buona pace di chi vede la lotta violenta come mezzo valido e fruttuoso (se non l\u2019unico) per ottenere vittorie politiche, rifacendosi pedissequamente e in maniera miope a scritti e specifiche lotte avvenute pi\u00f9 di cento anni fa, in contesti socio-tecnologici che non hanno alcuna attinenza con quelli attuali e con l\u2019odierna asimmetria di potere e di controllo; arrivando a costruire un\u2019intera cosmogonia di bolle cognitive per non mettere in discussione questa modalit\u00e0 di lotta; arrivando a non vedere quanto sia controproducente e quanto i poteri ne siano favoriti nel lungo termine; arrivando persino a irridere, offendere ed escludere chi muove una critica in tal senso.<\/p>\n<p>Dobbiamo iniziare quindi a rifiutare questo ridicolo e controproducente dogma mitologico dell&#8217;eroe che si sacrifica, buttarlo nel cesso e iniziare a coltivare l&#8217;idea (molto meno affascinante ma molto pi\u00f9 realistica ed efficace) che serva una lotta intelligente, strategica e senza risvolti egoici.<\/p>\n<p>Occorre anche chiedersi perch\u00e9 e con quale scopo si combatte un potere.<br \/>\nSe lo si fa per restare ai margini di una societ\u00e0 che non cambier\u00e0 mai e ripetere le stesse azioni, largamente previste e persino anelate dal potere stesso, allora si pu\u00f2 continuare a cercare lo scontro violento con le forze armate senza farsi troppe domande.<br \/>\nSe invece si tratta di costruire una vera alternativa, far cambiare le cose, disinnescare il potere e fare la differenza, allora \u00e8 indispensabile coinvolgere le persone col dialogo e la divulgazione, convincendole delle nostre ragioni creando un fronte inarrestabile ed \u00e8 necessario pensare ad azioni diverse, variegate, furbe, che si basino sulla controcultura, sul boicottaggio, sulle dimostrazioni, sulla resistenza civile o persino su nuove strategie mai tentate sinora.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Erica Chenoweth, politologa americana e docente di politiche pubbliche presso la Harvard Kennedy School e il Radcliffe Institute for Advanced Study, era una dottoranda in scienze politiche nel 2006. 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