{"id":2866,"date":"2026-02-13T19:20:21","date_gmt":"2026-02-13T18:20:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.masonmassyjames.it\/blog\/?p=2866"},"modified":"2026-02-13T19:20:21","modified_gmt":"2026-02-13T18:20:21","slug":"la-risposta-e-la-domanda","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.masonmassyjames.it\/blog\/la-risposta-e-la-domanda\/","title":{"rendered":"La risposta \u00e8 la domanda"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.masonmassyjames.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/giovanni-cordioli-mlWUySPzWas-unsplash-scaled.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-2867\" src=\"https:\/\/www.masonmassyjames.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/giovanni-cordioli-mlWUySPzWas-unsplash-scaled.jpg\" alt=\"\" width=\"2560\" height=\"1707\" srcset=\"https:\/\/www.masonmassyjames.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/giovanni-cordioli-mlWUySPzWas-unsplash-scaled.jpg 2560w, https:\/\/www.masonmassyjames.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/giovanni-cordioli-mlWUySPzWas-unsplash-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.masonmassyjames.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/giovanni-cordioli-mlWUySPzWas-unsplash-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.masonmassyjames.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/giovanni-cordioli-mlWUySPzWas-unsplash-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.masonmassyjames.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/giovanni-cordioli-mlWUySPzWas-unsplash-1536x1024.jpg 1536w, https:\/\/www.masonmassyjames.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/giovanni-cordioli-mlWUySPzWas-unsplash-2048x1365.jpg 2048w\" sizes=\"auto, (max-width: 2560px) 100vw, 2560px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Lo so, il detto recita \u201cLa risposta \u00e8 NELLA domanda\u201d. Ma non ho sbagliato: sto affrontando un tema diverso.<\/p>\n<p>Il fatto \u00e8 che molti degli interrogativi filosofici pi\u00f9 profondi sono, e devono rimanere, senza risposta. Non \u00e8 un difetto. Non \u00e8 un problema. \u00c8 giusto che sia cos\u00ec.<br \/>\n\u00c8 giusto e sano.<br \/>\nPerch\u00e9 il punto non \u00e8 trovare una risposta, ma porsi la domanda.<\/p>\n<p>Le leggi della logica, dell&#8217;oggettivismo, dei valori assoluti, fino ai dogmi, ma anche lo scientismo, il produttivismo e il pragmatismo ci impongono di rifuggire da domande senza risposta, considerati meri giochetti filosofici di gente che ha tempo da perdere, mentre gli altri lavorano su cose serie.<\/p>\n<p>La strada che si \u00e8 creata, una superstrada, conduce inevitabilmente verso risposte sempre pi\u00f9 a portata di mano, veloci, rapide, semplici, preconfezionate, algoritmiche, spesso addirittura in assenza di domande.<br \/>\nServe un martello che pianti un chiodo. Non serve chiedersi se quel chiodo vada piantato, n\u00e9 tantomeno chiedersi perch\u00e9 si dovrebbe piantare un chiodo. Si arriva a sapere tutto di quel martello: marca, dimensioni, prezzo, storia, di cosa \u00e8 fatto il manico, di cosa \u00e8 fatta la testa, quanto pesa, la forza che pu\u00f2 imprimere. Ma nessuno si chiede perch\u00e9 abbiamo un martello in mano.<br \/>\nSiamo diventati esperti dell&#8217;oggetto, ma analfabeti dello scopo.<\/p>\n<p>&#8220;Perch\u00e9 si pu\u00f2 fare&#8221; sembra l&#8217;unico perch\u00e9 concesso, ma \u00e8 una risposta, un imperativo, non una domanda. Una risposta implicita che fa rima con \u201cobbedire al sistema\u201d e filosoficamente funzionale quanto un manichino da crash test messo al volante di tutto il complesso tecno-industriale.<\/p>\n<p>Ho spesso definito quest&#8217;epoca come post-contesto in quanto i media (soprattutto i social) hanno definitivamente sradicato il contesto dalla comunicazione avvelenandola, rendendola un&#8217;arma che porta tutti al conflitto attraverso l&#8217;incomprensione di massa, in una versione moderna e digitale di una eterna Babele. <br \/>\nIn maniera non dissimile, e probabilmente condividendo le stesse radici, questa \u00e8 un&#8217;epoca anche post-domanda.<br \/>\nSapere qualcosa senza chiedersi perch\u00e9 \u00e8 una forma di analfabetismo estremamente subdola molto peggiore del cosiddetto analfabetismo funzionale.<\/p>\n<p>Chiedersi perch\u00e9 \u00e8 una palestra per la mente, per l&#8217;etica e per la morale. Esercita i muscoli della coscienza. Aumenta la resistenza al conformismo e alla propaganda.<br \/>\nLa societ\u00e0 sobilla alle nostre orecchie che tutto questo esercizio non serve, e invita a banchettare al fast food delle risposte.<\/p>\n<p>Vogliamo solo certezze, purch\u00e9 sia certa la loro spendibilit\u00e0 nella societ\u00e0. Con quelle risposte ci costruiamo delle bolle e proviamo a viverci dentro nel comfort dell&#8217;autoconferma. Bolle con pareti sottilissime che diventano, a nostra insaputa, i limiti della nostra coscienza. Da dentro non ne vediamo nemmeno i confini come pesci dentro un aquario.<br \/>\nLe domande critiche possono valere solo per le bolle altrui e solo se servono a non farci vedere quanto \u00e8 sottile la parete della nostra bolla. <br \/>\nBolle su bolle, in frattali infiniti costruiscono palazzi immensi che alla sola domanda &#8220;perch\u00e9?&#8221; si disperdono in mille goccioline portate via dal vento.<\/p>\n<p>Torniamo a farci domande, anche le pi\u00f9 stupide. Sommergiamoci di dubbi. Rischiamo persino di rimanere immobili, inebetiti, al bordo della superstrada mentre il mondo ci sfreccia sopra a velocit\u00e0 esponenziale accusandoci di essere luddisti, inutili, retrogradi. Rischiamo pure di essere quegli individui accusati di non capire il mondo che cambia. Se l&#8217;unico modo di tentare di ridare un senso alle cose \u00e8 fermare il mondo, per quanto assurdo, per quanto possiamo essere da soli, fermiamoci.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lo so, il detto recita \u201cLa risposta \u00e8 NELLA domanda\u201d. Ma non ho sbagliato: sto affrontando un tema diverso. Il fatto \u00e8 che molti degli interrogativi filosofici pi\u00f9 profondi sono, e devono rimanere, senza risposta. Non \u00e8 un difetto. Non \u00e8 un problema. \u00c8 giusto che sia cos\u00ec. \u00c8 giusto e sano. 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