{"id":2874,"date":"2026-04-02T19:49:19","date_gmt":"2026-04-02T17:49:19","guid":{"rendered":"https:\/\/www.masonmassyjames.it\/blog\/?p=2874"},"modified":"2026-04-11T15:49:19","modified_gmt":"2026-04-11T13:49:19","slug":"antispecismo-per-far-cessare-ogni-ingiustizia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.masonmassyjames.it\/blog\/antispecismo-per-far-cessare-ogni-ingiustizia\/","title":{"rendered":"Antispecismo per far cessare ogni ingiustizia"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.masonmassyjames.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/umanita-nova-massimo-geloni.jpeg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-2875\" src=\"https:\/\/www.masonmassyjames.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/umanita-nova-massimo-geloni.jpeg\" alt=\"\" width=\"1600\" height=\"1204\" srcset=\"https:\/\/www.masonmassyjames.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/umanita-nova-massimo-geloni.jpeg 1600w, https:\/\/www.masonmassyjames.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/umanita-nova-massimo-geloni-300x226.jpeg 300w, https:\/\/www.masonmassyjames.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/umanita-nova-massimo-geloni-1024x771.jpeg 1024w, https:\/\/www.masonmassyjames.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/umanita-nova-massimo-geloni-768x578.jpeg 768w, https:\/\/www.masonmassyjames.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/umanita-nova-massimo-geloni-1536x1156.jpeg 1536w\" sizes=\"auto, (max-width: 1600px) 100vw, 1600px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Nel n\u00b0 6 del giornale anarchico Umanit\u00e0 Nova \u00e8 uscito l\u2019articolo a firma Francesca Geloni (mia sorella) che verteva sull\u2019antispecismo e le sue connessioni filosofiche con l\u2019anarchismo.<\/p>\n<p>In risposta, nel n\u00b0 9 dello stesso giornale, \u00e8 stato pubblicato un articolo a firma di Alberto La Via.<\/p>\n<p>A mio avviso questo testo conteneva molte criticit\u00e0 che, da anarchico e antispecista, sentivo necessario affrontare. Ho redatto quindi un mio articolo, pubblicato nel n\u00b0 11.<\/p>\n<p>Riporto qui integralmente il mio testo e i link agli articoli citati in premessa, cos\u00ec che chiunque possa farsi un\u2019idea completa delle argomentazioni emerse. <\/p>\n<p>Prima di procedere, ringrazio di cuore il Gruppo Germinal Carrara per aver sottoposto il mio articolo a Umanit\u00e0 Nova, e ringrazio anche la redazione per averlo pubblicato integralmente, nonostante la sua lunghezza e le critiche mosse su diversi aspetti, dimostrando un\u2019apertura al dibattito veramente rara e preziosa.<\/p>\n<p>Link agli articoli:<br \/>\n\u201cOltre lo specismo. Il cammino verso la liberazione totale\u201d \u2013 Francesca Geloni<br \/>\n<a class=\"x1fey0fg xmper1u x1edh9d7\" href=\"https:\/\/umanitanova.org\/oltre-lo-specismo-il-cammino-verso-la-liberazione-totale\/\">https:\/\/umanitanova.org\/oltre-lo-specismo-il-cammino-verso-la-liberazione-totale\/<\/a><\/p>\n<p>\u201cUna specie speciale\u201d \u2013 Alberto La Via<br \/>\n<a class=\"x1fey0fg xmper1u x1edh9d7\" href=\"https:\/\/umanitanova.org\/una-specie-speciale\/\">https:\/\/umanitanova.org\/una-specie-speciale\/<\/a><\/p>\n<p>\u201cAntispecismo per far cessare ogni ingiustizia\u201d \u2013 Il mio aritcolo<br \/>\n<a class=\"x1fey0fg xmper1u x1edh9d7\" href=\"https:\/\/umanitanova.org\/antispecismo-per-far-cessare-ogni-ingiustizia-risposta-critica-allarticolo-una-specie-speciale\/\">https:\/\/umanitanova.org\/antispecismo-per-far-cessare-ogni-ingiustizia-risposta-critica-allarticolo-una-specie-speciale\/<\/a><\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;<\/p>\n<p>Antispecismo per far cessare ogni ingiustizia<br \/>\nRisposta critica all\u2019articolo \u201cUna specie speciale\u201d pubblicato su Umanit\u00e0 Nova n\u00b09.<\/p>\n<p>L\u2019articolo \u201cUna specie speciale\u201d \u2013 replica all\u2019articolo sull\u2019antispecismo \u201cOltre lo specismo. Il cammino verso la liberazione totale\u201d \u2013 \u00e8 un esempio quasi perfetto di una retorica che si presenta con voce pacata, si professa aperta al cambiamento, riconosce il valore delle critiche altrui, e poi, con eleganza, rimette tutto al suo posto. Qualcuno la potrebbe definire retorica reazionaria e non a torto. E in effetti \u00e8 qualcosa di simile ma, se vogliamo, anche pi\u00f9 sottile e, proprio per questo, pi\u00f9 degno di una risposta accurata.<\/p>\n<p>Provo dunque ad analizzare le argomentazioni esposte nell\u2019articolo, con calma, pezzo per pezzo.<\/p>\n<p>I. La prerogativa umana come alibi<br \/>\nL\u2019articolo esordisce con un argomento che, ripetuto abbastanza spesso nel testo, finisce per apparire solida filosofia: siamo noi a preoccuparci del destino degli animali, e il fatto che ci preoccupiamo \u00e8, tra gli altri, prova della nostra \u201cunicit\u00e0\u201d. La nostra capacit\u00e0 di \u201cproblematizzare\u201d, il fatto di essere soggetti morale, etici e consapevoli sarebbe una prerogativa esclusiva dell\u2019essere umano, e questo ci qualificherebbe e ci distinguerebbe.<br \/>\nL\u2019argomentazione \u00e8 platealmente circolare: sottolineare quelle innegabili caratteristiche umane \u00e8 assolutamente ininfluente rispetto alla questione che vogliamo affrontare, sarebbe come parlare della capacit\u00e0 dell\u2019essere umano di comporre stupende opere musicali mentre si discute dell\u2019atrocit\u00e0 delle guerre.<\/p>\n<p>Che l\u2019antispecismo non neghi affatto le peculiarit\u00e0 cognitive dell\u2019essere umano dovrebbe essere un terreno comune a chiunque si sia speso un minimo ad affrontare la tematica. Sarebbe grottesco il contrario. Ci\u00f2 che l\u2019antispecismo contesta \u00e8 l\u2019uso di quelle peculiarit\u00e0 per costruire una gerarchia.<br \/>\nIl delfino si orienta nel buio dei mari con un sistema sonar che nessuna tecnologia umana ha ancora eguagliato. La formica deposita tracce chimiche che costituiscono un sistema di comunicazione collettiva di straordinaria complessit\u00e0. L\u2019elefante elabora lutti. Il corvo pianifica. Il polpo risolve problemi. La complessit\u00e0, intesa come ricchezza adattativa, sensoriale, relazionale, \u00e8 ovunque nel vivente. La complessit\u00e0 umana \u00e8 una complessit\u00e0, non la complessit\u00e0. Il fatto che sia l\u2019unica che possiamo esperire direttamente non la rende la misura di tutte le altre. <br \/>\nEsattamente come sono uniche le tante e diverse culture umane e uniche le tante e diverse attitudini dei singoli umani (e spesso sono quelle in cui nasciamo e viviamo fino alla morte), ognuna di esse, lo dovremmo sapere, da anarchici, non pu\u00f2 essere il metro per giudicare le altre, tantomeno per sopraffarle.<\/p>\n<p>Le stesse peculiarit\u00e0 che l\u2019autore invoca per distinguerci dagli altri animali sono quelle che ci hanno condotti a costruire lager per miliardi di animali, a far collassare ecosistemi, fino ad avvicinarci, secondo molti scienziati, alla sesta estinzione di massa della storia planetaria (la prima estinzione autoindotta della storia, pi\u00f9 grave di quella che ha colpito i dinosauri e che potrebbe porre fine alla speciazione dei grandi vertebrati). Se la prerogativa cognitiva umana \u00e8 il criterio del valore morale, allora dobbiamo ammettere che quella prerogativa ha dimostrato, come minimo, un lato oscuro di proporzioni abissali. <br \/>\nNon si tratta di una critica all\u2019essere umano, evidentemente. Si tratta di prendere atto delle conseguenze di questa celebrata unicit\u00e0 e di non consentire l\u2019uso ideologico di un dato biologico.<\/p>\n<p>\u00c8 interessante osservare come l\u2019unicit\u00e0 delle peculiarit\u00e0 umane sia usata in contrapposizione a quelle degli animali, tutti, a prescindere dalla loro specie. \u00c8 un atteggiamento non diverso dal nazionalismo che fa una netta distinzione tra connazionali e stranieri come se questi fossero tutti uguali e provenissero dallo stesso paese esterno rivelando che dietro la difesa dell\u2019unicit\u00e0 c\u2019\u00e8 solo un goffo tentativo di tirare una linea, assolutamente arbitraria, tra noi\/loro e, sulla base di questa, costruire impianti filosofici, naturalmente avvelenati alla radice. <\/p>\n<p>II. Il neonato e l\u2019agnellino<br \/>\nL\u2019autore ripropone il classico dilemma del neonato contro l\u2019agnellino \u00abSe in una situazione emergenziale devi scegliere tra salvare un neonato o salvare un agnellino, chi salvi?\u00bb rispondendovi con disinvoltura: \u00absalvo il neonato perch\u00e9 \u00e8 umano come me\u00bb.<br \/>\nL\u2019unica persona messa realmente in difficolt\u00e0 da quella domanda \u00e8 chi la pone pensando sia un quesito valido e utile. Detto questo, la risposta dell\u2019autore \u00e8 onesta. Ed \u00e8 esattamente il punto della questione.<\/p>\n<p>Nessun antispecista negherebbe la tendenza generale a \u201cpreferire\u201d o \u201cfavorire\u201d ci\u00f2 che ci somiglia, ci\u00f2 che ci \u00e8 vicino, ci\u00f2 che appartiene alla nostra storia emotiva. Questa preferenza \u00e8 reale, comprensibile, ha radici in parte biologiche e, in certi contesti, \u00e8 anche legittima. Il problema sorge quando da questa preferenza istintiva si vuole ricavare una giustificazione morale universale per l\u2019oppressione sistematica, cosa su cui l\u2019autore \u00e8 d\u2019accordo, ma nel dire di esserlo cade in un cortocircuito grossolano e pericoloso.<\/p>\n<p>Del resto, la stessa logica con cui si sostiene che sia normale difendere ci\u00f2 che mi somiglia o mi \u00e8 vicino porterebbe a difendere tribalismo, nazionalismo, razzismo, competizione, capitalismo, ecc. ovvero tutte quelle aberrazioni che, stabilendo di volta in volta i confini di ci\u00f2 che si considera simile e vicino, distruggono o sfruttano il resto. Lo stesso autore lo sa bene e, quando si parla di gruppi umani, \u00e8 facile riconoscere si tratti di distorsioni cognitive, spesso alimentate dalla propaganda del potere e usate contro di noi, orrori che le societ\u00e0 progressiste si sforzano di superare. Ma, nel momento in cui si tratta di animali, quella stessa distorsione viene improvvisamente riabilitata, nobilitata, trasformata in una ragione etica non priva di un suo fondamento. Come se, cambiando i soggetti delle nostre discussioni, fossimo improvvisamente colti da un\u2019amnesia tale da far dimenticare l\u2019impianto filosofico ed etico che, da anarchici, ci muove in una data direzione.<\/p>\n<p>Il fatto che io possa scegliere di non gettarmi in un fiume per salvare uno sconosciuto, preferendo la mia vita alla sua, non crea automaticamente un impianto filosofico che giustifica la morte di quello sconosciuto, n\u00e9 tantomeno la sua sofferenza, magari per ricavarne prodotti che non mi sono necessari. La distanza tra l\u2019emergenza estrema e la prassi quotidiana \u00e8 immensa, e nascondere la seconda dietro la prima \u00e8 una delle retoriche pi\u00f9 antiche e meno difendibili del dominio.<\/p>\n<p>III. Specismo, razzismo, sessismo: le analogie incomprese<br \/>\nL\u2019autore dichiara di fare fatica a equiparare lo specismo al razzismo o al sessismo. La ragione che adduce \u00e8 che nel caso delle razze umane, le distinzioni sarebbero arbitrarie (e in effetti le razze biologiche non esistono), mentre le differenze tra specie sarebbero scientificamente acclarate.<br \/>\nMa questo argomento travisa completamente la natura dell\u2019analogia. Lo specismo non afferma che le differenze biologiche tra specie non esistano. Afferma che quelle differenze non giustificano l\u2019infliggere sofferenza evitabile. Esattamente come le differenze anatomiche tra i sessi \u2014 che esistono \u2014 non giustificano il sessismo. Esattamente come le differenze fenotipiche tra popolazioni \u2014 che esistono \u2014 non giustificavano il razzismo.<br \/>\nIl punto non \u00e8 l\u2019esistenza delle differenze, ma il salto logico che le trasforma in licenza di dominio.<\/p>\n<p>Le discriminazioni sulle quali un tempo si sono costruite consuetudini e persino leggi aberranti (e alcune perdurano sino a ora) si basavano anche su differenze reali e oggettive che oggi possiamo dire arbitrarie e irrilevanti (come il colore della pelle nel razzismo o la presenza di specifici genitali nel sessismo). Quelle differenze reali erano (sono) considerate validi motivi quando si vuole avallare una discriminazione. Il lavoro progressista verte proprio sul distruggere la validit\u00e0 di quei motivi, non negare che esistano le differenze. Quindi parliamo di differenze reali ma che \u00e8 folle e ingiusto prendere in considerazione al fine di giustificare l\u2019atrocit\u00e0 e la sofferenza perpetrata a danno di specifici individui.<br \/>\nVerso gli animali viene fatta la stessa identica operazione: la differenza biologica \u00e8 usata per perpetrare atrocit\u00e0 e sofferenze che potrebbero essere risparmiabili. Ecco l\u2019analogia.<\/p>\n<p>Del resto, per dare un\u2019idea di quanto sia arbitrario il valore che si d\u00e0 a queste differenze, basti pensare al destino che riserviamo ad alcuni animali rispetto ad altri: nella nostra societ\u00e0 \u00e8 legale e accettato sgozzare un maiale ma non un cane. Nel secondo caso si commette un illecito e si \u00e8 considerati degli psicopatici. Tutto questo non avviene certo per motivi di carattere biologico. <\/p>\n<p>Un altro aspetto importante da valutare \u00e8 che se l\u2019analogia specismo-razzismo \u00e8 rifiutata in quanto le specie esistono mentre le razze no, va da s\u00e9 che la cosa implichi come il razzismo sia sbagliato proprio perch\u00e9 le razze umane non esistono biologicamente. Ma questo \u00e8 un fondamento pericolosamente fragile: se domani si scoprisse una differenza genetica rilevante fra le razze umane, dovremmo forse riconsiderare la schiavit\u00f9? Evidentemente no. Ma questi sono i pericoli a cui si espone una societ\u00e0 che demanda a dati biologici e scientifici la solidit\u00e0 della propria morale. Questo \u00e8 il pericolo di dover necessariamente avere appigli culturali e dati oggettivi per rilevare qualcosa che \u00e8 evidente alla sensibilit\u00e0 finanche di un bambino.<\/p>\n<p>Per completare l\u2019analogia, il razzismo, quindi, \u00e8 sbagliato perch\u00e9 la sofferenza di chi ne esperisce gli effetti \u00e8 reale e il dominio \u00e8 ingiusto, indipendentemente dall\u2019esistenza o meno di categorie biologiche e di quale natura esse siano. Quella stessa logica \u2014 la sofferenza reale \u00e8 reale, il dominio \u00e8 ingiusto \u2014 vale per gli animali. Il loro sistema nervoso, la loro capacit\u00e0 di provare dolore, paura, stress, attaccamento, privazione li rende individui in grado di soffrire una discriminazione e un abuso: tutto questo \u00e8 un fatto evidente per chiunque e, se proprio dobbiamo affidarci alla scienza perch\u00e9 ormai ha sostituito completamente il nostro \u201csentire\u201d umano, si tratta anche di un fatto scientificamente documentato con la stessa solidit\u00e0 di qualunque dato biologico.<\/p>\n<p>IV. Il capitalismo come parafulmine<br \/>\nUno dei momenti pi\u00f9 eleganti dell\u2019articolo \u00e8 il trasferimento di responsabilit\u00e0: \u00e8 il capitalismo a distruggere il mondo mentre \u00abUtilizzare la natura e gli animali per il nostro sostentamento, per l\u2019alimentazione o per la tutela della nostra stessa vita non pu\u00f2 essere considerato, di per s\u00e9, un abuso.\u00bb<br \/>\nQuesta frase merita un\u2019analisi chirurgica.<\/p>\n<p>Partiamo dal presupposto incontrovertibile che mangiare carne nel mondo contemporaneo non \u00e8, per la stragrande maggioranza delle persone, una questione di sopravvivenza. \u00c8 una scelta. Ogni giorno. Ripetuta pi\u00f9 volte al giorno. \u00c8 una scelta che pu\u00f2 essere cambiata, e che, quando cambiata, riduce immediatamente la quantit\u00e0 di sofferenza inflitta nel mondo. Quindi, non nascondiamoci dietro un dito ed escludiamo che dietro lo sfruttamento animale ci sia una questione di sostentamento, alimentazione o tutela della vita. C\u2019\u00e8 solo un privilegio e la difesa di una abitudine. Questo lo rende un abuso. <br \/>\nL\u2019antispecismo non propugna di difendere la vita degli animali a costo della propria. Chiunque, in condizioni di bisogno, per la propria sopravvivenza, potrebbe essere portato a commettere azioni contro un\u2019altra vita. Si pensi a chi ha dovuto ricorrere al cannibalismo in condizioni estreme, o a chi deve uccidere un altro uomo per difendere la propria vita. Queste azioni, comprensibili, in nessun caso stabiliscono uno standard al di fuori di quei contesti emergenziali che le hanno generate. <\/p>\n<p>Detto questo, il capitalismo \u00e8 certamente corresponsabile, fra le altre cose, dello sfruttamento intensivo degli animali. Ma non \u00e8 l\u2019origine di quel problema, n\u00e9 di alcun altro problema radicale, \u00e8 piuttosto una manifestazione concreta di come si muovono certi tipi di economie e potentati. Spesso l\u2019anarchismo dimentica questo fatto e si aggrappa alla prolifica e valida filosofia anarchica ottocentesca e del primo Novecento come se fosse per\u00f2 il bacino di tutte le ragioni anarchiche, quando in realt\u00e0 si tratta di una specifica lettura legata a quello specifico periodo. <\/p>\n<p>Sembra quasi che abbattuto il profitto e socializzati i mezzi di produzione, l\u2019essere umano possa finalmente risvegliarsi in una realt\u00e0 fatta di autodeterminazione, libert\u00e0, uguaglianza. Non succeder\u00e0. Le radici della nostra schiavit\u00f9, delle disuguaglianze, del dominio, affondano in un terreno che esisteva millenni prima del mercato globale figuriamoci del capitalismo e, temo, sopravviver\u00e0 anche al suo collasso. Ecco perch\u00e9 il capitalismo \u00e8 un sintomo, non la malattia.<br \/>\nQuindi, la riduzione dei problemi a \u201c\u00e8 il capitalismo\u201d rischia di impoverire drasticamente la comprensione dei problemi e la loro soluzione. <\/p>\n<p>In ogni caso, il capitalismo \u00e8 un sintomo devastante e va affrontato anche nella questione animale, non in sostituzione a essa. E, per parlare di capitalismo, bisogna parlare anche e soprattutto di chi lo sostiene acquistando, consumando, investendo. Le multinazionali non producono per magia o per hobby: producono perch\u00e9 esistono domanda e acquirenti. \u00c8 l\u2019individuo il motore del capitalismo. L\u2019individuo che agisce \u00e8 parte del sistema, non spettatore esterno. Quindi c\u2019\u00e8 qualcosa di profondamente ironico nell\u2019accusare il capitalismo di distruggere gli animali e la natura, mentre si argomenta per mantenere intatta la pratica di consumo che quell\u2019industria capitalistica richiede o magari argomentando perch\u00e9 diventi pi\u00f9 etica, moderata. <\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 diventa ancora pi\u00f9 assurdo considerando che, anche lasciando da parte la questione etica, a parit\u00e0 di calorie e nutrienti, i prodotti animali consumano pi\u00f9 terra e producono pi\u00f9 inquinamento. Oggi, in un mondo al collasso proprio per questi motivi, la bistecca rappresenta un privilegio che sputa in faccia non solo all\u2019individuo sacrificato per quel rinunciabile sapore, ma anche a tutti i migranti climatici e i milioni di morti causati dall\u2019inquinamento ogni anno, diventando uno dei massimi emblemi del capitalismo predatorio pi\u00f9 sfacciato e crudele.<\/p>\n<p>V. L\u2019azione morale unidirezionale e la sua ipocrisia nascosta<br \/>\nL\u2019autore riconosce che la lotta per la liberazione animale sia un compito nobile, ma aggiunge: \u00e8 un\u2019azione morale unidirezionale, possibile solo in virt\u00f9 della nostra unicit\u00e0. Siamo noi a poter essere voce di chi non ha voce.<\/p>\n<p>Vale la pena iniziare col dire che gli animali hanno tutti voce ma siamo noi a essere sordi. Quando un animale pu\u00f2 provare sentimenti come paura, angoscia e dolore, cos\u00ec come gioia, voglia di giocare, affetto, ridurre il tutto a una loro presunta mancanza di scelte etiche per parlare di unidirezionalit\u00e0 \u00e8 fuorviante e pretestuoso. Proprio in virt\u00f9 dell\u2019unicit\u00e0 di ogni specie, va compreso che le altre specie funzionano in maniera differente e quindi \u00e8 doveroso riconoscere la nostra cecit\u00e0 rispetto a certi meccanismi sociali delle altre specie. La moralit\u00e0 e l\u2019etica cambiano radicalmente anche dentro alle culture umane e sono anche diverse da individuo a individuo. Escludere completamente che l\u2019etica esista nel regno animale \u00e8 un presupposto arrogante e, appunto, specista che va anche contro la maggior parte della letteratura etologica.<\/p>\n<p>In aggiunta a questo, ci si prenda un momento per porre l\u2019affermazione nel suo contesto reale: un sistema in cui ogni anno vengono segregati, obbligati alla riproduzione e macellati centinaia di miliardi di animali terrestri, centinaia di miliardi di animali marini, al ritmo di quaranta mila al secondo, in condizioni sistematicamente brutali, trasformando individui in prodotti, il tutto per non rinunciare all\u2019abitudine a un sapore. Ecco, questo \u00e8 il contesto in cui si riflette, compiaciuti, sul fatto di avere la prerogativa morale di chiederci se forse non stiamo un po\u2019 esagerando.<\/p>\n<p>L\u2019azione morale unidirezionale \u00e8 la conseguenza precisa di un rapporto di potere assoluto, in cui una specie detiene il controllo totale sulla vita e sulla morte di tutte le altre perch\u00e9 ne ha appunto il potere, e si autocelebra per il fatto di teorizzare che forse sarebbe il caso di esercitare quel potere con un minimo di moderazione. Il paragone con il colonialismo \u00e8 sin troppo facile: il potere con cui le societ\u00e0 industriali dominavano (e dominano) gli individui delle comunit\u00e0 non civilizzate veniva celebrato come la prova stessa della giustezza di quel dominio. Se si parla di umani, \u00e8 evidente che quel potere vada distrutto. Se sono animali, invece, parliamo di azione \u201cmorale unidirezionale\u201d. Non \u00e8 un caso che certe comunit\u00e0 siano state spazzate via, deportate e schiavizzate dal colonialismo proprio perch\u00e9 gli individui erano visti come bestie.<\/p>\n<p>VI. Siamo animali<br \/>\nQuando si parla di unicit\u00e0 dell\u2019essere umano, vale la pena ricordare qualche dato.<\/p>\n<p>L\u2019Homo sapiens condivide con bonobo e scimpanz\u00e9 una percentuale di DNA superiore a quella che elefante africano ed elefante indiano condividono tra loro. Siamo, tassonomicamente e biologicamente, una delle cinque grandi scimmie. La nostra anatomia, infatti, \u2014 senza artigli, con dentatura piatta, mascella debole che pu\u00f2 muoversi lateralmente, intestino lungo, acidit\u00e0 dello stomaco debole, grandi quantit\u00e0 di ptialina nella saliva per scomporre gli amidi, capacit\u00e0 cromatica ampia, pollice opponibile, repulsione istintiva per le carcasse, ecc. \u2014 \u00e8 quella di un primate frugivoro che ha sviluppato capacit\u00e0 onnivore per adattamento, non di un predatore per natura.<\/p>\n<p>La scoperta dei neuroni specchio ha rivelato che la nostra biologia \u00e8 letteralmente costruita per risuonare con l\u2019esperienza altrui: quando osserviamo qualcuno provare dolore, le stesse aree neurali si attivano in noi. L\u2019empatia, hanno dimostrato gli studi, \u00e8 una funzione biologica primaria condivisa da molte specie.<br \/>\nQuando operiamo una modifica a questa capacit\u00e0 empatica, commuovendoci davanti a un cane picchiato e rimanendo indifferenti davanti a un maiale in gabbia, non stiamo esercitando un giudizio morale sofisticato. Stiamo subendo una distorsione cognitiva prodotta dalla cultura, dall\u2019abitudine, dall\u2019interesse economico. \u00c8 uno stato cognitivo indotto in cui le percezioni naturali di aborrimento della sofferenza vengono sospese e direzionate arbitrariamente per convenienza. <\/p>\n<p>L\u2019essere umano di oggi \u00e8 un animale culturale, certo, ma la cultura ha il potere anche di spegnere l\u2019istintuale tendenza della nostra specie alla condivisione e all\u2019empatia, cos\u00ec funzionano le propagande reazionarie come il razzismo e anche come lo specismo. Se non si comprendono questi meccanismi, celebrare l\u2019unicit\u00e0 culturale dell\u2019essere umano \u00e8 come celebrare l\u2019acquisto di una macchina molto potente senza accorgersi che guidandola stiamo investendo altri individui e finiremo per schiantarci contro un muro.<\/p>\n<p>Non si pu\u00f2 ignorare che prima della rivoluzione agricola per centinaia di migliaia di anni (da quando esiste l\u2019Homo sapiens, e milioni di anni se consideriamo il genere Homo), e quindi per pi\u00f9 del 90% della nostra vita su questo pianeta, i motori principali della nostra sopravvivenza derivavano unicamente dalla nostra biologia e quindi su meccanismi istintivi come l\u2019empatia e la collaborazione. Avevamo piena contezza dell\u2019ambiente in cui ci muovevamo in un rapporto armonico sia con la natura che con le sue nostre stesse necessit\u00e0 psico-fisiche, esattamente come ogni altro essere vivente. Non c\u2019\u00e8 da meravigliarsi che, in questo contesto, non sia mai stato necessario inventare leggi, gerarchie, dominio, economia, competizione. Queste sono apparse dopo che la stanzialit\u00e0 e le regole della civilt\u00e0 hanno iniziato a inquinare il nostro rapporto con la natura. In questo processo \u00e8 stato fondamentale costruire un impianto culturale che ha reso accettabile il dominio e la domesticazione, sia umana che animale.<\/p>\n<p>VII. L\u2019anarchismo contro i confini ma non quelli di specie<br \/>\nL\u2019autore conclude affermando che \u00abl\u2019anarchismo \u00e8 una teoria della libert\u00e0 umana\u00bb. \u00c8 un\u2019affermazione che merita una contestualizzazione storica e, simultaneamente, una contestazione filosofica.<\/p>\n<p>Il pensiero anarchico ha avuto la capacit\u00e0, nel corso della storia, di ampliare progressivamente il proprio orizzonte morale: dalle rivoluzioni contro il potere nobiliare all\u2019abolizionismo, dal femminismo all\u2019antirazzismo, dall\u2019anticolonialismo all\u2019ecologia radicale. <br \/>\nIn ogni tappa, c\u2019era qualcuno che diceva: questa \u00e8 una lotta per X, non possiamo estenderla anche a Y. E, ogni volta, la storia ha dimostrato che quella resistenza non era espressione di un principio, ma di un privilegio che si temeva di perdere.<br \/>\nAd esempio, non \u00e8 raro imbattersi in grandi filosofici anarchici misogini proprio perch\u00e9 figli del loro tempo e del loro sistema di appartenenza cognitiva. <br \/>\nL\u2019ampliamento della sfera morale \u00e8 il motore del progresso etico, e ogni resistenza a quell\u2019ampliamento ha una struttura logica sempre identica: &#8220;costoro sono diversi da noi, le nostre categorie morali non si applicano a loro&#8221;.<\/p>\n<p>Gli animali non si organizzeranno mai in sindacati. Non scriveranno manifesti. Non parteciperanno alle assemblee. Per lo meno non in forme riconoscibili dall\u2019essere umano come tali. Fa parte della loro unicit\u00e0, diversa dalla nostra, ed \u00e8 diversa da specie a specie. <br \/>\nLa condizione degli animali allevati e uccisi \u00e8 la condizione di ogni essere che dipende completamente dalla volont\u00e0 altrui per non essere oppresso o ucciso. Non \u00e8 una ragione per escluderli dalla nostra considerazione morale: \u00e8 la ragione pi\u00f9 forte che esista per includerli.<br \/>\nLa incapacit\u00e0 \u2013 presunta o meno \u2013 di un individuo di compiere scelte morali o etiche non \u00e8 evidentemente un metro adeguato per decidere se applicare anche a lui le nostre linee etiche e morali, altrimenti potremmo ritenere accettabile, ad esempio, che individui umani in stato vegetativo o con disabilit\u00e0 cognitive dovrebbero essere esclusi per gli stessi motivi.<\/p>\n<p>Oltre a questo, pensare che la libert\u00e0 umana possa prescindere dalla libert\u00e0 delle altre specie e dei meccanismi naturali \u00e8 una delle forme pi\u00f9 palesi e velenose di un antropocentrismo che esclude il resto del vivente dai meccanismi di vita umana, anche e soprattutto da quelli sociali e morali. \u00c8 una forma di segregazione che non porter\u00e0 mai a nessuna vera liberazione e ci condanner\u00e0 a un futuro in cui saremo sempre in lotta con una parte di noi: la natura e il nostro essere animali.<\/p>\n<p>VIII. La coerenza come bussola, la scelta come responsabilit\u00e0<br \/>\nL\u2019autore concede, verso la fine, che sia \u00ablecito e possibile \u2014 pur senza dichiararsi antispecisti \u2014 lottare contro gli allevamenti intensivi, contestare la sperimentazione sugli animali, assumere stili di vita improntati alla compassione\u00bb. \u00c8 una concessione generosa. Ed \u00e8 anche il segnale che qualcosa, nel ragionamento, non torna.<\/p>\n<p>Se riconosco che gli allevamenti intensivi siano sbagliati, devo chiedermi perch\u00e9. Se la risposta \u00e8 \u201cperch\u00e9 producono sofferenza inutile\u201d, allora ho gi\u00e0 adottato il principio centrale dell\u2019antispecismo: che non sono indifferente alla sofferenza degli animali perch\u00e9 questa ha rilevanza morale e il nostro interesse alla comodit\u00e0 alimentare non la giustifica automaticamente. A quel punto, la questione non \u00e8 se essere antispecisti in astratto, ma se essere coerenti in concreto.<\/p>\n<p>La coerenza \u00e8 la misura pi\u00f9 onesta di un sistema di valori ed \u00e8 un lavoro costante da fare su se stessi. Non \u00e8 onesto n\u00e9 utile invocare la critica al capitalismo mentre si finanzia volontariamente una delle industrie pi\u00f9 devastanti. Non si pu\u00f2 professare un \u00abumanesimo non antropocentrico\u00bb e poi escludere sistematicamente gli interessi degli animali da ogni considerazione etica e pratica quando questa collide con delle abitudini a cui non si vuole rinunciare.<\/p>\n<p>L\u2019antispecismo non chiede perfezione. Chiede consapevolezza, cos\u00ec come ogni altra filosofia che mira a far cessare delle ingiustizie. Chiede di smettere di fingere che la sofferenza inflitta ogni giorno a miliardi di esseri senzienti, sia una conseguenza inevitabile della nostra natura, piuttosto che il risultato di scelte culturali che possiamo rivedere.<\/p>\n<p>Piuttosto che fare appello a quel pensatore, fare riferimento a quella filosofia, affidarsi ai risultati di quella ricerca scientifica, forse serve fare appello all\u2019umana empatia e tornare a sentire. Nessuno nasce razzista ma molti lo diventano grazie a una certa cultura, a una propaganda mirata con scopi precisi. Ebbene nessuno nasce specista; eppure, tutti lo diventiamo perch\u00e9 esposti a una propaganda molto simile.<\/p>\n<p>Chiunque posto nella condizione di scegliere se nuocere o non nuocere, sceglierebbe di non farlo. Ad esempio, chiunque al volante di un auto si trovasse davanti a un riccio sulla strada, cercherebbe di evitarlo. Se qualcuno non lo facesse, anzi, lo puntasse investendolo volontariamente, cosa penseremmo di lui, della sua morale, della sua complessit\u00e0 cognitiva?<br \/>\nLa risposta \u00e8 evidente, ma se parliamo di abitudini alimentari, allora scatta \u201cqualcosa\u201d che annebbia tutte le nostre peculiarit\u00e0, esattamente come capita per tutte le altre discriminazioni; trovandoci a negare che schiacciare quel riccio sia un abuso; facendo passare l\u2019idea che evitarlo sia qualcosa che non riguarda la nostra sfera morale ed etica; arrivando a difendere le azioni con le quali causiamo morte, sofferenza, con le quali consumiamo la terra e la inquiniamo. Paradossalmente anche in un contesto anarchico.<\/p>\n<p>Tutti noi nasciamo in un mondo capitalista, nazionalista, sessista e razzista. L\u2019anarchico ha visto al di l\u00e0 della propaganda che vuole normalizzare quegli orrori e ha fatto la scelta di abbatterli, prima dentro di s\u00e9 e poi fuori, rinunciando anche al privilegio che un certo tipo di mondo concede ad alcuni. L\u2019antispecista ha fatto lo stesso. \u00c8 lo stesso percorso di decostruzione col quale un individuo smette di accettare che un altro essere vivente sia sfruttato e ucciso per conservare il proprio privilegio. <\/p>\n<p>Che questa forma di privilegio a svantaggio di altri individui sia ignorata o persino giustificata in un contesto anarchico suona paradossale e profondamente anacronistico.<br \/>\nCredo sia importante chiederci costantemente che tipo di anarchia vogliamo, rappresentiamo e costruiamo. Qui ci stiamo chiedendo: vogliamo davvero un\u2019anarchia che ignori o addirittura giustifichi la sofferenza di un essere vivente capace di soffrire?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel n\u00b0 6 del giornale anarchico Umanit\u00e0 Nova \u00e8 uscito l\u2019articolo a firma Francesca Geloni (mia sorella) che verteva sull\u2019antispecismo e le sue connessioni filosofiche con l\u2019anarchismo. In risposta, nel n\u00b0 9 dello stesso giornale, \u00e8 stato pubblicato un articolo a firma di Alberto La Via. 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