{"id":2878,"date":"2026-04-11T15:45:25","date_gmt":"2026-04-11T13:45:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.masonmassyjames.it\/blog\/?p=2878"},"modified":"2026-04-11T15:45:25","modified_gmt":"2026-04-11T13:45:25","slug":"sapere-capire-comprendere-e-poi-ce-giustificare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.masonmassyjames.it\/blog\/sapere-capire-comprendere-e-poi-ce-giustificare\/","title":{"rendered":"Sapere, Capire, Comprendere\u2026 e poi c&#8217;\u00e8 Giustificare"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.masonmassyjames.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/media.webp\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-2879\" src=\"https:\/\/www.masonmassyjames.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/media.webp\" alt=\"\" width=\"1000\" height=\"1000\" srcset=\"https:\/\/www.masonmassyjames.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/media.webp 1000w, https:\/\/www.masonmassyjames.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/media-300x300.webp 300w, https:\/\/www.masonmassyjames.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/media-150x150.webp 150w, https:\/\/www.masonmassyjames.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/media-768x768.webp 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Sapere, Capire, Comprendere\u2026 e poi c&#8217;\u00e8 Giustificare<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 una confusione che riemerge ogni volta che si prova ad avere una conversazione seria su qualsiasi argomento che abbia un minimo di complessit\u00e0. Una confusione che non \u00e8 casuale, non \u00e8 innocente ed \u00e8 cos\u00ec diffusa da sembrare quasi strutturale.<br \/>\n\u00c8 la confusione tra sapere, capire, comprendere e giustificare.<br \/>\nQuattro parole che finiscono tutte stipate tra loro nel turbinio della coscienza collettiva sconvolta dai social, dalla sistematica distruzione del contesto, dal nichilismo\u2026 Queste parole diventano indistinguibili, intercambiabili creando un altro livello di incomunicabilit\u00e0 che si stratifica su quelli precedenti, generando danni enormi ogni volta che si prova a ragionare su qualcosa che conta davvero.<\/p>\n<p>Immaginiamo una scala. Sapere, capire e comprendere ne sono i gradini.<br \/>\nSapere \u00e8 il primo gradino. Sapere significa essere in possesso di un&#8217;informazione. Ma il sapere da solo \u00e8 inerte. \u00c8 come avere in mano un seme senza sapere dove piantarlo.<br \/>\nCapire \u00e8 il secondo gradino, e gi\u00e0 qualcosa di qualitativamente diverso. Capire significa iniziare a vedere le connessioni, fare dialogare quell&#8217;informazione con altre, con l&#8217;esperienza, con il ragionamento. Capire richiede uno sforzo attivo, richiede di collegare un\u2019informazione alle altre e quindi contestualizzarla senza accontentarsi dell&#8217;informazione grezza, facendo domande, avendo dubbio. Non si pu\u00f2 capire senza mettere in discussione quello che si sa. Il dubbio, quindi, \u00e8 il motore del capire. Eppure, \u00e8 diventato qualcosa di imbarazzante nel mondo in cui viviamo, quasi una debolezza. E questo ci blocca spesso al gradino precedente.<br \/>\nComprendere \u00e8 il terzo gradino. L&#8217;etimologia ci aiuta: cum (con) prehendere (prendere), quindi prendere con s\u00e9, abbracciare. Comprendere significa fare propria una cosa, portarla dentro di s\u00e9 non come un oggetto che si osserva dall&#8217;esterno ma come qualcosa che si \u00e8 integrato nel proprio modo di vedere il mondo. Significa che quella cosa ha cambiato qualcosa in noi. <br \/>\nSia chiaro, il processo descritto \u00e8 valido sia nel caso in cui si comprendano cose che riteniamo positive, sia nel caso in cui si comprendano cose che riteniamo negative. Gli esiti saranno opposti, ma il processo \u00e8 il medesimo.<br \/>\nSe il sapere informa, il capire illumina, allora il comprendere \u00e8 il gradino che trasforma.<br \/>\nQuesti tre gradini formano una scala con una direzione precisa e senza scorciatoie. Non si pu\u00f2 comprendere qualcosa che non si \u00e8 capito, e non si pu\u00f2 capire qualcosa che non si conosce. Parliamo della struttura stessa del pensiero onesto e utile.<\/p>\n<p>E poi c&#8217;\u00e8 giustificare, che \u00e8 del tutto un&#8217;altra cosa.<br \/>\nGiustificare non \u00e8 il quarto gradino di questa scala. Non c&#8217;entra niente con questa scala. Eppure, si ha spesso la tendenza a confondere questo concetto con ognuno dei gradini della scala di cui ho parlato.<br \/>\nGiustificare \u00e8 il contrario del processo virtuoso appena descritto. Invece di partire dalla realt\u00e0 e arrivare a una valutazione, si parte da una valutazione gi\u00e0 data e si cerca la realt\u00e0 che la confermi. \u00c8 la fine del pensiero che si spaccia per il suo inizio.<br \/>\nLa differenza \u00e8 enorme: comprendere il funzionamento di un meccanismo non significa approvarlo. <br \/>\nAd esempio: comprendere le dinamiche psicologiche che trasformano persone comuni in esecutori di violenza non significa assolvere quelle persone; comprendere come certi sistemi rendano la sofferenza invisibile non significa avallare quella sofferenza. La comprensione autentica produce quasi sempre il contrario della giustificazione.<br \/>\nLa comprensione \u00e8 un&#8217;arma, non uno scudo per chi sbaglia. \u00c8 l\u2019arma pi\u00f9 potente per avere controllo filosofico e quindi d\u2019azione sulle sfide che il mondo ci pone davanti, quelle decisive per determinare quale mondo e quale futuro vogliamo.<\/p>\n<p>Per come \u00e8 fatta la societ\u00e0 dicotomica e polarizzata di oggi, il solo atto di spenderci per analizzare le informazioni senza avere una posizione, sembra terrorizzarci. Il processo di salire quei gradini, quel momento di ascolto, apertura, comprensione ed elaborazione, ci fa sentire persino in difetto e vulnerabili.<\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 spaventa perch\u00e9 non fornisce una divisa da indossare. Non permette di sapere subito da che parte si sta. Non offre la rassicurazione del gruppo e quella di poter definire un \u201cnoi\u201d e un \u201cloro\u201d. <br \/>\nSiamo cos\u00ec terrorizzati e analfabeti sul processo che il processo stesso viene accusato di essere giustificazione: ad esempio, quando si prova ad analizzare le radici storiche o strutturali di un fenomeno, si rischia di essere accusati di volerlo minimizzare. Questa accusa \u00e8 il segnale pi\u00f9 chiaro che il processo si \u00e8 interrotto al primo gradino.<br \/>\nE cos\u00ec, siamo portati a prendere direttamente una posizione, qualunque essa sia, rassicurati da tutta la narrativa gi\u00e0 confezionata per giustificarla. Siamo portati a saltare i gradini, saltare il percorso, e cos\u00ec ci ritroviamo con le \u201cnostre\u201d posizioni e opinioni che non sono il risultato di un&#8217;analisi ma sono un\u2019identit\u00e0 presa in prestito da altri. E le identit\u00e0 non si discutono, si difendono.<\/p>\n<p>Quello che serve \u00e8 il coraggio di salire quei gradini, per quanto scomodi, traballanti e ripidi. Bisogna avere il coraggio di salire e scendere, pi\u00f9 di una volta.<br \/>\nSi tratta della disciplina del pensiero critico applicata con seriet\u00e0, non di relativismo.<\/p>\n<p>Sapere \u00e8 avere il seme. Capire \u00e8 piantarlo. Comprendere \u00e8 diventare l&#8217;albero.<br \/>\nGiustificare \u00e8 dondolarsi su un\u2019altalena legata al ramo di un albero invisibile. E, spesso, a spingere quell\u2019altalena sono forze che hanno interesse affinch\u00e9 smettiamo di piantare semi per far crescere alberi. Il risultato \u00e8 vivere in un deserto in cui ci azzanniamo per determinare quale sia l\u2019altalena pi\u00f9 comoda senza accorgerci che non ci sono pi\u00f9 alberi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sapere, Capire, Comprendere\u2026 e poi c&#8217;\u00e8 Giustificare C&#8217;\u00e8 una confusione che riemerge ogni volta che si prova ad avere una conversazione seria su qualsiasi argomento che abbia un minimo di complessit\u00e0. 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