{"id":2883,"date":"2026-04-13T19:30:59","date_gmt":"2026-04-13T17:30:59","guid":{"rendered":"https:\/\/www.masonmassyjames.it\/blog\/?p=2883"},"modified":"2026-04-19T15:34:43","modified_gmt":"2026-04-19T13:34:43","slug":"dalle-stelle-al-cimitero-in-fondo-al-mare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.masonmassyjames.it\/blog\/dalle-stelle-al-cimitero-in-fondo-al-mare\/","title":{"rendered":"Dalle stelle al cimitero in fondo al mare"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.masonmassyjames.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Gemini_Generated_Image_mxq7kimxq7kimxq7.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-2884\" src=\"https:\/\/www.masonmassyjames.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Gemini_Generated_Image_mxq7kimxq7kimxq7.png\" alt=\"\" width=\"1408\" height=\"768\" srcset=\"https:\/\/www.masonmassyjames.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Gemini_Generated_Image_mxq7kimxq7kimxq7.png 1408w, https:\/\/www.masonmassyjames.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Gemini_Generated_Image_mxq7kimxq7kimxq7-300x164.png 300w, https:\/\/www.masonmassyjames.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Gemini_Generated_Image_mxq7kimxq7kimxq7-1024x559.png 1024w, https:\/\/www.masonmassyjames.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Gemini_Generated_Image_mxq7kimxq7kimxq7-768x419.png 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1408px) 100vw, 1408px\" \/><\/a><br \/>\nSi \u00e8 conclusa da poco la missione Artemis II e, in questi giorni, i media sono saturati di quella retorica calda e rassicurante che ci fa sentire parte di una trib\u00f9 che riesce a fare cose sempre pi\u00f9 fantastiche.<br \/>\nE capisco possa essere affascinante, davvero. Oggettivamente, c&#8217;\u00e8 qualcosa di vertiginoso nella sfida dell\u2019ignoto, nella complessit\u00e0 dell\u2019impresa, in esseri umani che si spingono \u201coltre\u201d. \u00c8 una narrazione che funziona perch\u00e9 fa leva su qualcosa di apparentemente ancestrale. Non mi soffermer\u00f2 su questo, che \u00e8 un falso mito, ma su un altro aspetto: cosa succede dopo?<\/p>\n<p>Esiste un posto nel mezzo dell&#8217;Oceano Pacifico chiamato Punto Nemo. Si tratta del punto pi\u00f9 lontano da qualsiasi costa terrestre esistente sul pianeta: quasi 2700 chilometri dall&#8217;approdo pi\u00f9 vicino in ogni direzione.<br \/>\nQui si \u00e8 scelto di creare un cimitero.<br \/>\nDagli anni Novanta ad oggi, pi\u00f9 di duecento oggetti costruiti dall&#8217;essere umano riposano sul fondo del Pacifico in quella zona: stazioni spaziali, satelliti, frammenti di razzo. Fatti scientemente affondare l\u00ec quando non pi\u00f9 servibili. <br \/>\nIl pi\u00f9 famoso di questi oggetti \u00e8 la Mir, la stazione spaziale sovietica, simbolo di un&#8217;epoca trionfale, poi caduta in disuso, abbandonata e affondata deliberatamente nel 2001. Centinaia di tonnellate di metallo, componenti elettronici, materiali compositi, sostanze chimiche, depositate sul fondo dell&#8217;oceano pi\u00f9 profondo del pianeta.<br \/>\nE tra qualche anno, laggi\u00f9 ci finir\u00e0 anche la ISS, la Stazione Spaziale Internazionale. Presentata come il simbolo della cooperazione internazionale, il sogno condiviso dell&#8217;umanit\u00e0 che guarda avanti, l&#8217;oggetto artificiale pi\u00f9 costoso mai costruito nella storia della nostra specie che \u00e8 costato centocinquanta miliardi di dollari e che verr\u00e0 buttato a mare, dopo soli trent\u2019anni di servizio. Non perch\u00e9 si tratti di un progetto fallito. Quello \u00e8 sempre stato il progetto.<\/p>\n<p>Una delle cose che pi\u00f9 mi colpisce, ma che sembra interessare a pochi, \u00e8 come sia possibile progettare qualcosa di cos\u00ec immenso, costoso, tecnicamente straordinario, sapendo che il suo destino in pochi decenni \u00e8 diventare un rifiuto nell&#8217;oceano. Come se la domanda &#8220;e poi?&#8221; non fosse mai stata considerata abbastanza importante da entrare nel dibattito principale. <br \/>\nLo scintill\u00eco dei pannelli solari e del titanio impreziosisce la propaganda che vede l\u2019essere umano alla conquista dello spazio, esattamente come un giocattolo nuovo per un bambino che vuole credere in Babbo Natale e non si cura che, tra non molto, quel giocattolo finir\u00e0 nella pattumiera.<br \/>\nQuesto mi sembra un riassunto abbastanza preciso di come funziona il sistema tecnoindustriale nel suo complesso.<br \/>\nIl ciclo \u00e8 sempre lo stesso: si crea qualcosa di enorme e apparentemente meraviglioso, si celebra la creazione, si normalizza l&#8217;utilizzo, si smaltisce l&#8217;inutilizzabile, e si ricomincia. Quello che succede tra la celebrazione e la discarica viene chiamato \u201cesternalit\u00e0\u201d, che \u00e8 il modo elegante per dire \u201cun problema di qualcun altro in un momento che non \u00e8 adesso\u201d. L&#8217;oceano, in questo schema, \u00e8 quel \u201cqualcun altro\u201d per eccellenza: non vota, non protesta, non compare nei comunicati stampa.<\/p>\n<p>Non si tratta solo della ISS o della Mir. Nell&#8217;orbita terrestre sono stati lanciati circa ventimila satelliti, attualmente circa diecimila di essi sono attivi, senza contare altre decine di migliaia di detriti catalogati che viaggiano a ventisettemila chilometri l&#8217;ora trasformando l\u2019orbita stessa in una discarica provvisoria di oggetti che dovranno cadere sul pianeta. Frammenti di oggetti esplosi, satelliti dismessi, pezzi di razzo che nessuno sa pi\u00f9 di chi siano. E per ogni satellite che viene controllato nella sua caduta e diretto verso il Punto Nemo, ce ne sono decine che rientrano in modo incontrollato, disperdendo nell&#8217;atmosfera e nell&#8217;oceano i loro materiali, senza che nessuno possa misurarne davvero le conseguenze.<\/p>\n<p>Tornando a quel senso di conquista e di impresa umana che ci avvolge e ci esalta, trovo tragico non ci si accorga di quanto profondamente malato sia essere spinti alla conquista e al controllo di qualcosa, piuttosto che essere spinti al conviverci senza alterarlo. Ma, a prescindere da questo, quel sentimento di grandezza e successo viene sistematicamente utilizzato e trasformato in giustificazione per qualsiasi cosa venga fatta in suo nome.<br \/>\n\u00c8 quello che la critica francofortese chiamava la razionalit\u00e0 strumentale portata alle sue estreme conseguenze: la capacit\u00e0 di calcolare i mezzi con una precisione assoluta, combinata con l&#8217;incapacit\u00e0 strutturale di interrogarsi sui fini. Possiamo calcolare la traiettoria di rientro di una stazione spaziale con un&#8217;accuratezza al metro. Ma traballiamo alla domanda \u201cperch\u00e9?\u201d e soprattutto abbiamo smesso di ritenerla necessaria, sostituendola con un\u2019inerzia produttivista fine a se stessa.<\/p>\n<p>Il paradosso pi\u00f9 strano di tutta questa storia \u00e8 che il Punto Nemo viene scelto proprio perch\u00e9 \u00e8 lontano da tutto. Perch\u00e9 \u00e8 il posto della Terra dove l&#8217;impatto umano \u00e8 minore.<br \/>\nCome se buttare i rifiuti nel posto pi\u00f9 intatto del pianeta fosse la soluzione pi\u00f9 sensata.<br \/>\nLo \u00e8 solo quando non si vogliono mettere in dubbio le premesse. Esattamente come chi ritiene plausibile commettere un omicidio, non avr\u00e0 problemi con la domanda \u201ccosa farne del corpo?\u201d.<br \/>\nC&#8217;\u00e8 una logica in questo, e la logica \u00e8 quella del sistema: tutto ci\u00f2 che non produce valore, tutto ci\u00f2 che non \u00e8 pi\u00f9 funzionale al ciclo produzione-utilizzo-sostituzione, viene esternalizzato verso il luogo di minor resistenza. Prima erano i fiumi, poi i mari aperti, poi le colonie del sud del mondo, poi l&#8217;atmosfera, ora il fondo dell&#8217;oceano pi\u00f9 remoto del pianeta. Il confine si sposta sempre pi\u00f9 lontano, sempre pi\u00f9 in profondit\u00e0, sempre pi\u00f9 fuori dalla portata di chiunque possa lamentarsene.<br \/>\nFino a quando il confine coincider\u00e0 con il pianeta intero.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 una domanda che mi rimane in testa ogni volta che leggo di queste cose, e non \u00e8 una domanda retorica: a chi appartiene il Punto Nemo?<br \/>\nNon nel senso legale, che pure sarebbe interessante. Nel senso pi\u00f9 fondamentale: chi ha deciso che quel pezzo di oceano, con tutto quello che ci vive dentro, con le correnti che lo attraversano e gli ecosistemi che ospita, potesse diventare la discarica dell&#8217;industria spaziale?<br \/>\nQuesto \u00e8 l&#8217;antropocentrismo nella sua forma pi\u00f9 nuda: oltre all\u2019ingenua e pericolosa convinzione di essere superiori, abbiamo di fronte l&#8217;incapacit\u00e0 strutturale di concepire che ci possa essere qualcosa che non \u00e8 a nostra disposizione. L&#8217;oceano viene derubato della sua soggettivit\u00e0 e diventa la discarica di una storia fatta di capitale, miniere, matematica e propaganda.<\/p>\n<p>Quando si parla di critica alla tecnologia, si finisce quasi sempre per essere accusati di voler tornare a vivere nelle caverne, assieme a tutto il bagaglio mitologico di quanto sia precaria e complessa la vita in natura rispetto a quella moderna, con le stesse premesse e conseguenze di qualcuno che ti convince a camminare con una stampella dopo averti spezzato una gamba, vendendoti lo strumento come un prodigio dell&#8217;ingegneria, anzich\u00e9 come il rimedio a un danno auto provocato.<br \/>\nCon la retorica, si tenta cos\u00ec di ridurre tutto all\u2019idea di scegliere: o la ISS o la pietra focaia, senza accorgersi dell\u2019elefante nella stanza. Parlo di un sistema che produce oggetti da centocinquanta miliardi di dollari con il piano preordinato di buttarli nell&#8217;oceano. Non \u00e8 un sistema che risolve problemi con la tecnologia, ma un sistema che ignora tutti i problemi tranne quelli che possono essere affrontati con altra tecnologia che creer\u00e0 altri problemi. Sto dicendo che la grandiosit\u00e0 delle realizzazioni non pu\u00f2 continuare a funzionare come alibi per l&#8217;irresponsabilit\u00e0 delle conseguenze. Sto dicendo che forse, prima di lanciare la prossima stazione spaziale, varrebbe la pena chiedersi se il modello per cui ogni risposta tecnologica genera nuove domande tecnologiche, che generano nuove risposte tecnologiche, sia davvero la strada che vogliamo continuare a percorrere, considerato dove ci ha portati finora.<\/p>\n<p>Massacrare il pianeta con miniere e deforestazioni, sfruttare disperati che scavano nelle miniere per un dollaro l\u2019ora, creare discariche infinite&#8230; Tutto questo pu\u00f2 sembrare normale e logico solo se esiste una propaganda efficace che sostituisca, nelle nostre menti, quelle aberranti immagini con la perfezione asettica di una stazione spaziale che ci eleva verso un futuro radioso.<br \/>\nMa nel Punto Nemo la Mir arrugginisce lentamente sul fondo dell\u2019oceano, a duemila settecento chilometri da qualsiasi costa, lontano da qualsiasi occhio umano, da qualsiasi giornale che possa darne notizia, del resto servirebbe solo a ricordarci che \u00e8 tutta una bugia, un immenso e volgare baraccone di fabbriche che mangiano vite e pianeta per rivomitarcelo addosso.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si \u00e8 conclusa da poco la missione Artemis II e, in questi giorni, i media sono saturati di quella retorica calda e rassicurante che ci fa sentire parte di una trib\u00f9 che riesce a fare cose sempre pi\u00f9 fantastiche. 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