{"id":2889,"date":"2026-04-19T15:42:36","date_gmt":"2026-04-19T13:42:36","guid":{"rendered":"https:\/\/www.masonmassyjames.it\/blog\/?p=2889"},"modified":"2026-04-19T15:42:36","modified_gmt":"2026-04-19T13:42:36","slug":"lanticapitalismo-che-lucida-le-catene","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.masonmassyjames.it\/blog\/lanticapitalismo-che-lucida-le-catene\/","title":{"rendered":"L&#8217;anticapitalismo che lucida le catene"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.masonmassyjames.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Gemini_Generated_Image_ugw83pugw83pugw8.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-2890\" src=\"https:\/\/www.masonmassyjames.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Gemini_Generated_Image_ugw83pugw83pugw8.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"1024\" srcset=\"https:\/\/www.masonmassyjames.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Gemini_Generated_Image_ugw83pugw83pugw8.jpg 1024w, https:\/\/www.masonmassyjames.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Gemini_Generated_Image_ugw83pugw83pugw8-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.masonmassyjames.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Gemini_Generated_Image_ugw83pugw83pugw8-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.masonmassyjames.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Gemini_Generated_Image_ugw83pugw83pugw8-768x768.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Non \u00e8 infrequente imbattersi in anticapitalisti che parlano di energia rinnovabile, di automazione del lavoro, di esplorazione spaziale, di intelligenza artificiale. Di tecnologia, in generale, ma al servizio del popolo.<br \/>\nC&#8217;\u00e8 qualcosa di profondamente contraddittorio in tutto questo su cui vale la pena ragionare.<\/p>\n<p>Il capitalismo non \u00e8 il complotto di uomini cattivi che sfruttano il resto del mondo, ma piuttosto il risultato inevitabile di una ideologia, di un modo di vedere le cose, che si traduce in una serie di strutture materiali, tecniche, industriali e culturali. Queste strutture da una parte precedono il capitalismo, dall&#8217;altra lo mantengono in vita. <br \/>\nPosto questo, pensare di poter estirpare il capitalismo lasciando intatte le strutture che lo alimentano, \u00e8 una contraddizione in termini che rivela quanto possa essere distorta e macchiettistica l&#8217;idea di capitalismo nella testa di molti.<\/p>\n<p>Infatti, una parte non ignorabile di chi si definisce anticapitalista continua a ragionare esattamente in questi termini. Si immagina un mondo identico a questo, con le stesse fabbriche, le stesse reti logistiche globali, la stessa divisione iper-specializzata del lavoro, la stessa dipendenza da tecnologie che nessun individuo o comunit\u00e0 potrebbe mai produrre e controllare autonomamente, per\u00f2 senza \u201cpadrone\u201d. <br \/>\nCapitale collettivizzato. Industria del popolo. Tecnica liberata.<\/p>\n<p>Marx aveva almeno l&#8217;onest\u00e0 intellettuale di ammetterlo apertamente: il capitalismo era per lui una fase necessaria, addirittura progressiva, nel cammino verso il comunismo. L&#8217;industria era il motore della storia, e la classe operaia ne era il prodotto necessario e il soggetto rivoluzionario. Non si trattava di mettere in discussione la fabbrica, ma di conquistarla.<\/p>\n<p>Il marxismo non \u00e8 mai stato anticapitalista nel senso profondo del termine: \u00e8 una dottrina contro la propriet\u00e0 privata dei mezzi di produzione. Una distinzione enorme. I mezzi di produzione restano, la logica produttivista resta, il rapporto di dominio sulla natura resta, la divisione tayloristica del lavoro resta. Si baratta un mondo schiavizzato da banchieri, padroni e speculatori con una schiavizzazione proletaria autogestita, con gli stessi meccanismi distopici e inevitabilmente autoritari.<\/p>\n<p>Seppur pi\u00f9 raramente, anche dentro l&#8217;anarchismo, che \u00e8 decisamente pi\u00f9 radicale, si annida la stessa contraddizione. Soprattutto nelle sue declinazioni pi\u00f9 tecnofile. Esiste una sorta di pace silenziosa con il progresso industriale. <br \/>\nCome se il problema fosse solo il comando, ma non un sistema che lo rende necessario e inevitabile. Come se si potesse avere un sistema tecno-industriale libertario, autogestito, non gerarchico. Come se gli orrendi meccanismi dietro il produttivismo tecnologico \u2013 estrazione, produzione, trasporto, smaltimento \u2013 non richiedessero proprio le stesse strutture tecniche, logistiche ma anche politiche, sociali e morali che diciamo di voler abbattere.<\/p>\n<p>In sintesi, non penso si possa davvero essere anticapitalisti se si difende la tecnica industriale. Non si pu\u00f2 essere contro lo sfruttamento se si sostiene un sistema produttivo che, per esistere, richiede miniere in Congo, fabbriche con reti antisuicidio in Cina, attivit\u00e0 ecocide, una massa di esseri umani e non umani sacrificati sull&#8217;altare dell&#8217;efficienza produttiva. Non si pu\u00f2 criticare lo sfruttamento e la gerarchia del lavoro, e al tempo stesso non vedere un problema nell&#8217;iper specializzazione che la tecnologia richiede e che a sua volta necessita di taylorismo, gerarchie, compartimentazione, diluizione della responsabilit\u00e0.<br \/>\nNon si pu\u00f2 ottenere libert\u00e0 riorganizzando la schiavit\u00f9.<\/p>\n<p>La specializzazione e la tecnica sono il fondamento del dominio, non un suo inciampo. Quando la conoscenza viene frammentata in specialismi omologati e proceduralizzati, quando nessuno pi\u00f9 conosce l&#8217;intero processo di ci\u00f2 che produce e consuma, quando ogni individuo \u00e8 ridotto a ingranaggio intercambiabile di una macchina che nessuno comprende nella sua totalit\u00e0, il potere si consolida automaticamente, verticalmente, strutturalmente, senza che nessuno debba scientemente scegliere di dare ordini o obbedire. La gerarchia diventa architettura del sistema e viene accettata come procedura funzionale del sistema stesso. La forma pi\u00f9 subdola di autoritarismo.<\/p>\n<p>Non serve un padrone visibile quando il sistema stesso \u00e8 costruito in modo talmente complesso e violento da richiedere che esista chi \u00e8 obbligato alla miniera e alla catena di montaggio, e chi gestisca la complessit\u00e0 che la tecnica industriale inevitabilmente genera. Una complessit\u00e0 che nessuna comunit\u00e0 umana di dimensioni umane potrebbe mai padroneggiare se non, appunto, con il dominio e l\u2019autorit\u00e0.<br \/>\nSe davvero aneliamo a un mondo senza deleghe, libertario, cooperativo, orizzontale, frutto della libera associazione tra individui, questo non potr\u00e0 che essere un mondo semplice e, per forza di cose, non tecnologico. Nessun traguardo della tecnica sarebbe stato raggiunto senza sfruttamento, dominio e autorit\u00e0. Far volare un aereo a 800km\/h, costruire un microchip, allenare un\u2019IA, esplorare il cosmo, sono attivit\u00e0 che pu\u00f2 ottenere solo una societ\u00e0 sistematicamente autoritaria e predatoria.<\/p>\n<p>Un anticapitalismo che non contesta il progresso tecnico-industriale finisce per accettare implicitamente anche la premessa fondamentale del capitalismo stesso, ovvero lo sfruttamento e l\u2019oggettificazione di ci\u00f2 che occorre ai mezzi di produzione \u00ac(siano essi uomini, animali o l\u2019intera natura resa oggetto, risorsa). Lo scopo \u00e8 sempre gestire, sfruttare, ottimizzare affinch\u00e9 il mondo continui a rispondere ai bisogni e obiettivi indotti dalla civilt\u00e0 produttivista; magari ridefinendoli, ridistribuendoli, socializzandoli, ma continuando nella distopia estrattivista, produttivista e consumistica, lasciando inalterato l\u2019attuale rapporto con il resto del vivente, tragicamente simile a quello di un conquistatore nei confronti di un territorio da colonizzare. <\/p>\n<p>E questa \u00e8 esattamente la stessa logica che ha generato il capitalismo, ovvero la modernizzazione dei processi nati nella rivoluzione agricola, nella stanzialit\u00e0, nell&#8217;accumulo, nella separazione progressiva dell&#8217;essere umano dall&#8217;ambiente in cui vive e di cui fa parte, generando e alimentando la mancanza di empatia e responsabilit\u00e0, la stessa mancanza che ha un capitalista verso le classi sfruttate.<\/p>\n<p>Non possiamo continuare a immaginare alternative al capitalismo usando gli stessi mattoni con cui \u00e8 costruito. Ne servono altri.<br \/>\nCredo sia necessario che l\u2019anticapitalismo sia anche anti-industriale, che riconosca la non neutralit\u00e0 della tecnologia e del sistema industriale, e che non cerchi di migliorarlo, collettivizzarlo, renderlo green, ma riconosca in esso le stesse strutture di dominio che vogliamo abbattere.<\/p>\n<p>Allora, anzich\u00e9 cercare di liberare i mezzi di produzione, dovremmo pensare di liberaci dai mezzi di produzione. Cercare un affrancamento dalle strutture e dalle ideologie predatorie e autoritarie intrinseche in quelle strutture e creare le condizioni per la vera prosperit\u00e0 dell\u2019essere umano che non \u00e8 quella indicata dalla civilt\u00e0 industriale in cui siamo lavoratori e consumatori ma quella in cui l\u2019essere umano \u00e8 semplicemente un animale sociale, libero e autodeterminato.<\/p>\n<p>Purtroppo, siamo stati talmente colonizzati dalla logica del progresso che anche la nostra immaginazione rivoluzionaria pu\u00f2 diventare una variante di ci\u00f2 contro cui ci opponiamo.<br \/>\nE questa, forse, \u00e8 la forma pi\u00f9 sofisticata di dominio che esista: non quella che vieta di pensare, ma quella che illude di avere un pensiero libero, antagonista, mentre si sta semplicemente ridisegnando la stessa gabbia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non \u00e8 infrequente imbattersi in anticapitalisti che parlano di energia rinnovabile, di automazione del lavoro, di esplorazione spaziale, di intelligenza artificiale. 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