{"id":2942,"date":"2026-06-13T17:21:53","date_gmt":"2026-06-13T15:21:53","guid":{"rendered":"https:\/\/www.masonmassyjames.it\/blog\/?p=2942"},"modified":"2026-06-13T17:21:53","modified_gmt":"2026-06-13T15:21:53","slug":"uneloquente-stretta-di-mano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.masonmassyjames.it\/blog\/uneloquente-stretta-di-mano\/","title":{"rendered":"Un&#8217;eloquente stretta di mano"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.masonmassyjames.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/gruber-vannacci1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-2943\" src=\"https:\/\/www.masonmassyjames.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/gruber-vannacci1.jpg\" alt=\"\" width=\"1980\" height=\"1980\" srcset=\"https:\/\/www.masonmassyjames.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/gruber-vannacci1.jpg 1980w, https:\/\/www.masonmassyjames.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/gruber-vannacci1-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.masonmassyjames.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/gruber-vannacci1-1024x1024.jpg 1024w, https:\/\/www.masonmassyjames.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/gruber-vannacci1-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.masonmassyjames.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/gruber-vannacci1-768x768.jpg 768w, https:\/\/www.masonmassyjames.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/gruber-vannacci1-1536x1536.jpg 1536w\" sizes=\"auto, (max-width: 1980px) 100vw, 1980px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Questa foto vale pi\u00f9 di mille dibattiti.<\/p>\n<p>Gruber e Vannacci che si stringono la mano, sorridenti, sotto le luci dello studio di Otto e Mezzo. Due vecchi soci che si congedano dopo una riunione andata bene. Perch\u00e9, in fondo, \u00e8 andata bene. Per entrambi.<\/p>\n<p>Un copione trito e ritrito: domande indignate ma mai davvero scomode, risposte propagandistiche mai davvero smontate, e alla fine il sipario cala con ognuno che torna a casa con il suo bottino elettorale. Uno con la patina della resistenza civile. L\u2019altro con la conferma che il sistema lo teme.<\/p>\n<p>Il pubblico a casa, diviso in due tifoserie, convinto di aver assistito a uno scontro epocale.<\/p>\n<p>Non c\u2019\u00e8 esempio migliore di come funzioni la macchina della propaganda del potere politico.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 la mancata integrazione, il degrado reale che esiste nelle periferie, la tensione sociale che cresce, sono problemi che n\u00e9 la destra n\u00e9 la sinistra hanno interesse a risolvere. Anzi, sono una risorsa.<\/p>\n<p>La destra ci ha costruito sopra un\u2019intera identit\u00e0 politica. Il nemico esterno, il diverso, la colpa che non \u00e8 mai nei meccanismi ma sempre in disperati che arrivano a rubarci qualcosa (identit\u00e0, lavoro, le donne). Vannacci \u00e8 il prodotto pi\u00f9 puzzolente di questa logica: non dice nulla di nuovo, dice solo ad alta voce quello che il sistema gi\u00e0 fa sottovoce da decenni. Confini, gerarchie, il \u201cnoi\u201d contro \u201cloro\u201d. Una narrativa che non richiede alcuna analisi della realt\u00e0, solo un bersaglio verso cui dirigere una societ\u00e0 imbizzarrita, atomizzata e depauperata culturalmente e umanamente.<\/p>\n<p>Ma la sinistra, quella che si siede dall\u2019altra parte del tavolo con la faccia indignata, cosa ha fatto? Ha usato persone come Vannacci e le loro ideologie come si usa uno specchio deformante: per sembrare migliore senza dover davvero essere migliore. Ha preso il razzismo, lo ha incorniciato, lo ha appeso al muro come prova della propria superiorit\u00e0 morale, e nel frattempo non offre nessuna reale e concreta risposta al cittadino che vive nel degrado, dove mancano i servizi, dove la convivenza \u00e8 lasciata a se stessa senza strumenti, senza risorse, senza nessuna visione che non sia uno slogan.<\/p>\n<p>E cos\u00ec Vannacci cresce. E la sinistra, a telecamere spente, ringrazia.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 senza il \u201cfascismo\u201d da combattere, cosa resterebbe alla sinistra? Non avendo un reale progetto di trasformazione sociale, non avendo pi\u00f9 come obiettivo la concreta difesa dei lavoratori n\u00e9 dei pi\u00f9 vulnerabili, le resta solo fingersi una diga. E le dighe hanno bisogno che ci sia l\u2019alluvione. O la percezione di un\u2019alluvione. Paradossalmente una destra forte serve alla sinistra quanto la paura dello straniero serve alla destra.<\/p>\n<p>Il problema dell\u2019integrazione nasce dall\u2019abbandono sistematico delle periferie, dalla precariet\u00e0 strutturale, dalla competizione che il sistema economico impone tra coloro che stanno in basso, dalla mancanza di spazi sociali, di reti comunitarie, di qualsiasi forma di mutuo soccorso che non sia mediata da un\u2019istituzione o da un partito. Nasce dal fatto che si buttano insieme persone disperate senza dargli nulla, e poi ci si stupisce che esploda la tensione. E poi si usano quelle esplosioni per fare politica.<\/p>\n<p>Destra e sinistra fingono di litigare su chi abbia la colpa senza toccare ci\u00f2 che andrebbe cambiato perch\u00e9 cambiare davvero significherebbe mettere in discussione le fondamenta, e le fondamenta reggono il palazzo dove entrambi dimorano. Sono due lati di una stessa medaglia, le due facce di uno stesso potere.<\/p>\n<p>Quella stretta di mano rappresenta la firma in calce a un contratto non scritto: noi continuiamo a fingere di essere rivali, il potere continua a rimanere intoccato, e il popolo continua a essere diviso, incollato davanti agli schermi, a tifare per uno dei due soci che si stringono la mano.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questa foto vale pi\u00f9 di mille dibattiti. Gruber e Vannacci che si stringono la mano, sorridenti, sotto le luci dello studio di Otto e Mezzo. Due vecchi soci che si congedano dopo una riunione andata bene. Perch\u00e9, in fondo, \u00e8 andata bene. Per entrambi. 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