Situazione:
Io dico che, secondo me, X è una cosa orrenda e criminale che va assolutamente fermata. Mi informo, mi sforzo di trovare prove documentate che X fa schifo. Uso i social per sensibilizzare e condividere la mia opinione. Continuo a informarmi e mi prodigo a trovare fonti credibili che dimostrino che X è una merda e le divulgo.
Sciopero contro X. Scendo in piazza contro X.
Sostengo che X è da fermare non avendo paura di scontrarmi anche con parenti e amici sul tema, anche arrivando a tagliare i rapporti, se necessario.
Poi dico che, sempre secondo me, X non va combattuto con i metodi A e B spiegando il perché la penso così.
Ed ecco che improvvisamente arrivano le calde attenzioni di è d’accordo che X è una merda ma usa i metodi A e B. Le argomentazioni suonano più o meno così:
– Ah, quindi stai negando C e D
– Ah, quindi si dovrebbe rimanere immobili di fronte a X
– Ah, quindi sai tutto tu
– Tu parla che noi agiamo nel mo(n)do vero
– Vallo a dire alle vittime di X
Un copione visto succedere infinite volte su argomenti diversi, sempre con gli stessi cliché e stessi meccanismi.
Come ho già scritto, io temo che si sia dissolta ogni capacità di relazionarsi e confrontarsi su qualsiasi tema, figuriamoci su temi divisivi e delicati.
Mi domando anche, con estremo timore, in quante situazioni sia io quello che ci casca e, per questo, non passa giorno che io non metta in discussione quello che penso. Quasi maniacalmente.
Ma questa trappola ideologica ha come caratteristica principale proprio il rendere invisibile la bolla in cui si è rinchiusi. È fottutamente complicato…
Come dico sempre, se non metti in discussione le tue opinioni, probabilmente sono le opinioni di qualcun altro.
Fatto sta che non si dovrebbe affrontare nemmeno una partita a carte in questo modo, figuriamoci questioni sociali o geopolitiche… perché fa filosoficamente ridere e umanamente pena.
