Alla ricerca di un’immunità permanente

In questi giorni la stampa italiana ha riportato pedissequamente e a reti unificate le parole di Netanyahu secondo il quale il primo ministro australiano Anthony Albanese è il responsabile morale dell’attentato avvenuto a Bondi Beach in Australia.

Era fondamentale che tutti sapessimo cosa pensa Netanyahu, del resto quest’uomo è anche un veggente dato che aveva ammonito chi avesse riconosciuto lo stato di Palestina che avrebbe subito atti di terrorismo e, guarda un po’, l’Australia lo ha fatto giusto un paio di mesi fa.
Del resto, è anche ovvio, no? Tu aiuti qualcuno e questo qualcuno organizza un attentato come ringraziamento. Certo, sarebbe molto più logico pensare che certe forme di terrorismo sono invece orchestrate proprio dalla parte opposta, ma non scadiamo nel complottismo, per carità.

Però ci sono un paio di cose che i media si sono dimenticati di dire mentre facevano da ufficio stampa di Israele.

Per prima cosa la Corte Penale Internazionale ha confermato i mandati di arresto per Netanyahu e Gallant respingendo la richiesta di sospensione sollevata da Israele.

Come ciliegina sulla torta, abbiamo Trump che minaccia di inasprire le sanzioni alla Corte Penale Internazionale.
A febbraio del 2025 Trump aveva già firmato un ordine esecutivo per sanzionare alcuni membri della CPI, mentre questa volta la minaccia è di sanzionare l’intera corte a meno che questa non accetti questi tre punti:

– Abbandono totale delle indagini sui leader israeliani per la guerra a Gaza.
– Chiusura formale delle indagini sui crimini di guerra in Afghanistan.
E, come ultimo punto, tenetevi forte…
– Garanzia di non perseguire Trump e i suoi funzionari in futuro (anche dopo la fine del mandato nel 2029).

Le sanzioni sono estremamente pervasive, colpendo non solo i singoli funzionari della Corte, ma l’intero ecosistema che ne permette il funzionamento. Parliamo di: divieto di ingresso negli USA per i funzionari e parenti dei funzionari, blocco dei beni che si trovano negli USA, e soprattutto sanzioni contro chiunque (anche non americano) fornisca “supporto materiale, finanziario o tecnologico” alla Corte per le indagini contro cittadini USA o alleati (come Israele). Questo include consulenti legali, esperti tecnici o banche estere.

È chiaro che tutto questo renderebbe quasi impossibile il funzionamento della Corte che avrebbe difficoltà a pagare il personale, avere accesso ai documenti, ai conti correnti, persino usare alcuni software. Si tratta di una tremenda ingerenza nel diritto internazionale, un vero e proprio ricatto che impedisce a organismi terzi di indagare sui crimini compiuti da questi esportatori di democrazia seriali in cerca di immunità perpetua e incondizionata alle loro porcate.

 

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