Ma tu, essendo anarchico, imponi la tua visione agli altri o proponi?

Tempo fa qualcuno mi ha chiesto: “Ma tu, essendo anarchico, imponi la tua visione agli altri o proponi?”
La domanda non era ironica e nemmeno provocatoria, era solo una domanda posta sinceramente per capire qualcosa di un aspetto che era percepito come alieno, se non come pericoloso e questo grazie alla propaganda di stato che vuole far apparire l’anarchia così come questa persona la stava percependo: qualcosa di pericoloso che va imposto con la forza.
La mia risposta è stata più o meno la seguente…
 
La domanda “Ma tu, essendo anarchico, imponi la tua visione agli altri?” è tanto curiosa quanto paradossale perché imporre l’anarchia non solo è tecnicamente impossibile ma è persino un ossimoro. L’anarchia si basa sulla libertà e sulla responsabilità dell’individuo, sulla libera associazione, sul rispetto delle diversità e sulla condivisione oltre che sull’assenza di un potere costituito che eserciti coercizione tramite autorità e violenza. Come si può imporre tutto questo? Imporre la libertà, la volontarietà, la condivisione, l’assenza di coercizione… Nel momento in cui si impone, cessa di essere anarchia. Anarchia, in termini, è l’opposto di una imposizione. L’unico modo di seminare anarchia è invece proprio “proporla” ovvero convincere le persone a vedere cosa sia davvero e quanto sia vicina a quello che intimamente tutti vorrebbero vivere rispetto a quello che vivono.
Al contrario, qualcosa che viene imposto e non proposto è lo stato. Viene imposto, e a sua volta esso impone le sue leggi e le sue regole con la forza. È l’unico modo che ha di essere, di esistere e di perdurare. E chi lo vota è il mandante di questa imposizione e della sua forza, è il mandante di tutti i mezzi che lo stato usa per continuare ad esistere come la difesa armata dei confini, le guerre, il colonialismo (mascherato da libero mercato), stragi di stato e tanti altri orrori. Tra questi anche orrori filosofici come quello di abdicare la propria libertà e senso della giustizia a delle istituzioni, senza eccezioni, pena altra violenza; o che non ci sia altra possibilità di aggregazione sociale se non quella che veda pochi imporre delle regole a tutti gli altri con una pistola puntata; o l’idea che nessuno è in grado di governare se stesso privandoci della responsabilità, trasformandoci in esecutori spietati. Lo stato poi, dopo averci privato della responsabilità, usa questa assenza di responsabilità per autodefinirsi necessario, esattamente come un pusher farebbe con un cliente che ha assuefatto alle sue droghe.
Quindi tu, che voti e sostieni questo aberrante apparato di violenza e imposizione, chiedi a me, che sostengo una filosofia basata sulla libertà e responsabilità, se io impongo la mia visione?

Grazie, eh!

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