È stato la mafia

Alcune considerazioni e fatti emersi dalla sentenza del primo processo sulla trattativa stato-mafia:
– Il processo è stato il più importante dal dopoguerra in cui i vertici di Cosa Nostra e i vertici dello stato sedevano assieme al banco degli imputati. Tutto si è svolto ovviamente in un’aula deserta, senza giornalisti. Tv e giornali correttamente ne danno una copertura praticamente nulla sia durante che alla fine del processo.
– Scalfaro, quando era Presidente della Repubblica, interviene per togliere come capo delle carceri un noto sostenitore dell’applicazione seria del 41 bis per i mafiosi, per sostituirlo con chi aveva notoriamente una mano molto più leggera. Interrogato sul fatto dice non ricordare nulla e i giudici scrivono che ha mentito. Come Presidente emerito è stato giustamente Senatore a vita fino alla sua morte nel 2012.
– Berlusconi, anche da presidente del consiglio, finanzia mensilmente Cosa Nostra. È ovviamente ancora in parlamento.
– Giuliano Amato, all’epoca Presidente della Repubblica, viene informato della trattativa, non lo dice a nessuno per decenni mentre le stragi continuano. Giustamente poi è stato promosso a membro della Corte costituzionale e successivamente anche Presidente della stessa.
– Sotto il governo Ciampi, il ministro Conso revoca di più di 300 41 bis, quindi più di 300 mafiosi tornano al carcere ordinario. Erano state necessarie le stragi degli attentati a Falcone e Borsellino per far approvare il 41 bis solo un anno prima. Conso dal 1998 presiede con onore la Commissione dei plenipotenziari dell’ONU fino alla sua morte nel 2015.
– Fra le tante scottanti confessioni dei pentiti, quella del boss Vito Galatolo dice: “Quando sapemmo che l’artificiere che doveva partecipare all’attentato al pm Di Matteo non era di Cosa Nostra, capimmo che dietro al piano c’erano soggetti estranei alla mafia, apparati dello Stato, come nelle stragi del ’92. Matteo Messina Denaro ci rassicurò scrivendoci che comunque avevamo le giuste coperture […] Di Matteo si stava intromettendo in un processo che non doveva neanche iniziare, quello sui rapporti tra Stato e mafia. E si doveva fermare perché non doveva scoprire certe situazioni […] C’era un via-vai di agenti dei Servizi segreti nelle carceri per avere contatti con capimafia al 41 bis.
– I carabinieri del ROS rappresentano un’elite dedicata e addestrata a combattere la mafia, scoprire e catturare i mafiosi.
I ROS, alla cattura di Riina, non perquisiscono il suo covo, impediscono ai colleghi di farlo, permettendo invece agli uomini dei mafiosi Provenzano e Bagarella di farlo acquisendo così tutte le prove e informazioni in possesso del boss. La prima richiesta della mafia nella trattativa con lo stato prevedeva esattamente questo: la consegna di Riina purché si lasciasse intatto il covo.
Qualche tempo dopo, un carabiniere scopre dove si trova il latitante stragista Nitto Santapaola e informa di questo Mori. I ROS arrivano sul posto indicato e irrompono nella casa sbagliata causando anche un inseguimento e una sparatoria quindi facendo tutto quello che serviva per mettere in allarme il mafioso che abitava poco distante che ovviamente cambia nascondiglio.
Successivamente un altro carabiniere riesce a convincere un mafioso a organizzare un summit con il boss di Cosa Nostra latitante Provenzano facendosi dire giorno, ora e luogo. Mori invia una squadra di investigatori che hanno la bella idea di seguire il summit da lontano, senza intervenire. Quel luogo sarà usato diverse volte da Provenzano come luogo d’incontro senza che i ROS intervengano mai.
Natrualmente il vicecomandante dei ROS, Mori, durante e dopo queste prestazioni, da vicecomandante viene promosso comandante (massima carica del reparto). Nel 2001 è stato promosso capo dei servizi segreti (SISDE). Anche dopo la pensione, Alemanno, allora sindaco di Roma, lo nomina consulente della sicurezza durante lo scandalo Mafia Capitale, di cui non si accorge minimamente. Infine, viene assegnato al controllo degli appalti di Expo 2015 dove ovviamente non solo vengono alla luce una lunga serie di tangenti, ma persino infiltrazioni della ‘Ndrangheta.
Detto tutto ciò, sono convinto che la cattura di Matteo Messina Denaro sia motivo di orgoglio per il nostro paese e per tutte le istituzioni che, con dedizione e metodo, si sono affannate al fine di arrestarlo. Sono certo che c’è una spiegazione al motivo per cui ci sono voluti 30 anni per catturarlo mentre ce l’avevano sotto il naso. Insomma, sono certo che secondo il rasoio di Occam, gli esperti, i fact-checker e i giornalisti indipendenti e seri (come Bruno Vespa che chiede in TV chi scopava di più tra Denaro e il suo prestanome), non c’è bisogno di ricorrere a spiegazioni complottiste. Perché mai?
ps. nell’immagine un frammento della copertina del libro omonimo di Marco Travaglio pubblicato nel 2014, mentre era in corso il primo grado del processo, seguito poi da “Padrini Fondatori” del 2018, scritto assieme a Marco Lillo, in cui si riassumono in 500 pagine le 5000 e più della sentenza di primo grado.

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