Specchio e sfera di cristallo – MMJ Podcast 2.3



Gaza è un enorme specchio e anche una sfera di cristallo.
Lo specchio riflette noi stessi, un occidente che è sempre meno subdolo nel mascherare la propria violenza.

In quello specchio si riflette ciò che siamo disposti ad accettare purché non si rompa l’incantesimo, la favola, e soprattutto i ruoli che quella favola ha assegnato ad ogni interprete. Buoni e cattivi, guardie e ladri. Al di fuori di questo non c’è più nulla. Non importa se è grottesco. Non importa se non regge. Ognuno assuma il ruolo che occorre.

Il mondo post-pandemico e post-verità è basato su una propaganda infantile e gretta, sbattuta in faccia, talmente evidente che è difficile mostrarla. Se ne può avere solo vergogna.

Così, “aggredito” e “aggressore” possono voler dire tutto e niente. Allo stesso modo, “forza occupante” e “popolo sotto occupazione” possono assumere significati molto diversi. Tutto dipende da dove guardi o dove ti dicono di guardare. Occhio a pensare con la tua testa che diventi peggio del peggior aguzzino. Ci penserà la storia a decidere quali sono orrori e quali sono gesta eroiche in base a chi risulterà egemone. Nel frattempo, ci pensano i media.

Gaza è anche una sfera di cristallo perché quello che è successo può sempre risuccedere. Gli orrori storici, mentre accadono, non sono mai folli, sono subdoli e non accadrebbero se non ci fossero milioni di persone convinte siano necessari e leciti. Così come tanti sono stati convinti fosse necessario e lecito rastrellare gli ebrei; invadere l’Afghanistan e occuparlo per 20 anni per poi lasciarlo nel caos; incarcerare chi scopre crimini di guerra e ha il coraggio di denunciarli come Assange; permettere l’uso della forza e il sequestro nelle galere da parte dello stato per chi risulta colpevole di un reato secondo una presunta verità processuale; privare le persone del lavoro se queste non hanno assunto un farmaco; segregare miliardi di animali forzandoli ad accoppiarsi per non rinunciare al loro sapore…

Oh, scommetto che questa lista, a un certo punto, improvvisamente, avrà fatto storcere il naso a molti, anche se fino a poche frasi prima magari erano d’accordo. Ed è proprio quello che intendo. Ma che c’entra Gaza con gli animali nei mattatoi? Che c’entra con i criminali in galera che devono essere puniti? Niente, non c’entra nulla. Allo stesso modo, un guerrafondaio sionista vi potrebbe spiegare che quello che sta succedendo a Gaza non c’entra nulla con la guerra né con la violenza, è qualcosa di, appunto, necessario e lecito.

Certi orrori appaiono leciti e necessari, tanto che rifiutiamo di riconoscerli, anzi, li difendiamo, perché ne abbiamo fatto o ne facciamo parte. Non riconosciamo lo stesso meccanismo di tutti gli orrori alla base, la sofferenza altrui e l’ingiustizia perché una propaganda ha spento quella capacità e tutti siamo disposti ad essere soldati di una qualche guerra, più o meno palese che sia.

“Pace” sta diventando sempre più una brutta parola.
La pace fa paura ed è scomoda per molti, fascisti e antifascisti, democratici e dittatori.
Parlando di guerra in senso stretto, beh, io sono contro questa guerra, contro quella precedente e anche contro a quella che verrà. Anche se non ne so nulla, non ne ho bisogno. Vi lascio il mio posto a quel tavolo, qualunque esso sia, sono certo sarà più comodo perché di motivi, scopi, obiettivi per fare la guerra se ne possono sempre trovare milioni. E li troveranno. Per la pace basterebbe non averne alcuno.