Il crepuscolo di ogni ideologia e di ogni vero sentimento



Ieri Charlie Kirk stato assassinato pubblicamente durante uno dei suoi consueti eventi nei quali dibatteva su temi sociali e politici. Gli hanno sparato.
Kirk aveva 31 anni ed era un conservatore (destra americana) molto vicino a Trump, famosissimo soprattutto sui social. Anti-immigrazione, antiabortista, sostenitore del pericolo della sostituzione etnica, difensore del diritto a possedere un’arma, ecc.

Un uomo che rappresenta gran parte di tutto quello che detesto, nei contenuti e nei modi di esporli. Sì, perché, anche se Kirk sosteneva l’importanza del confronto e si spendeva per dialogare anche con chi non la pensava allo stesso modo, in quei dibattiti non c’era mai davvero nessun tentativo di ascoltare o comprendere e i suoi show erano solo un dialogo fasullo incentrato sul “blasting” per i social, sul mettere in scacco dialetticamente l’avversario. Il risultato era solo provocatorio e funzionale ad accontentare i suoi sostenitori e aizzare i detrattori.

Adesso è morto. Ucciso da un’arma da fuoco.
Ironico pensare che proprio lui sosteneva che i morti per arma da fuoco in USA sono un prezzo che va pagato per la libertà di tutti di possedere un’arma… Fa riflettere.

Ho visto il video della sua uccisione, si trova in rete integralmente, e mi ha fatto orrore.
Sembra banale dirlo, ma non lo è. Non lo è perché la reazione di una parte della società alla sua morte è stata diversa e spiega molto bene la deriva che sta prendendo il mondo.

Internet è pieno di meme e immagini buffe che si prendono gioco di quest’uomo e della sua morte. Tutti, ovviamente, provenienti da ambienti ideologicamente opposti a quelli rappresentati da Kirk.
Secondo me questo è grave, anzi, è tragico. Nel momento in cui non siamo in grado di sentire dentro di noi la morte altrui, non importa di chi, nemmeno vedendola in un video, non provando più niente, riuscendo a scherzarci su… mi chiedo dove siamo arrivati?

Sono il primo ad aborrire ciò che quest’uomo rappresentava, ma non è questo il punto. Il punto è chiederci chi siamo. Chi siamo se non ci tocca la morte in questo modo?
Certo, si potrà dire che lui era un provocatore, che le sue idee erano pericolose, che lui era pericoloso, che il mondo è un posto migliore senza persone come lui. Non nascondiamoci dietro un dito: se le sue idee, o lui stesso, erano pericolosi, ci si doveva opporre, anzi si aveva il dovere di farlo. Ma davvero non ha più importanza il come? Perché se la morte è un mezzo valido, derubricabile, che non ci tocca più, beh, allora non abbiamo più argomenti, non abbiamo più niente che ci distingua dai nostri nemici e non siamo meno pericolosi.

Se io vedo una foto del corpo di Mussolini fucilato, deturpato e appeso in piazza, non provo piacere. Provo ribrezzo. Anche se so che quell’immagine significa che altri sono stati resi liberi e sono stati salvati. Ma la mia umanità non si può spegnere e sento profondo disagio, repulsione, nel vedere un essere umano appeso e deturpato. Ed è proprio questa una delle cose fondamentali che mi differenzia da quell’uomo appeso. Nel momento in cui io non provassi più questo, non ci sarebbe più poi così tanta differenza.
Inoltre, anche razionalmente, so che la vita e la libertà delle persone dipendevano dalla perdita di potere di Mussolini, non dalla sua morte né dalla deturpazione del suo cadavere.

Se riteniamo di essere persone buone, nel giusto, non possiamo non tenere sempre presente di agire arrecando il minor danno possibile, anche quando inseguiamo obiettivi nobili, anzi, proprio per quello. Altrimenti sorge il tremendo dubbio che a dividerci dal nemico sia solo un tiro di dadi e, al loro posto, compiremmo le stesse nefandezze.
Kirk una volta ha detto che lui non sopporta la parola “empatia”, che è una cosa inventata, un termine new age che fa un sacco di danni. Ecco, che effetto fa vedersi allo specchio?

Certo, mi si imputerà di essere un pavido, o magari di essere distaccato, di non comprendere la rabbia di chi è oppresso, perché sono un privilegiato che può scrivere da dietro una tastiera, e che questi uomini vanno fermati. Se l’è cercata. Uno di meno!
A tutti gli apologeti della violenza giusta, consiglio un libro, un romanzo, si intitola “Il silenzio del mare”.
Questo libricino di quaranta pagine scarse fu scritto da Vercors, scrittore francese, nel 1942, durante l’occupazione nazista, pubblicato clandestinamente e miracolosamente scampato a retate della Gestapo. Fu tradotto da de Gaulle e paracadutato con gli aerei sull’Inghilterra perché incitasse i soldati. Ristampato più volte divenne il simbolo della resistenza francese.
Il romanzo parla di una casa in Francia che viene occupata da un nazista, in cui vivono un uomo anziano e sua nipote.

Nonostante tutto, l’autore ha la lucidità di non dipingere il nazista come il male assoluto, qualcosa da odiare e distruggere, ma ne restituisce invece un ritratto tragicamente umano, di una persona di cultura che ha creduto in qualcosa di profondamente sbagliato. Non solo, il vecchio francese proprietario della casa, in tacito accordo con la nipote, non si rivolge mai al nazista, in segno di resistenza, come se questi non esistesse, determinato a non mutare nulla della sua vita. Ma a fianco di questa determinazione a ignorare il nazista una parte di lui soffre perché “io non posso offendere un uomo senza soffrire, si tratti pure anche del mio nemico.”

E mi viene anche da citare Stefan Zweig, antifascista ebreo austriaco morto suicida in esilio in America per sfuggire ai totalitarismi europei. Nel suo romanzo “Gli occhi dell’eterno fratello”, 1922, scritto dopo aver vissuto la Prima Guerra Mondiale, il protagonista uccide per sbaglio suo fratello e dice “Ho ucciso mio fratello affinché potessi comprendere che chiunque uccida un uomo uccide suo fratello.”

Non sono io ad avere le mie idee per mero privilegio e perché non sento l’oppressione su di me: altri avevano queste stesse idee mentre avvenivano cose ben più orrende. Siete voi che ingiustamente inscenate un atto teatrale in cui usate le oppressioni per giustificare una violenza che non vedere l’ora di applicare. Perché è questo il punto. Kirk non rappresentava solo la becera posizione dei conservatori americani, ma incarnava perfettamente anche quella della sinistra pseudo-libertaria che ha smesso da tempo di essere rappresentante di certi valori, ma è diventata, esattamente come la destra, un insieme di slogan vuoti senza alcuna vera filosofia. E lo sta dimostrando anche adesso.

Oltre all’aspetto morale e filosofico, va valutato anche l’aspetto politico e pratico: se la destra potrà usare questo evento come un trampolino per consensi e repressione, sarà colpa di tutti, in special modo di chi vuole ergersi come alternativa e poi usa gli stessi identici metodi. Kirk non se l’è cercata. Voi ve la siete cercata. Anzi, tutti noi. Talmente intorpiditi da questi cazzo di social, abbiamo trasformato tutto in un meme, abbiamo sloganizzato ogni concetto, ci siamo resi cibo perfetto per i poteri post-capitalisti che ci possono usare come un bambino fa coi Lego.

Siamo di fronte al crepuscolo di ogni ideologia e di ogni vero sentimento.
Ho paura ad immaginare quale umanità ha davvero in mente chi grida “restiamo umani”.