La versione che domina le testate internazionali è nota: l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, che avrebbe causato 1.200 vittime israeliane, è l’atto che giustifica la violenza di Israele. I media corporate hanno dipinto il massacro come un fulmine a ciel sereno, un attacco sferrato a Israele completamente impreparato. Ma è possibile che lo Stato Ebraico sia stato colto così platealmente alla sprovvista?
Per squarciare il velo, sarebbe necessaria un’inchiesta indipendente e imparziale. Eppure, il Primo Ministro Benjamin Netanyahu si è trincerato dietro un netto rifiuto di istituire qualsiasi vera commissione d’inchiesta sui fatti del 7 ottobre. Come riportato da Haaretz, Netanyahu ha respinto ogni pressione per un’indagine sui cosiddetti fallimenti di quel giorno, sostenendo che la priorità è sconfiggere Hamas. Un argomento risibile che posticipa la ricerca della verità ad un’epoca che potremmo vedere solo cavalcando unicorni. E, infatti, il punto rimane sempre questo: avere scuse morali e politiche per continuare il massacro. Scuse che sono talmente fragili da essere credibili solo da chi ha un forte pregiudizio, per usare un eufemismo, ma si potrebbe parlare tranquillamente di suprematismo nei confronti dei Palestinesi.
A questo si aggiunge l’inspiegabile ritardo dell’IDF nel reagire all’attacco. Ci sono volute ore! Come è possibile che nessuno si sia accorto della violazione di quella recinzione, uno dei luoghi più sorvegliati del pianeta? L’IDF impiega un corpo di “spotter” (vedette), il cui unico compito è monitorare i feed video lungo il confine. È semplicemente assurdo che non abbiano notato nulla.
Un’ex soldatessa ha rivelato che durante il suo servizio, persino un gatto che si muoveva lungo la recinzione innescava una pronta risposta. Ma centinaia di uomini armati sono passati inosservati.
Senza contare che da mesi il personale di istanza segnalava movimenti anomali.
Il rapporto dettagliato sui cosiddetti fallimenti del 7 ottobre, redatto dall’Institute of Defense Analyses, ha infatti validato i timori delle sentinelle con i rapporti dell’intelligence sui segnali (SIGINT).
A quanto pare, Hamas preparava l’attacco proprio sotto gli occhi dell’IDF. Nonostante ciò, il governo e i media continuano a propinarci l’idea di un semplice “fallimento dell’intelligence”.
A corroborare l’ipotesi che Israele abbia lasciato accadere l’attacco di proposito (operazione LIHOP – let it happen on purpose), c’è l’affermazione del Prof. Anthony Hall che evidenzia come interi sistemi ad alta tecnologia, incluse le porte di ingresso e uscita da Gaza, fossero completamente aperti quella fatidica mattina.
Una tale mancanza può essere solo un atto intenzionale, non una dimenticanza di un funzionario distratto. Inoltre, molti dei soldati normalmente di pattuglia lungo il confine di Gaza erano stati spostati casualmente in Cisgiordania proprio quel giorno.
Quindi, i soldati allontanati, la sorveglianza disattivata e gli allarmi ignorati per anni. C’è dell’altro? Decisamente!
Le avvisaglie di un attacco non arrivavano solo dall’interno. La CNN ha riportato che l’intelligence statunitense aveva avvertito di un potenziale attacco giorni prima che si verificasse.
Il New York Times ha svelato che Israele conosceva il piano di attacco di Hamas, denominato “Muro di Gerico”, da più di un anno. Un documento di circa 40 pagine descriveva l’invasione nel dettaglio, una minuzia che Hamas ha seguito con “precisione sconvolgente”.
Ma c’è di più. Anche l’Egitto ha avvertito Israele giorni prima che Hamas colpisse, e i combattenti si esercitavano apertamente vicino al confine di Gaza.
Definire l’attacco di Hamas come una missione segreta è semplicemente ridicolo.
E, per finire in bellezza, PBS ha rivelato che Hamas aveva persino pubblicato video di simulazioni di attacco sui social media settimane prima della violazione del confine.
Terroristi che pubblicano sui social un piano di attacco segreto contro una delle potenze militari più grandi del mondo… che viene presa di sorpresa.
Infine, il Nova Music Festival: il festival preso di mira da Hamas e in cui sono state rapite e uccise molte persone. Come riportato da Billboard, gli organizzatori lo hanno spostato nel sito di Re’im solo due giorni prima, cioè proprio mentre gli spotter dell’IDF lanciavano allarmi sulla preparazione di Hamas. Una decisione brillante: come ballare il tip tap su un campo minato.
L’ex ufficiale dell’intelligence della CIA Phillip Giraldi ha espresso chiaramente il sospetto che non ci sia stato un fallimento dell’intelligence. Piuttosto, “c’è stata una decisione politica presa dal governo israeliano che sapeva cosa poteva succedere e ha scelto di lasciarlo procedere per fornire un casus belli per distruggere Gaza…”. Il casus belli, come ci insegna la storia, non è solo una “giustificazione per la guerra”, ma una miccia cercata con ostinazione.
Ma c’è qualcosa di ancora più velenoso: il numero dei morti. Quelle 1200 persone uccise da Hamas.
Ebbene, Yoav Gallant, che all’epoca degli attacchi era Ministro della Difesa israeliano, ha detto solo pochi mesi fa: “Alle truppe israeliane è stato ordinato di sparare e uccidere civili israeliani il 7 ottobre 2023”.
Questo sembra essere un riferimento alla Direttiva Annibale che è la politica talvolta adottata dall’esercito israeliano di uccidere tutti quelli che si trovano nelle vicinanze a prescindere si tratti di rapitori, terroristi, ostaggi, soldati israeliani, semplici passanti.
La stessa testata giornalistica Israeliana Haaretz ha confermato: “L’IDF ha ordinato la Direttiva Annibale il 7 ottobre per impedire ad Hamas di prendere prigionieri i soldati”.
La cosa è stata confermata anche dai sopravvissuti all’attacco.
Non c’è da stupirsi che Israele abbia ammesso di aver letteralmente seppellito montagne di carcasse di mezzi colpiti quel giorno. E, giuro, dicono di averlo fatto per motivi ecologici e per preservare la sacralità delle persone assassinate da Hamas. Non certo per seppellire le prove.
Del resto, il Jerusalem Post ha riportato: “I video di sorveglianza critici dell’IDF dell’attacco di Hamas del 7 ottobre sono scomparsi”. Evidentemente anche questi video erano un rischio per l’ambiente e per la sacralità delle vittime.
Come rivela il quotidiano ebraico Israel Hayom: “durante i combattimenti del 7 ottobre, l’Aeronautica Militare ha sparato 11.000 proiettili, sganciato più di 500 bombe pesanti da una tonnellata e lanciato 180 missili.”
Numeri che fanno venire i brividi…
Il giornale Haaretz ha riportato le parole di un capo squadrone ai suoi uomini: “Sparate a tutto!”
In parole povere, una delle forze armate più potenti del mondo stava letteralmente sparando a tutto ciò che si muoveva il 7 ottobre e ha ucciso un numero indefinito di suoi concittadini usando poi quelle morti per giustificare un genocidio.
Riassumendo: Israele era a conoscenza di quanto stava per accadere, ha ritirato i soldati dall’area, ha ignorato ogni segnale di sorveglianza, ha spalancato le porte e ha tardato a rispondere. E quando sono intervenuti, hanno assassinato centinaia di propri cittadini. Dopo di che, hanno cancellato i filmati di sorveglianza e sepolto le prove.
Tutto questo è stato scientemente voluto con lo scopo di portare a un livello superiore la distruzione di Gaza e dei Palestinesi perpetrata regolarmente da decenni sotto gli occhi incuranti o, peggio, complici del resto del mondo.
