E così sprofondo. Volontariamente.
Giù tra i flutti nero pece, in un mare denso come petrolio.
Non sarà un problema respirare perché avrò dimenticato il sapore dell’ossigeno. Vivrò attraverso la pelle, per osmosi, nel corvino liquido amniotico di questa ennesima gestazione.
Credendo che le mie parole abbiano davvero un senso.
Mentre pago l’affitto dei ricordi che infestano la mia mente. Sempre siano reali.
Che cosa farò quando sarò assetato di nuovo? Quando sarà il momento di nascere. Mentre continuiamo a provare a essere veri ma rimaniamo invischiati nella vita come insetti su una pianta carnivora.
Ho provato a dirlo. A cantarlo. A gettarlo via, lontano da me. Ma il fantasma è sempre lì.
Senti gli uccellini che cantano in sottofondo? Microfono sensibile…