Ho sempre pensato che ricondurre tutto a una lotta fra paura e amore fosse una semplificazione idiota. Qualcosa degno di essere oggetto di una parodia, come quel tizio in Donnie Darko, specchio di una visione da romanzo rosa della realtà e miope rispetto alla sua complessità.
Beh, forse mi sto ricredendo.
Più ci penso e più mi pare che ogni emozione negativa, così come ogni azione negativa, sia un’appendice o una conseguenza diretta della paura.
Quando viene a mancare qualcuno che ami e sperimenti il lutto, stai sperimentando in realtà la paura di quell’assenza.
Quando perdi il lavoro, il senso di vuoto e smarrimento è paura per il tuo futuro.
Quando non stai bene, il dolore fisico lo sopporti, ma il dolore più profondo è la paura di stare peggio, di non poter più fare le cose come facevi prima.
Persino la morte stessa, che altro è se non paura dell’ignoto, del non essere?
E così anche per le azioni. La maggior parte dei crimini cos’altro sono se non tentativi di far tacere altre paure? Paure indotte, reali, fabbricate, ipocrite, sincere…
E forse è addirittura più semplice di così. Più semplice di “amore contro paura”. Perché si potrebbe azzardare l’ipotesi che l’amore altro non sia che assenza di paura. Come il buio è assenza di luce.
Se così fosse, tutto si ricondurrebbe solo ed esclusivamente alla paura. O all’assenza di essa.





