La morte di internet?



Geert Lovink, professore all’Amsterdam University of Applied Science, sostiene che l’uso eccessivo di internet potrebbe avere conseguenze negative per la salute mentale degli utenti, come disturbi d’ansia e una distorta immagine di sé. Inoltre, potrebbe portare a una diminuzione della memoria a breve termine e dell’attenzione, nonché a un aumento del controllo sociale.
Tali conseguenze potrebbero spingere le persone ad allontanarsi da internet in futuro.
Nel suo saggio “Extinction Internet”, Lovink esamina l’influenza di internet e delle app che creano dipendenza, sottolineando come siano nelle mani di grandi aziende tecnologiche che poco considerano i diritti individuali o l’interesse della società.
 
Lovink suggerisce che internet potrebbe scomparire parzialmente e che gli utenti potrebbero essere costretti a smettere di dipendere dalla tecnologia. In passato, si è concentrato sulla creazione di alternative, come piattaforme di social media più eque, ma ora ritiene che ci sia un punto di non ritorno in vista, poiché gli utenti “normali” devono pagare sempre più un prezzo per la loro dipendenza da internet e social media. Secondo Lovink, questo prezzo è principalmente psicologico e comporta l’esternalizzazione delle funzioni critiche del cervello. Inoltre, sostiene che la libertà di espressione su internet è solo apparente e che gli utenti sono sottoposti a un costante monitoraggio. Egli afferma che coloro che avevano gettato le fondamenta della rete avevano immaginato qualcosa di decentralizzato gestita dai cittadini per i cittadini, e questo è stato disatteso “in modo spettacolare”.
 
Personalmente, pur essendo palesemente d’accordo con la lettura di Lovink, credo che questa pecchi estremamente di ingenuità quando suggerisce che le conseguenze negative di internet ne conseguiranno l’abbandono. Questo farebbe pensare che internet, e la tecnologia in generale, siano fattori opzionali e rinunciabili, oggetti passeggeri e accessori rispetto all’essere umano e la sua vita. Purtroppo, non è così. Oggi i fattori tecnologici di massa determinano, per l’essere umano, l’ambiente stesso a cui adattarsi, anzi, più precisamente SONO l’ambiente a cui adattarsi. Così come tutti gli altri animali si adattano al proprio ambiente, così l’essere umano si adatta agli strumenti tecnologici che la civiltà impone per stare al passo con le proprie follie produttiviste, autistiche e antisociali. Ogni radicale cambiamento sociale dovuto alla tecnologia non è mai stato un’opzione, né qualcosa di reversibile: vengono fissati dei paletti e il percorso della politica, della quotidianità, dell’economia e persino dei comportamenti e della biologia non può far altro che proseguire sui binari appena costruiti.
 
L’adattamento alla tecnologia accadrà sempre, a prescindere dai costi sociali, psicologici e biologici perché il proprio annientamento è scambiato per mera sopravvivenza a qualcosa che consideriamo indispensabile e necessario. Un pesce si sognerebbe mai di asciugare il mare? La bolla tecnologica è diventata il nostro mare, un mare che abbiamo costruito con distruzione ambientale e schiavismo e che ora ci sta affogando mentre cerchiamo di capire cosa non vada nei nostri polmoni, non nell’acqua che abbiamo dentro.