Jhonny Depp, Amber Heard e micro-bombe



È arrivata la sentenza del processo Depp contro Heard.
Per riassumere: Amber Heard aveva dichiarato nel 2016 di essere vittima di violenza domestica, violenza sessuale e altre nefandezze perpetrate dall’ex marito, l’attore Johnny Depp, che a sua volta l’ha citata in giudizio per diffamazione affermando che le dichiarazioni della donna semplicemente non corrispondevano a realtà.

Il processo è terminato: la Heard si era inventata tutto. E questo era abbastanza evidente ben prima di questa sentenza man mano che i testimoni venivano ascoltati e le prove venivano esibite durante il processo. Quindi Johnny non ha commesso violenza su Heard mentre Heard ha inventato accuse che hanno rischiato di seppellire una persona per sempre a livello umano, lavorativo, sociale e persino penale.

Ora, questo può succedere. È sempre successo che qualcuno inventasse cazzate su altri.
In questo caso però c’è un risvolto da non sottovalutare: alcuni pensano che questa sentenza possa rappresentare un problema per il femminismo e un aiuto al maschilismo e al patriarcato.
Non è escluso che sia così, ma concentrarsi solo su quanto esulteranno maschilisti vari sentendosi tutti assolti assieme all’attore sarebbe miope. Il motivo è che, se questo dovesse accadere, una grossa fetta di colpa sarà anche di coloro che, per sostenere femminismo e combattere il patriarcato, per sostenere e denunciare che spesso le donne non vengono credute quando accusano qualcuno di violenza (e diavolo, se questo non è un problema da affrontare!), hanno avuto la geniale pensata di proporre che quando una donna accusa un uomo ha SEMPRE ragione, che un uomo accusato di violenza è COLPEVOLE fino a prova contraria.
Non ammettere che alcune persone possano usare l’accusa di violenza o stupro per diffamare qualcun altro non ha reso più credibili coloro che denunciano, ma ne ha diminuito ancora di più la credibilità.

È come se io rilevassi che all’interno di un gruppo di amici, alcune persone spesso non vengono credute, perché all’interno di quel gruppo esiste una sorta di discriminazione verso di loro e questi individui godono di poca credibilità. Allora, come soluzione, viene proposto che ogni cosa dicano queste persone sia creduta vera a prescindere e senza prove. Questo sì gli conferirà credibilità agli occhi di tutti gli altri. Geniale!

Così come è stato veramente geniale, per combattere il problema della violenza sulle donne, giocare con le parole in modo da far apparire tutto come una violenza, qualsiasi atteggiamento che non sia gradevole o che spaventi, ottenendo il risultato opposto cioè quello di mettere violenze reali e non su uno stesso piano, appiattendo di conseguenza i drammi reali che subiscono le persone. Dire che uno sguardo insistente di uno sconosciuto è una micro-violenza, ad esempio, non aiuta a far percepire il problema della violenza, aiuta a ridicolizzarlo.
Aggiungere il suffisso “micro” davanti a un sostantivo per descrivere una cosa, non rende quella cosa più simile al sostantivo. Non funziona così. Un petardo può anche essere chiamato anche micro-bomba se vogliamo, ma questo non lo trasforma in una bomba, non aumenta la sua potenza o la sua pericolosità né trasforma chi lo usa in un dinamitardo. Nel dire questo non si stanno minimizzando i petardi. Li si sta valutando per quello che sono. Rimangono le bombe da una parte e i petardi dall’altra.
Tagliarsi le unghie non è una micro-amputazione e non fa di voi dei chirurghi.

Credo che questo approccio sia tanto tossico per il femminismo quanto lo sia il maschilismo stesso. Questo approccio semplicistico, idiota, da “specchio riflesso” ha semplicemente messo in ridicolo le giuste battaglie femministe offrendo il fianco a una valanga di merda che sta arrivando e ancora di più ne arriverà.

Questo processo, quindi, avrebbe potuto essere solo uno dei tanti episodi in cui qualcuno ha diffamato qualcun altro ed è stato beccato. Punto. Mentre, se questo processo sarà una vittoria per il maschilismo, lo dovremo soprattutto a un certo modo adolescenziale, “privilegiato” e tossico di concepire le battaglie sociali.

Ma, sempre per seguire un brillante approccio che tende a combattere le etichette e aiutare il dialogo concentrandosi solo sulle argomentazioni, la verità è che io sono un maschio bianco cis e quindi tutto quanto sopra è una cazzata. Se serve lo ripeto anche piangendo.